"Avrei dimostrato che per fare una Meloni servivano una Schlein e un Conte. Non le faccio questo regalo. Voleva delegittimarmi, irridermi": Elly Schlein, segretaria del Pd, avrebbe spiegato così il suo no alla festa di Fratelli d'Italia, Atreju. Lo riporta Carmelo Caruso su Foglio. La leader dem ha fatto un passo indietro dopo che Giorgia Meloni ha aperto al confronto sia con lei che con il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, dal momento che non si sa ancora chi sia il vero rappresentante del centrosinistra. Forse lo si scoprirà con le primarie interne al campo largo.
Intanto, a difendere la segretaria e a sostenere la sua tesi sono i suoi fedeli seguaci dem, impegnati nella tre giorni di Montepulciano "Costruire l'alternativa", a cui la Schlein stessa parteciperà domani, domenica 30 novembre. Dario Franceschini, per esempio, al Foglio ha detto che “un confronto a tre mi sembra anomalo”. Marco Sarracino, altro fedelissimo nonché organizzatore dell’evento, ha aggiunto: “Abbiamo sostenuto Schlein non per convenienza ma per convinzione. Siamo quelli che sanno leggere lo statuto e lo statuto del Pd dice che la segretaria deve guidare la coalizione".
Michela Di Biase, deputata dem, ha assicurato che non ci sarebbe alcuna intenzione di commissariare la segretaria: “Abbiamo scommesso su Schlein quando nessuno credeva potesse vincere le primarie”. Questi incontri, quindi, si spiegano col fatto che "le elezioni non saranno una partita di fioretto". Di qui la necessità di "armarsi". Anche lei, inoltre, sostiene la scelta della leader del Pd di rinunciare ad Atreju: “Ha fatto bene perché Meloni palleggia".