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Corpo e sessualità nella videoart di Pipilotti Rist

Una mostra celebra l'artista che negli anni '90 si è imposta come una delle più visionarie creatrici di immagini

Andrea Tempestini
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Avvicina arte e vita Pipilotti Rist (nome d'arte di Elisabeth Charlotte Rist, Grabs-Svizzera 1962), artista di fama mondiale che si è imposta negli anni Novanta come una delle più innovative e visionarie creatrici di immagini. Ora una mostra voluta dalla Fondazione Trussardi la celebra addirittura in uno spazio museale insolito, qual'è il Cinema Manzoni di Milano  che ha riaperto, destinato a nuovi usi commerciali ,dopo una chiusura di ben cinque anni. Una mostra site-specific  capace sia di far riscoprire  un luogo architettonico di significativa valenza per le sale Decò  e razionaliste, che di far conoscere  e leggere ai più, una delle videoartiste  di forte spessore e attualità  che ha invaso con innumerevoli opere gli spazi dell'ex cinema. Si presenta , a vederla, oltre che con il nome eccentrico, segaligna, un po' Pippi Calzelunghe, con gli occhi accessi e sbarrati dietro le lenti, quasi modella nelle sue movenze, forsanche un po' mascolina e con un carattere che s' è modellato  sull'educazione protestante, tanto da trasformare  la sua arte, anzi la  videoart, in un colto linguaggio del corpo e della sessualità. Entrando in mostra, ecco nel foyer mutande colorate appese  al lampadario, poi nei primi scalini un ingranaggio di bolle di sapone che esplodono lanciando nuvole di fumo bianco. Sul soffitto dello scalone è sistemata l'opera “Lobe  of the lung”, già vista al Moma di New York nel 2009, mentre un  celebre pezzo  musicale   di Chris Isaak  “Wiched Game” cantato dall'artista stessa la cui voce diventa ironicamente quasi isterica ,  avvolge lo spettatore in un climax di atmosfere nostalgiche. Video  sono poi nel bar, sulle scale della galleria, nelle toilette, mentre  il cuore della mostra è nella sala cinema che pare un grande planetario, una sorta di universo in cui le stelle sono sostituite da bolle e brandelli di corpo. Il grande schermo lascia apparire in proiezione il viso dell'artista ,schiacciato contro un vetro, e fatto di smorfie e una quasi linguaccia ; è l'opera “Open my glade” del 2000 ,nata per un maxischermo gigantesco in Time Square a New York. La volta della sala centrale del cinema ospita la proiezione avvolgente e coinvolgente di “Homo sapiens sapiens” che era già stata proiettata a Venezia sulle volte della Chiesa di San Stae nel 2005. I lavori tutti mostrano mondi naturali, corpi femminili, immagini acquatiche emozionanti e fluttuanti con intensi colori, paesaggi interiori esplosi grazie alla tecnologia multimediale, sicchè video, musiche e testi poetici della Pipilotti, accompagnati da un senso erotico e giocoso, mossi  da desideri  segreti, giocano prospettive  liberatorie, salvifiche. di Carlo Franza                           

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