Quante "mele marce" tra i democratici

Giulio Bucchi

E però adesso le crepe giudiziario-democratiche cominciano a preoccupare davvero, dalle parti di Bersani e compagnia. Nel senso: quando emergono queste storie di malaffare e malapolitica, nel Pd si continua a insistere sulla diversità d’atteggiamento rispetto ai rivali del centrodestra - ché pure dall’altra parte le disavventure giudiziarie si contano a mazzi. Ma, di fronte all’elettorato progressista sempre più disilluso e deluso, la scusa della mela marcia e isolata convince ormai poco, visto il lungo elenco di inchieste che ne coinvolgono esponenti anche di primo piano. Ora tiene banco la vicenda del senatore Luigi Lusi, accusato di appropriazione indebita per aver prelevato dalle casse della Margherita  già rutelliana, lui che ne era il tesoriere, tredici milioni di euro provenienti dai famigerati rimborsi elettorali, e averci fatto i comodi suoi. Ed ecco le prime ammissioni, la surreale proposta di pseudo-conciliazione  - «adesso posso eventualmente ridarne cinque» - e la richiesta di patteggiamento per chiuderla qui - i pm non l’hanno accettata.  Quel che però sconcerta la base del Pd, un tempo convinta che solo i berluscones potessero essere considerati organicamente e incorreggibilmente corrotti, è la sconcertante distrazione dei dirigenti democratici. Con le perplessità sull’operato del tesoriere in questione  espresse ora sui giornali ma che mai, in passato, avevano portato a un approfondimento degno di questo nome. Il Pd ha annunciato l’espulsione di Lusi  dal gruppo parlamentare, ma è una toppa che certo non tappa il buco. Autostrade e aerei - Peraltro, il caso Lusi inaugura la stagione giudiziaria 2012 dopo che, in questo senso, il 2011 ha rappresentato un annus horribilis democraticus. E vien subito in mente la vicenda di Filippo Penati, l’ex presidente della Provincia di Milano ed ex capo della segreteria di Bersani, accusato dalla Procura di Monza d’aver per anni intascato contributi illegittimi da imprenditori di Sesto San Giovanni, di cui è stato sindaco. E anche sospettato d’aver orchestrato nel 2005 l’onerosissimo acquisto dal gruppo Gavio di azioni della società Milano-Serravalle proprio da parte della Provincia di cui  era presidente, in modo da ricavarci tangenti. Anche Penati si è autosospeso dal Pd. C’è poi la storia dell’altro ex consulente di Bersani quando quest’ultimo era ministro: Franco Pronzato,  già consigliere dell’Enac-ente nazionale per l’aviazione civile e  responsabile per il Pd del settore trasporto aereo. Il quale, arrestato nel giugno scorso, ha poi ammesso d’aver intascato una tangente dall’imprenditore Viscardo Paganelli, per favorire l’assegnazione dell’appalto sui collegamenti low cost fra Roma e l’Isola d’Elba. Mazzetta ricevuta attraverso Vincenzo Morichini, il procacciatore di fondi per la fondazione Italianieuropei, quella che fa riferimento a Massimo D’Alema. Il quale Morichini  aveva poi in altre occasioni offerto cinque voli interni allo stesso D’Alema, che per questo è stato anche indagato per finanziamento illecito - e però la sua posizione è stata subito archiviata, poiché i pm hanno accertato che effettivamente  era convinto che i voli fossero pagati da Morichini. Tornando a Pronzato, ha poi chiesto di patteggiare la pena. Sanità alla pugliese - E via così, altra regione e altra inchiesta. Cominciata per la verità negli anni precedenti, e i cui strascichi però ancora imbarazzano il Pd. È quella sulla sanità pugliese. Che ha letteralmente travolto Alberto Tedesco, ai tempi assessore  della giunta regionale guidata da Nichi  Vendola. E che poi, quando già risultava indagato, è diventato senatore  subentrando a Paolo De Castro - e qualcuno, chissà se così malignamente, sostiene che così il partito gli ha evitato l’arresto. E insomma, secondo i magistrati - tesi giudicata fondata il dicembre scorso dal Riesame - proprio Tedesco era a capo di un gruppo di persone in grado di pilotare le nomine di dirigenti delle Asl pugliesi e di primari, controllando forniture e gare d’appalto a favore di imprenditori amici che, a loro volta, potevano garantire un consistente pacchetto di voti. La Procura di Bari ne aveva chiesto l’arresto, ma il 20 luglio scorso il Senato ha negato l’autorizzazione. Ora, con l’ipotesi di reato associativo, è stata presentata un’altra richiesta d’ arresto al Senato, ma gli avvocati hanno presentato ricorso in Cassazione. Manco a dirlo, neanche Tedesco è più del Pd: ha aderito al Gruppo Misto. Lo scorso dicembre ha però dichiarato di voler prendere la tessera del Psi. Pregasi non ironizzare. Escort e appalti - Ma il pasticcio sanitario pugliese ha coinvolto anche un altro esponente del  partitone democratico. È Sandro Frisullo, che della Puglia vendoliana era addirittura vicepresidente, e anche lui s’è fatto il suo periodo di cella. Implicato nei maneggiamenti sull’assegnazione degli appalti soprattutto relativi alla Asl di Lecce, per i quali favoriva le società di Gianpaolo Tarantini - lo stesso che portò da Berlusconi la escort D’Addario - e ricevendone in cambio soldi e prestazioni sessuali. Frisullo è ora in attesa di processo. (E comunque, al di là del fatto che è stato indagato e poi scagionato, non si può dire che il governatore Vendola si sia dimostrato particolarmente attento alla trasparenza gestionale della sanità pugliese, ma tant’è). E questi  sono solo i casi più clanorosi: l’elenco, in realtà, potrebbe continuare a lungo. Sei mesi fa, su questo giornale, Franco Bechis ha calcolato che da quando Bersani è segretario, e cioè dal 9 novembre del 2009, sono stati arrestati 35 fra esponenti nazionali e locali del Pd, e circa 400 indagati, per i reati più disparati. Scandali anche clamorosi, come quello che ha portato alle dimissioni del sindaco di Bologna Flavio Delbono. In ogni caso troppe, troppe mele marce. Chissà che il problema non sia anche  il contadino.