vecchi schemi

Sinistra fuori dal governo? Toh, ecco che ritornano i compagni antiamericani

Pietro Senaldi

Certo che si è discusso e ci sono stati momenti di tensione, musi lunghi e grande freddo, ma entro la fine della settimana il centrodestra avrà i suoi presidenti di Camera e Senato. Dopo di che, se il presidente della Repubblica incaricherà Giorgia Meloni, tempo 48 ore dal conferimento del mandato avremo la lista dei ministri, che è in dirittura d'arrivo. Un bel messaggio a quanti, da sinistra, da mesi motteggiano sulle divisioni del centrodestra. Il potere è un collante formidabile, ma non è solo per questo che si sta procedendo in fretta. C'è voglia di non perdere l'occasione e di dare un segnale di discontinuità al Paese; non solo politica, anche di tendenza al battibecco e alla divisione. Già, la sinistra, il campo largo di quelli che si autodefiniscono il baluardo della democrazia e la terra madre di chi si crede, malgrado le tragiche evidenze che tutti noi paghiamo care, il solo abile a governare.

 

 

Fino a ieri Letta e compagni sostenevano che l'avvento del centrodestra avrebbe consegnato l'Italia all'autoritarismo e a Putin. Da domani, gli stessi che accusano Salvini e Berlusconi di essere quinte colonne dello zar e la Meloni di essere democratica per finta sono in piazza per la pace, per il piacere del dittatore, che sta perdendo la guerra e la cui unica speranza resta l'opinione pubblica occidentale. Se il fronte occidentale, di cui la nostra sinistra è il ventre molle, cede al freddo, al caro bollette e all'irresolutezza dell'Europa, l'invasore russo può cavarsela riducendo i danni. Cosa succede? Dismesse le responsabilità del governo, la sinistra può tornare se stessa, cioè fondamentalmente ostile agli Stati Uniti.


Quando comandava l'amerikano Draghi, Letta calzava l'elmetto e il Pd era tutto schierato con l'Ucraina. Ora che Conte organizza una manifestazione per la pace e ribadisce il suo no all'invio di armi a Zelensky, tre quarti dei dem si accodano. E chi se ne sbatte se l'iniziativa è chiaramente populista e, ancora peggio, controproducente. I piddini respirano aria di casa a farsi guidare dall'avvocato grillino, e solo questo dovrebbe inquietarci. Particolare di rilievo: con un segretario dimissionario i dem, che volevano governare, non sanno neppure fare opposizione. Si dividono perfino sulla pace, concetto che dovrebbe essere universale e portatore di fratellanza. Domani un Letta più solo e ramingo che mai andrà alla manifestazione convocata davanti all'ambasciata russa. Il 25 ottobre, la comunità di Sant' Egidio, la sinistra cattolica, si esibirà al Colosseo nella preghiera per fermare il conflitto.

 


Tre giorni dopo, a Napoli, ci sarà la marcia organizzata dal governatore piddino De Luca per bruciare quella organizzata da M5S e associazioni cattoliche per metà novembre. Mossa politica del presidente campano, che non ha competenza né interesse sul fronte ucraino ma ha il solo scopo di infastidire i rivali grillini, che nella sua Regione gli mangiano sulla testa. Le Sturmtruppen della sinistra possono fare più gioco a Putin di quel che resta dell'Armata Rossa, che per la verità non è mai stato un esercito straordinario. Il governo di centrodestra deve ancora formarsi e già ha dimostrato che sulla guerra le divisioni stanno a sinistra e che avevano ragione Salvini e Berlusconi a porre la rottura con M5S come condizione a Draghi per andare avanti, perché sulla crisi ucraina la falla dell'esecutivo del banchiere stava sul fronte sinistro dell'esecutivo. La seconda cosa che sta emergendo dopo una legislatura in cui si è visto di tutto e la confusione è stata tanta è che le cose stanno ritornando al loro posto originario, dove le ha sempre messe la storia: la sinistra con i russi e il centrodestra con la democrazia. Quanto al Pd, nessuno, neppure Letta, ha ancora capito cosa sia. Per ora riparte dal ruolo di prezzemolino da piazza.