L'intervista

Michaela Biancofiore e l'addio a Forza Italia: "Ho il cuore straziato, ma i traditori di Berlusconi sono altri"

Salvatore Dama

Michaela Biancofiore è stata una fedelissima di Silvio Berlusconi. Ora è passata con Coraggio Italia, il nuovo partito di Luigi Brugnaro.

Perché?
«Intanto devo correggerla, sono ancora una fedelissima di Berlusconi e la mia adesione a Coraggio Italia è l'ennesimo atto di affetto. Lasciare la "casa del Padre" era ormai l'unico modo per "scrollarlo" e fargli comprendere che la "mia" Forza Italia così non dura. Ho il cuore straziato, ma mi sento anche liberata. Fi ormai è il partito dei segretari di Berlusconi, possono emergere solo quelli che frequentano la casa e hanno la possibilità di utilizzare i suoi ampi mezzi. Se ci sono dei traditori della storia forzista sono Tajani e i suoi quattro aficionados. La maleducazione e la mancanza di rispetto incalzanti erano diventati insopportabili. Il contrario dello stile del presidente, che predicava la vittoria dell'amore sull'odio».

 

 

Stando alle cronache giudiziarie, Berlusconi, per ragioni di salute, sarà fuori dai giochi fino a settembre. Quanto pesa la sua assenza politica?
«Il presidente è una roccia e non è certo finito, come forse spererebbero i più insospettabili. Anzi, oggi è riuscito nell'ennesimo miracolo, farsi stimare a destra e a sinistra, trasversalmente. Peccato che il suo partito non gli somigli più. Il declino di Fi non ha nulla a che vedere con la sua salute, ma con la gestione sbagliata e personalistica dei vertici e - come gli ho sempre detto pubblicamente - con una certa "indisposizione" di Berlusconi nello scegliersi le persone. La linea politica la dà sempre lui e nessuno la mette in discussione. Ma i cosiddetti "fedelissimi" non tollerano alcun dibattito interno, soffrono quelli che non possono controllare. Però così mettono in fuga sia gli elettori sia chi porta i voti. Hanno condotto Forza Italia nel deserto togliendole l'acqua».

Brugnaro, pur ringraziando il Cav, ha fatto capire che la sua leadership appartiene al passato.
«Brugnaro voleva fare l'Altra Italia insieme a Berlusconi, glielo aveva chiesto il presidente, individuando in lui la persona con caratteristiche molto simili alle sue: uomo d'impresa, di sport, self-made man, intelligente, solare, costruttivo e simpatico. Ne hanno parlato per tre anni mentre i soliti noti lavoravano per scoraggiare il Cavaliere, per il terrore di perdere la rendita di posizione. Brugnaro crede che serva davvero un'Altra Italia e il coraggio, un po' folle, per realizzarla. Ha ringraziato Berlusconi, non perché lo consideri il passato, ma perché non c'è più tempo per aspettare. È comunque pura blasfemia solo poter pensare che dove ci sono io ci possa essere un'ostilità nei confronti di Silvio. La mia storia parla e mi dispiace che il Presidente mi abbia messo sullo stesso piano di persone che per lui non hanno spostato un bicchiere. Purtroppo Berlusconi bisogna usarlo e non amarlo, per non soffrire».

 

 

Cosa risponde a chi vi accusa di tradimento?
«Tradisce Berlusconi ogni giorno chi ha portato Fi dal 14 al 5-6% e con un bilancio di cinquanta parlamentari in meno; chi gli ha impedito per superbia di candidarsi nel collegio del Centro Italia alle Europee, condannando Fi sotto la doppia cifra, superata da FdI; chi ha regalato l'unico parlamentare del Nord Est a una forza politica all'epoca avversaria, liquidando consenso e l'allora capogruppo all'Europarlamento. Tradisce ogni giorno Berlusconi chi lo frastuona di bugie, gettando continuo discredito sugli altri; chi riduce gli spazi sopravvivendo solo grazie alla luce riflessa del capo; chi azzera il consenso non candidando i migliori, quelli con più voti, per favorire gli amici di fazione. Un amministratore delegato con un bilancio del genere dovrebbe avere il buon gusto di dimettersi o quanto meno consegnarsi al pudore del silenzio. Ora è tardi per parlare di congressi. L'unico che andava fatto era quello nazionale, che Berlusconi aveva lanciato per il dicembre 2019 e se Tajani e i suoi accoliti avessero vinto, avrebbero avuto tutto il mio rispetto».

Il coordinatore forzista dice che farete la fine di Alfano.
«Vedremo. Ma noi, con Brugnaro e Toti, abbiamo tutto da dimostrare. Il fallimento di Tajani è lampante invece. Poi gli ricordo che nel Pdl, la corrente Destra Protagonista era la più feroce contro Berlusconi e oggi è il suo bisturi sul territorio. Nel 2013 io mi sono dimessa dal governo perché autenticamente berlusconiana, non credo che l'attuale vice presidente, coordinatore nazionale (in barba allo statuto), o qualcuno dei suoi "appoggini pluriruolo" avrebbero fatto un tale atto d'amore. Poi, se vogliamo dirla tutta, Coraggio Italia è l'antitesi di quei partiti moderati un po' mosci ai quali aspirava Alfano. Noi puntiamo a quell'area liberale di massa, post ideologica che aveva fatto di Forza Italia il perno della coalizione di centro destra grazie al coraggio, all'audacia, all'intraprendenza, all'energia, all'eroismo e anche alla baldanza di Berlusconi. I coraggiosi sono quelli che hanno una visione del futuro e spingono gli altri a seguirli. Il Cavaliere è uno di noi e Brugnaro e Toti sono i suoi eredi naturali. Con Coraggio Italia Berlusconi raddoppia, saremo quella good company che lui stesso desiderava creare».

Ministre come Gelmini e Carfagna hanno segnalato l'esigenza che Fi cambi passo. Ci saranno altre adesioni illustri a Coraggio Italia?
«Le ministre hanno espresso quello che ci diciamo tutti da troppo tempo, ma è giunta l'ora dei fatti. Capisco che chi è al governo in rappresentanza di un partito sia meno libero, ma confido che presto ci si ritrovi tutti nella stessa squadra di sempre: quella disegnata da Berlusconi. Io ho scelto di aderire al progetto di Brugnaro perché ero stanca di parlarmi addosso. Certo, per me sarebbe stato meglio lottare in Fi, ma se non ci sono le regole e quelle che ci sono vengono disattese, la partita è impossibile».

 

 

Anche Salvini non è entusiasta. Dice: "Questo è il momento di unirsi, non di creare nuovi partiti".
«Salvini, con cui ho parlato, ha detto un'altra cosa: sarebbe bene unirsi per dar vita alla grande squadra del centro destra: la "nazionale politica italiana", come predico da tempo, e che speravo fosse lanciata da Berlusconi. Il centro destra è un sentimento che ci vede uniti nel cuore degli elettori, la federazione o confederazione sarebbe applaudita dagli italiani. Il segretario della Lega mesi fa, in occasione delle elezioni dell'Emilia Romagna, che ci videro prendere il 2,5%, chiese una Forza Italia più tonica. Coraggio Italia ambisce a essere questo, la next generation di Forza Italia, magari aggregando il meglio della sua gloriosa storia, a partire da un certo Silvio Berlusconi».