Piazza o vacanza?

Cgil, il sindacato di Landini fa 58 scioperi? Tutti nel weekend

Tommaso Montesano

«Adesso basta!». Così, puntuale, arriva la piazza della Cgil. Da venerdì 17 novembre a venerdì 1° dicembre, con scioperi di otto ore ripetuti per cinque giornate di mobilitazione, il sindacato rosso di Maurizio Landini e la Uil occuperanno 58 piazze italiane con oltre 100 presidi su base territoriale per protestare contro «una legge di bilancio che non ferma il drammatico impoverimento di lavoratrici, lavoratori, pensionati e non offre futuro ai giovani». Pensioni, lavoro e sanità i capitoli della manovra da stralciare o migliorare, per i sindacati. 

Il programma delle agitazioni è stato presentato ieri dal numero uno della Cgil e dal suo omologo della Uil, PierPaolo Bombardieri. La Cisl organizzerà per conto proprio una manifestazione nazionale per sabato 25 novembre, convocata in piazza Santi Apostoli. Il piatto forte, però, è l’ondata di scioperi e proteste con i quali Cgil e Uil si daranno da fare in tutta Italia: venerdì 17 si parte con Roma, con un comizio a piazza del Popolo di Landini e Bombardieri e uno sciopero dei lavoratori di trasporto, pubblico impiego e conoscenza su tutto il territorio nazionale. Poi il lunedì successivo, 20 novembre, toccherà alla Sicilia, seguita venerdì 24 novembre da «tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori delle Regioni del nord» (i leader si divideranno: Landini sarà a Torino; Bombardieri a Brescia).

 

ROTTURA CON LA CISL
Senza soluzione di continuità, e sempre con un occhio all’agenda - scioperi e manifestazioni, coincidenza, cadono sempre di lunedì e venerdì- il 27 novembre sciopererà la Sardegna (con annesso comizio di Landini a Cagliari) e venerdì 1° dicembre gran finale nel Mezzogiorno. Dove «tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori delle Regioni del Sud incroceranno le braccia per 8 ore o per l’intero turno». I comizi avverranno con lo schema delle due piazze: Landini a Napoli e Bombardieri a Bari. Altro che le «luci» evocate, a proposito della legge di bilancio, da Luigi Sbarra della Cisl. Per il segretario generale della Cgil le uniche luci rischiano di essere quelle del «treno».

Ma così vorrebbe dire che «siamo in un tunnel», è la stoccata che Landini riserva al collega della Uil. Il filo della piazza unisce sindacato e opposizioni. Non è un caso che stamattina, alle 8,30, una delegazione della Cgil guidata dallo stesso Landini varcherà il portone di largo del Nazareno, sede del Pd, per incontrare i gruppi parlamentari dem di Camera e Senato per confrontarsi sulla manovra. Analoghi incontri sono avvenuti con altre forze politiche, ma il fatto che il vertice avvenga dopo aver messo sul piattole cinque giornate di sciopero in 58 piazze d’Italia fa acquistare alla “visita” tutto un altro significato. Anche perché c’è un’altra coincidenza: sabato prossimo a scendere in piazza, nello specifico la solita piazza del Popolo a Roma, dalle ore 14 sarà proprio il Pd. Menù della kermesse: «Per un futuro più giusto. L’alternativa c’è». Nella piattaforma di rivendicazione c’è un po’ di tutto, soprattutto quello che piace alla Cgil: «La pace e i diritti civili e sociali, la sanità pubblica, il diritto alla casa, il salario minimo, la salvaguardia del pianeta». «Eravamo partiti dalla sanità, nel frattempo c’è stato il conflitto in Medio Oriente e la manovra», ha ammesso Marco Furfaro, responsabile del Pd delle “iniziative politiche”.

 

I COMPAGNI DI STRADA
A fianco dei dem ci saranno, oltre a Giuseppe Conte del M5s (che a sua volta domani vedrà Landini), i leader di alleanza Verdi-Sinistra, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni: «È un momento di mobilitazione e quando ci sono le condizioni per un convergenza è sempre utile farlo». E vuoi che una «convergenza» non si trovi anche contro la riforma del governo che introduce il premierato? Certo che no. L’amo lo ha già lanciato Giuseppe Giulietti, che dopo la «passeggiata» per “scortare” Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, davanti alla commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai, ha già annunciato le nuove proteste in nome del «no al bavaglio»: «La prossima iniziativa sarà convocata davanti al Senato, quando inizierà la discussione della nuova “legge museruola”. Ora si tratta di riportare sulla “via maestra” (il titolo della manifestrazione della Cgil dello scorso 7 ottobre, ndr) anche l’articolo 21 della Costituzione».