Una conta pesante

Quirinale, fumata nera al 4° voto ma galoppa Sergio Mattarella: un segnale ai leader, chi sono i ribelli

Nel segreto dell'urna, viva Sergio Mattarella. Alla quarta votazione per il Quirinale, il presidente uscente raccoglie 166 preferenze a Montecitorio, la maggioranza schiacciante di chi ha votato in aula. Dietro di lui il nuovo candidato di bandire degli ex grillini di Alternativa c'è, il pm Nino Di Matteo con 56 preferenze (leggermente meno di quanto raccolto dal suo collega e predecessore Paolo Maddalena) e la sorpresa Luigi Manconi (8). Tra i quirinabili, Marta Cartbia (6), Mario Draghi (5), Giuliano Amato (4). Tutti più di Pier Ferdinando Casini.

 

 

 

 

Tra le schede bianche annunciate dal centrosinistra e l'astensione del centrodestra, Mattarella ha fatto breccia su una maggioranza silenziosa e determinata. Sul Capo dello Stato alla fine converge una metà dei grillini (gli uomini di Di Maio?), la compagine di orlandiani e dissidenti del Pd contro la linea di Enrico Letta, i peones che temono che la situazione precipiti, non si arrivi a una intesa entro quinta o sesta votazione (previste per venerdì 28 gennaio) e che quindi si rischi l'implosione di governo e legislatura. In ogni caso, ed è quello che pochi ammettono, Mattarella è il Piano B di tutti, da destra a sinistra. 

 

 

 

 

Mattarella, immaginiamo, starà assistendo attonito allo spettacolo in scena in Parlamento. Tanto che Maria Elena Boschi, di Italia Viva, è una delle prime a parlare a caldo, ricordando che serve "rispetto" per un presidente 80enne che da mesi ha annunciato la ferma intenzione di ritirarsi a vita privata. "Un Capo dello Stato non si elegge a sua insaputa", ricorda Enrico Mentana nella sua Maratona quirinalizia su La7. Tradotto: se davvero Letta, Salvini, Meloni e Conte non troveranno una quadra per salvare maggioranza e legislatura, allora sì sarà ipotizzabile che si rivolgano a Mattarella. Ma dovranno andare a implorarlo di persona, al Colle, come accaduto peraltro nel 2013 con Giorgio Napolitano. Il pro: congelare la situazione attuale, tranquillizzando l'Europa e i mercati e dando un po' di respiro ai partiti (e qualche argomento in campagna elettorale). Il contro: dimostrare di fatto la propria incapacità nel prendersi la responsabilità di scelte storiche. In ogni caso, è un bel segnale: datevi una mossa.