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Vincenzo De Luca, svelato il trucco: taglio alle liste d'attesa

di Simone Di Meomartedì 18 novembre 2025
Vincenzo De Luca, svelato il trucco: taglio alle liste d'attesa

3' di lettura

Il governatore Vincenzo De Luca rivendica di aver fatto un «miracolo» per abbattere le liste d'attesa ma, più che alla grotta prodigiosa di Lourdes, siamo di fronte a quelle statuine di plastica della Madonna che piange lacrime di ketchup. Un miracolo farlocco, insomma.

La Campania è una delle peggiori regioni sul fronte della tutela della salute. E l’eventuale arrivo di Roberto Fico non potrà far altro che peggiorare la situazione. Parlano i numeri. Avellino: cinque Tac all’addome nel 2023, due a Benevento, una sola ai Colli a Napoli. Fino a 12/13 mesi d’attesa se sei fortunato, a Salerno c’è gente che ha avuto rinvii a 7 anni.

Ma, come si dice: la verità illumina; e infatti la Procura irpina ha acceso le torce con la Digos che l’anno scorso ha portato via carte e testimonianze dal Moscati per capire perché la sanità è negata ai cittadini campani.

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Intanto gli anziani, quelli che dovrebbero essere protetti, si ritrovano a sfidare il calendario: «Prenotazioni a un anno, anche oltre», denuncia Lorenzo Medici della Cisl, che promette ricorsi a raffica contro questo sistema sempre più instabile. E non serve chiamare in causa l’autonomia differenziata per capire il paradosso: lo fanno direttamente i vertici del Sumai, che accusano Palazzo Santa Lucia di spingere le Asl a ignorare gli accordi. Risultato? Disparità interne, personale spaccato, pazienti trattati a macchia di leopardo. Altro che governance. Sembra propaganda sovietica mascherata da efficienza.

Il governatore, però, insiste: «Abbiamo raggiunto il 96% delle urgenze». Il trucco è semplice: contare solo le prestazioni improcrastinabili e accantonare le altre richieste. Così le code evaporano, i rifiuti spariscono, le attese si sciolgono come neve al sole. Dal Cup, però, non passa più nessuno: chi può scappa nel privato e diventa invisibile alle statistiche, che contano pure quelli che non si presentano alla visita perché, frattempo, o son morti o l’hanno fatta altrove. Il premier Giorgia Meloni l’ha spiegato che meglio non si può: «Noi siamo tutti scemi a cospetto del genio, ma solo che questo si chiama gioco delle tre carte perché De Luca cita volutamente solo le urgenti e brevi che sono notoriamente una quantità limitata e non dice cosa accade nelle altre classi che sono circa 80% delle prestazioni totali».

Sul fronte nazionale, il governo rivendica interventi concreti, come ha ricordato Andrea Mascaretti (Fdi) nel corso di un forum organizzato dalla Cassa di previdenza dei ragionieri: fondo sanitario salito a 136,5 miliardi, un nuovo Piano sanitario dopo 11 annidi deserto, 870 milioni contro le code mediche e un piano triennale per assumere migliaia di camici bianchi.

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Piccoli passi, certo, ma passi reali. Nulla a che vedere con gli applausi che la Campania si è auto-attribuita nei questionari Agenas, dove si è assegnata un lusinghiero 1,00 in tutte le reti. Autocertificazione a cinque stelle. Tant’è che il candidato governatore del centrodestra, Edmondo Cirielli, promette: «Noi cambieremo radicalmente questo sistema. Dimezzeremo le liste d’attesa in dodici mesi. Utilizzeremo tutti i fondi disponibili, eliminando sprechi e inefficienze, e istituiremo il Garante della Salute».

Intanto la gente scappa. Letteralmente. Prima dopo la Calabria per saldo negativo della mobilità sanitaria, la Campania perde oltre 220 milioni nel 2021, più di 300 nel 2022: più della metà delle prestazioni fuori regione finisce al privato. Un esodo continuo alimentato da un dato che pesa come un macigno: il 78,5% dei ricoveri fuori regione è una scelta del paziente, non un’urgenza. Una sentenza più dura di qualsiasi comunicato ufficiale.

Per rispettare il target del Pnrr sull’assistenza domiciliare agli over 65, la Regione dovrebbe aumentare i pazienti del 294%. Una montagna impossibile da scalare senza personale. E gli screening oncologici? Penultimi e terzultimi. Mammella, collo dell’utero, colon-retto: la Campania è in fondo a tutte le classifiche. Risultato: oltre cinquantamila diagnosi perse. Non ritardi: assenze. Non lentezze: vuoti. Qui non servono santi né reliquie. Serve un sistema che funzioni. Ma, al momento, l’unico miracolo certificato resta quello delle liste infinite che scompaiono a comando, mentre la realtà – quella sì – continua a sanguinare. E se proprio dobbiamo accendere un cero a Nostra Signora che sia per farci stare sempre bene in salute. Altrimenti, a queste latitudini, son guai.