Leader grillino

Pnrr, Conte ha regalato 24 milioni agli influencer

Antonio Castro

Anche gli influencer hanno avuto una fettina dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. E devono ringraziare Giuseppe Conte (il provvedimento era stato approvato in extremis il 12 febbraio 2021 da “Giuseppi” prima di essere defenestrato da Palazzo Chigi per lasciare il 13 febbraio la tolda di comando a Mario Draghi). Tra le altre cose l’ex leader grillino, allora presidente del Consiglio del governo uscente, pensò bene di retribuire (con bonifici di 7mila euro a botta) gli influencer italiani.

Il tutto per contribuire a diffondere urbi et orbi la “bellezza” del Pnrr (236 miliardi e qualche spicciolo), valorizzando la “cultura e consapevolezza su temi e sfide ambientali”. Peccato che ad accedere ai fondi non siano stati soltanto i grandi (e rari) divulgatori digitali italiani ma anche una pletora di smanettoni che si barcameno (ancora oggi) surfando ai limiti grigi del deep web. Con sconfinamenti frequenti in territori oscuri e poco raccomandabili.

 

 

 

AL LIMITE DEL DEEP WEB

Può capitare, movimentando 236 miliardi, che si finisca per inciampare in qualche pasticcio e/o truffone. Ma considerando l’atavica tradizione italiana di sfruttare furbescamente qualsiasi progetto e piano che preveda soldi pubblici - si poteva forse evitare. Così a tre anni dal varo del Pnrr salta fuori che il governo Conte aveva previsto di «utilizzare gli influenzatori dei giovani per sensibilizzare e condizionare i cittadini».

Andando a scartabellare tra i faldoni allestiti dai tecnici italiani a Bruxelles Ageei, Agenzia di stampa specializzata in energia e infrastrutture, ha scovato un dettaglio curioso: il governo Conte «nel maggio del 2021 aveva previsto, nella bozza del Pnrr di circa 2500 pagine trasmesse alla Commissione europea, 7mila euro per ogni podcast prodotto che promuovesse il green per una spesa totale di 24 milioni di euro». Scendendo nel dettaglio si scopre che, «nella fattispecie, 5 milioni di euro» sarebbero andati «per gli influencer che facessero attività atta a promuovere le politiche verdi».

Bizzarro che soltanto 2 anni dopo, il 31 marzo del 2023, l’Assemblea Nazionale di Parigi votò un provvedimento «per contrastare proprio il condizionamento generato dai cosiddetti influencer». Sta di fatto che “Giuseppi” - già assai traballante politicamente ma quasi certo di riuscire a navigare ancora a lungo nei marosi della politica multicolore - aveva insistito per ottenere scampoli di fondi europei per convincere le celebrità di internet a movimentare il traffico in rete.

Qualcosa - con questa distribuzione di fondi a pioggia - non ha funzionato. C’è chi ne ha approfittato. E, sembra, ne stia ancora usufruendo. Frugando tra le richieste di contributo Pnrr degli influencer (ci sarebbero anche alcuni dei “bei nomi” della platea web italiana), saltano fuori richieste bizzarre. Quando non proprio sospette. Si starebbero setacciando i più diffusi social per intercettare chi abbia colto l’occasione per indirizzare il traffico on line su strade digitali tutt’altro che raccomandabili. O meglio: il sospetto è che qualcuno, anche oltre i labili confini digitali, abbia deviato pericolosamente. Insomma, altro che “Cultura e consapevolezza su temi e sfide ambientali”, riporta didascalicamente il capitolo 3.3 (pagina 124 del Pnrr, Next Generation Italia). E invece di diffondere la «cultura e consapevolezza dei temi e delle sfide ambientali, diffuse in modo ampio nella cittadinanza, in particolar modo nelle nuove generazioni, rappresentano un presupposto essenziale per affrontare con successo la transizione ecologica», si sia finiti per esplorare ben altre pruriginose aree telematiche.

 

 

 

OBIETTIVI E RAGGIRI

Gli obiettivi erano meritevoli: «Aumentare la consapevolezza sugli scenari di cambiamento climatico», educare a stili di vita «più sostenibili» e promuovere «comportamenti virtuosi» su qualsiasi piattaforma «omni-channel sulle tematiche di transizione ecologica (podcast, video per scuole, documentari, long forms). Quasi 3 anni dopo c’è qualcosa che non torna. Dei 24 milioni di euro destinati una fetta sembra finita pesantemente fuori rotta. Finendo per contribuire, con i fondi quattrini europei, su vaghi progetti eco-verdi-ambientalisti. In alcuni casi promuovendo di rimbalzo i siti e le pagine di scollacciate signorine che tutto diffondono, tranne la cultura italiana... Scatenate l’immaginazione. E non rischiate di sbagliare. Per ora l’inchiesta è giornalistica. Poi si vedrà...