Via della Scrofa

Giorgia Meloni? "Su cosa ha detto no a Berlusconi": il retroscena

Pietro Senaldi

Resta ancora qualche tassello da aggiustare, ma la struttura è stata puntellata a dovere. Il lavoro per fare il governo è molto avanti, parola della prima donna italiana che sarà incaricata di formarne uno. Nessuno aveva mai messo in dubbio nel centrodestra che la coalizione si sarebbe presentata al Quirinale compatta, neppure nei giorni dell'ira più profonda, quando Berlusconi aveva minacciato di andare da Mattarella da solo. Quello di ieri in via della Scrofa tra Meloni e il Cavaliere doveva essere, ed è stato, soprattutto un incontro per chiarirsi a livello personale, dopo lo scambio di frecciate al curaro di venerdì scorso, e a livello metodologico. Per un politico di razza, una questione personale non può durare più di venti minuti. Poiché sia Giorgia sia Silvio appartengono alla categoria, era impensabile che i due trascinassero i postumi del battibecco oltre un intero fine settimana, per di più arricchito dalle mediazioni di Letta, Confalonieri, Marina e Piersilvio, che hanno spinto verso scelte di responsabilità e conciliazione, nell'interesse di tutti. Il gesto del leader di Forza Italia, che per una volta va a rendere omaggio alla premier in pectore nella sua casa politica, la sede di Fdi, è stato interpretato come una pubblica richiesta di scuse per il biglietto con l'elenco di aggettivi poco lusinghieri che lui ha dedicato a lei a favore di telecamere.

 



A QUATTR' OCCHI
Il colloquio è stato a quattr' occhi, e non c'è dubbio che in questa circostanza Silvio abbia dato sfoggio di saperci fare. D'altronde Giorgia, dopo aver fatto capire che non avrebbe mai più tollerato di essere trattata senza il dovuto riguardo, aveva tutto l'interesse a passare oltre. «Si lavora e comunque è andata bene» è il messaggio che si vuole far filtrare dagli ambienti di Fratelli d'Italia. Quanto al metodo, Berlusconi ha ottenuto quello che più gli premeva: un trattamento paritetico a livello di pesi ministeriali rispetto alla Lega, che anche se in Parlamento ha più deputati, grazie ai seggi uninominali che le sono stati garantiti in maggior numero, sulla quota proporzionale ha un peso simile al partito di Salvini. Cinque dicasteri a testa quindi. In più il Carroccio avrà solo Giorgetti all'Economia, una patata bollente poco invidiabile e che viene, con l'accordo di tutti, catalogata per questo come un incarico tecnico. Alla Meloni è stata riconosciuta una sorta di facoltà di veto su esponenti a lei poco graditi, per i quali non vuol mettere la faccia, nonché il diritto di decidere quali poltrone assegnare a un partito piuttosto che a un altro.

 

 

GIUSTIZIA E CULTURA
I nodi da sciogliere restano la giustizia e la cultura, ma anche qui il punto non sono le rivendicazioni personali quanto una visione d'insieme. Giorgia vuole mettere l'ex procuratore Nordio in via Arenula, Silvio è perplesso e gradirebbe un azzurro, scelta alla quale la premier in pectore è contraria, perché ritiene che questo significherebbe partire lanciando una provocazione alla magistratura. Non che l'ex toga veneta candidata da Fdi sia particolarmente gradita ai suoi colleghi di un tempo, ma almeno è tecnicamente inattaccabile. Quanto alla cultura, è una casella fortemente identitaria, alla quale in via della Scrofa tengono moltissimo.

 

Pare sarà destinata a un tecnico d'area, per non dividere la maggioranza. Tutto è bene quel che finirà bene. La giornata di ieri è stata una svolta decisiva sulla via del governo, che dovrebbe presentarsi martedì prossimo in Senato per ottenere la fiducia e andare il giorno seguente alla Camera. La brutta notizia è che il difficile, per Giorgia, Silvio e Matteo, inizierà da allora. Quella buona è che almeno per un po' i gufi della sinistra dovranno ritirare il becco e accantonare la speranza che il centrodestra vada a sbattere prima di partire, per approntare un governo alternativo in corsa. Pertanto Letta potrebbe anche smettere di girare l'Europa per parlare male dell'Italia, perché la sua segreteria non sopravviverà all'esecutivo in fieri; quindi, tanto vale che eviti di fare danni.