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La post rivoluzione dell'arte cinese protagonista al Macro di Roma

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Cultura

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Roma, 22 dic. - (Ign) - Continua l'incontro con l'arte contemporanea orientale a Roma. Altre due mostre al Macro Testaccio, nell'ambito del programma della Biennale Internazionale di Cultura Vie della Seta, sono di prossima apertura. Una è la collettiva di artisti contemporanei cinesi, caratterizzati, tutti, da una matrice generazionale legata ai movimenti studenteschi post rivoluzionari e alla cultura underground che ne è scaturita. L'altra è la personale dell'artista coreana Minjung Kim che da anni vive e lavora in Italia. Definita fin dal titolo - (Un)Forbidden City. La post-rivoluzione della nuova arte cinese' - la collettiva, presentata da Gao Zhen e Gao Qiang, in arte i Gao Brothers (dal 25 gennaio al 4 marzo 2012), è pensata come un luogo in cui tradizioni e identità si aggiungono a un percorso creativo transnazionale, verso una realtà che Achille Bonito Oliva definirebbe Glocal. Il gruppo di artisti, tra cui gli stessi Gao Brothers, presentano codici estetici e soluzioni formali che galvanizzano nuovi media e cultura popolare nel tentativo di costruire una nuova identità. La loro esperienza artistica ibrida e provocatoria include fotografia, pittura, installazione, performance e video art. Tra gli altri artisti selezionati, Lu Feifei, Chang Lei, Wu XiaoJun, Xinmo Li, Shen Ruijun, Gao Shen, Sung Ping, Sun Lei. Nella mostra, a cura di Simona Rossi e Dominique Lora, i protagonisti esprimono una ricerca che è allo stesso tempo individuale e collettiva, in cui si intrecciano le tensioni e le dinamiche dello sviluppo culturale e sociale della Cina contemporanea in relazione ad un'ineluttabile modernità internazionale ed astratta. Queste tensioni e dinamiche comprendono anche una ricerca e un dialogo tra etica ed estetica applicate al rapporto uomo/natura, con l'obiettivo di promuovere un mondo ecologicamente ed economicamente sostenibile. Nello stesso periodo al Macro Testaccio è possibile visitare anche la mostra 'Kim Minjung. Il Segno della luce'. L'artista, ponte tra la cultura orientale e quella occidentale, presenta un grande lavoro ideato e realizzato proprio per l'occasione. È un?opera di circa trenta metri che appartiene al ciclo Mountains, una serie di lavori che Kim Minjung ha cominciato a realizzare dalla fine del 1997 e in cui la luce gioca un ruolo fondamentale creando un gioco impalpabile di trapassi atmosferici dal grigio perla al nero assoluto. La genesi di questa serie si trova in un'occasione particolare: una passeggiata all'alba, una roccia sul mare, l'osservazione delle onde. L'artista entra in risonanza con quel primo impulso sensoriale e si rapporta con l'infinità del tutto. In Mountain luce, oscurità e colore sono resi con delicatissime pennellate sovrapposte che paiono creste montuose o ondate sonore che continuano a vibrare e a comporsi in una infinità di toni digradanti. Altri lavori, che mostrano l?evoluzione del percorso pittorico di Kim Minjung, proseguono e completano la mostra, a cura di Gianluca Ranzi. In essi risulta evidente come la combinazione di pieno e di vuoto sia una delle caratteristiche del lavoro dell'artista, ottenuta attraverso la sapiente composizione di sottilissime carte colorate unite all'uso del pennello, della china e della bruciatura: il colore e le forme si legano allo sfondo, sembra materialmente che lo buchino, lo attraversino da una parte all'altra. Le opere contengono una miriade di punti, cerchi, filamenti e striscioline, che creano uno spazio di risonanza col mondo organico e che richiamano la metamorfosi continua delle forme naturali. Anche l'elemento del fuoco, usato per bruciare i bordi delle sottilissime carte che a strati compongono l'immagine, è simbolo della mutazione istantanea degli elementi inseriti nel divenire naturale che distingue la vita delle cose. In questi lavori un filamento di china può divenire materia organica e organizzarsi in una famiglia di terminazioni nervose che fluttuano nello spazio dell'opera, il Nautilus assume la forma della spirale e richiama alla rigenerazione delle cose, le striscioline di carta bruciate ai bordi e sovrapposte nel ciclo delle Stories si organizzano in fasce verticali che sembrano racchiudere il segreto dei codici genetici, o altre volte, come negli Untitled, i piccoli tondi di carta si aggregano in strutture via via sempre più complesse che segnano e movimentano la superficie ecru della carta di fondo, testimoni del passaggio di stato da una condizione all'altra, della circolarità tra la vita e la morte.

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