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Sesto Fiorentino, "farmaci vietati": dove si spinge la giunta di sinistra

di Claudia Osmettidomenica 29 giugno 2025
Sesto Fiorentino, "farmaci vietati": dove si spinge la giunta di sinistra

2' di lettura

Il boicottaggio che fa male. Ché un conto è riempire gli scaffali di Gazacola e un altro è svuotarli dai farmaci israeliani: ma niente, siamo arrivati anche a questo. Sesto Fiorentino, qualche chilometro a nord del rosso capoluogo toscano e una polemica che è esattamente la stessa di quella che sta travolgendo i super: l’Afs, l’Azienda farmacie e servizi spa, che è una partecipata al 100% dal Comune guidato da Lorenzo Falchi (Sinistra italiana), ha deciso di disfarsi dei medicinali, dei parafarmaci, delle attrezzature mediche e (per non farsi mancare nulla) pure dei preparati cosmetici prodotti in Israele. Vai a vedere che adesso anche le pasticche contro il reflusso gastrico sono complici del “genocidio”.

Qui, il mal di pancia, è assicurato: per carità, è solamente un modo di dire dato che le otto attività che fanno riferimento all’Afs non toccheranno gli obblighi con una specifica prescrizione (ci mancherebbe: dài, su, c’è un limite a tutto) e, negli altri casi, opteranno per i generici di nazionalità differenti. Ma le confezioni “made by Teva” (la multinazionale nata a Gerusalemme nel lontano 1901, con la sede operativa attuale a Petah Tiqwa, già finita nel mirino del movimento mondiale Bds e che, nonostante questo, stando al suo sito italiano, al momento vende, nel nostro Paese, circa 200 prodotti al minuto: non a Sesto, chiaramente) quelle no. Quelle da martedì prossimo saranno messe al bando.

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Teva, tra l’altro, è una ditta specializzata proprio nei farmaci generici (che sono quelli che al consumatore finale costano di meno), ma va così e tocca rassegnarsi: ai sestesi in coda per l’ibuprofene, d’ora in avanti, verrà proposto l’equivalente dell’equivalente e si procederà in questo modo «fino a quando non sarà ripristinato il rispetto del diritto internazionale» in Medioriente (bolla, timbro e firma sulla delibera che sancisce, per la prima volta in Italia, una decisione del genere).

A convincere Falchi (che tira in ballo tutto l’armamentario propal sciorinato negli ultimi mesi da manifestazioni, cortei e talkshow alla bisogna) c’è la recente «aggressione di Israele all’Iran» ma c’è, soprattutto, «quanto sta continuando ad accadere a Gaza, dove ogni giorno si muore sotto le bombe: il governo di Benjamin Netanyahu, con il silenzio complice di buona parte dell’Occidente, sta portando avanti il suo progetto di sostituzione etnica, un disegno sfacciatamente disumano e criminale».

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Sesto è una cittadina di poco meno di 50mila abitanti, in consiglio comunale non tutti l’hanno presa benissimo (fuori sì, i sindacati applaudono e festeggiano da un paio di dì): «C’è poco da vantarsi» replica, invece, alle parole del primo cittadino, il gruppo della Lega in Municipio con il consigliere Daniele Brunori. Anche l’esponente del Carroccio in Regione Giovanni Galli indica la scelta come «insensata», soprattutto per quanto riguarda gli «eventuali medicinali salvavita o quelli fondamentali nelle cure o nelle terapie. Tuttavia», conclude, è anche un provvedimento «che non sorprende affatto considerato chi amministra questa città».