La spallata della sinistra non c’è stata. È questa la lezione dell’ultima tornata amministrativa a un anno dalle elezioni Politiche: il Centrodestra si è affermato al primo turno nei Comuni più attesi (Venezia e Reggio Calabria) e nei ballottaggi di ieri ha confermato una solidità forse inattesa alla vigilia. La maggioranza di governo infatti strappa Lecco al Pd, oltre a prevalere ad Arezzo e Macerata.
Soprattutto, esce largamente vittoriosa a Vigevano, dove il generale Vannacci aveva puntato tutte le sue fiches sperando di fare uno sgambetto al Centrodestra.
L’onda lunga del No al referendum di marzo, accompagnato dai fiumi di retorica della “Generazione Gaza”, nelle speranze dell’opposizione avrebbe dovuto travolgere i moderati pure alle amministrative, elezioni a doppio turno dove i partiti conservatori tradizionalmente faticano. Elly Schlein, incautamente, aveva caricato questa tornata di un significato politico esagerato. Invece il celebre proclama di Venezia- «Da qui manderemo a casa Meloni» - è stato un boomerang per la segretaria del Pd. Certo, il campo largo ha prevalso in altri tre capoluoghi (Agrigento, Chieti e Trani), però le esultanze di alcuni esponenti dem appaiono francamente sopra le righe: la narrazione di una coalizione di governo in disarmo dopo il voto sulla Giustizia è stata smentita dalle urne, anche perché in 25 Comuni dove aveva vinto il No al referendum ora ha vinto la destra.
Il risultato di ieri semmai conferma che le due coalizioni sono appaiate, e che il Centrodestra - se si concentra sui temi cari al suo elettorato - ha le carte in regola per riconfermarsi nel 2027. Futuro Nazionale resta in crescita ma Fdi, Fi e Lega per ora hanno retto l’urto. E a sinistra già si discute di patrimoniale, di nuove imposte sulla prima casa e di riforma del catasto da inserire nel programma. Un altro argomento per il “voto utile”, in favore della coalizione che avrà davvero delle chance di battere i tassatori.