Sì, Giorgio Almirante è stato capo di gabinetto del Minculpop fascista nella Repubblica di Salò. Ma, ricorda Ignazio La Russa in una lunga intervista al Corriere della Sera, "dopo aiutò il percorso verso la democrazia". Parole, quelle del presidente del Senato e big di Fratelli d'Italia, che mai ha rinnegato le proprie origini politiche proprio accanto ad Almirante nel Movimento sociale, che scatenano come sempre la reazione isterica a sinistra.
"Non lo dico io ma due presidenti della Repubblica, di cui uno ex Pci, e un presidente della Camera ex comunista", sottolinea La Russa celebrando la stima bipartisan guadagnata dallo storico leader del Msi pur in anni di durissima contrapposizione politica.
"Luciano Violante disse che anche lui 'si impegnò per costruire un nuovo rapporto tra lo Stato e le masse popolari'. Sergio Mattarella ricordò che cercò 'di legare i fili di una coerenza morale. E anche negli anni più difficili seppe comprendere l'importanza del dialogo e del confronto parlamentare' favorendo l'inclusione dell'elettorato di destra. Giorgio Napolitano apprezzò che cercò 'piena legittimazione nel sistema democratico' e gli riconobbe il 'merito di contrastare impulsi anti-parlamentari dimostrando convinto rispetto per le istituzioni repubblicane'. Il Papa lo ricevette in Vaticano".
Insomma, risulta difficile trattare Almirante come un pericolo per la Repubblica come invece continua a fare il campo progressista. Almirante, insiste La Russa, "favorì il ritorno nell'alveo parlamentare di fasce di elettori che potevano avere dubbi, in un partito (l'Msi, ndr) che era il più democratico di tutti". "Si votava per tutto. Persino per l'ordine dei candidati di Almirante nelle liste, e lui si asteneva - conclude La Russa -. Mai trovato un partito così democratico". Neanche FdI? "Nemmeno. Non è detto che sia un male. Ma è così".
"La rilettura della storia da parte della seconda carica dello stato, il Presidente del Senato La Russa è francamente inaccettabile e distorcente - è la replica immediata di Federico Fornaro, deputato del Partito democratico che in questi giorni di commemorazioni è sempre sull'attenti - Almirante, infatti, non si limitò a mostrarsi 'non contrario all’antisemitismo', ma fu, invece, uno dei fomentatori dell’odio nei confronti degli ebrei e sostenitore della primazia della razza italica".
"Suggerisco al Presidente del Senato di andarsi a rileggere gli articoli che Almirante scrisse sulla rivista La difesa della razza tra il 1938 e il 1942, la summa dell’antisemitismo del regime fascista, di cui fu anche segretario di redazione - prosegue il dem -. Scoprirebbe, ad esempio, un mirabile commento scritto nell’ottobre 1938 dal futuro leader del Msi all’indomani della espulsione dei professori e degli studenti ebrei dalle scuole e dalle università italiane, decisa dal regime fascista con un regio decreto legge del 5 settembre 1938. 'Avrà perduto qualcosa per questo la nostra cultura?', scriveva Almirante, 'No; perché quei 98 professori [universitari] erano ebrei, quindi non erano italiani, quindi non appartenevano che in apparenza, ai puri e semplici effetti amministrativi, alla scuola italiana. Erano già un corpo già avulso da quello della nostra vita culturale; adesso tale separazione è stata sanzionata dalla legge'. E ancora: 'Il Ministero dell’Educazione ha annunciato l’istituzione di cattedre di razzismo in tutte le facoltà universitarie. Il provvedimento è salutare'". "Per fortuna i documenti sono lì a testimoniare che Almirante non si limitò a svolgere compiti amministrativi nell’apparato burocratico della Rsi, ma si distinse in quella fase della storia italiana per essere un dichiarato antisemita, un fatto che non può e non deve essere ignorato”, conclude Fornaro.