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GUERRA AL TUMORE

“Grazie all’immunoterapia
raggiunti risultati inaspettati”

15 Febbraio 2015

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Come è arrivata questa svolta nella terapia del tumore?

Prima di tutto abbiamo dovuto riconoscere che, conoscendo i nostri malati e conoscendo le terapie disponibili, era necessario fare un salto di qualità, proprio dal punto di vista metodologico e della comprensione della biologia. Inizialmente ci eravamo dedicati allo studio del sistema immunitario,  e non avevamo in mente il cancro ma le malattie autoimmuni. Poi imparando a conoscere i meccanismi di funzionamento del sistema immunitario, abbiamo deciso di prendere questo grosso rischio di reintrodurre l’immunologia – ancora vittima di una cattiva fama in oncologia – con nuovi criteri. Un grosso rischio, ma i risultati direi che stanno pagando: siamo davvero di fronte ad una trasformazione epocale.

In che senso?

Non solo perché i risultati sono buoni, ma anche perché dal punto di vista delle conoscenze biologiche abbiamo in mano strumenti che ci consentono di offrire terapie molto diverse da quelle classiche, sia in termini di tossicità che in termini di efficacia. E con la possibilità di superare ostacoli enormi nella storia dell’oncologia, tipo lo sviluppo della resistenza del tumore alle terapie. Che in campo, immunologico, fortunatamente, non abbiamo ancora riscontrato.

E questo ci consentirà di utilizzare, oltre al termine ‘curare’, anche quello di ‘guarire’ dal tumore?

Sono sempre molto cauto prima di usare il termine ‘guarigione’: sicuramente avendo sviluppato farmaci come il cisplatino ed altri possiamo parlare di guarigione per questo tipo di patologia – per i tumori solidi – per l’immunologia posso dire che secondo i dati di cui disponiamo abbiamo lunghe sopravvivenze, anche dieci anni, in pazienti che avevano metastasi diffuse in organi vitali. Sono guariti? Onestamente non mi sento di dirlo, di sicuro vivono bene, senza terapia e hanno recuperato una funzionalità completa e una vita normale.

Proprio oggi che assistiamo ad un miglioramento importante delle terapie registriamo una diminuzione generalizzata della copertura assistenziale

Siamo di fronte a problemi ‘epocali’: noi come medici abbiamo dovuto imparare di nuovo come utilizzare queste terapie ma anche gli amministratori, di fronte a risultati tali da portare al risparmio nelle cure e al recupero di attività lavorativa di molti malati ci sono vantaggi.

E che speranze nutre per il domani?

Più abbiamo approfondito la conoscenza dei meccanismi di funzionamento del sistema immunitario, più abbiamo trovato altre modalità di trattamento che ci consentono di associare farmaci immunologici diversi. Per ora abbiamo solo dati ‘preliminari’, ma in  rima voglio dire ‘spettacolari’! E’ possibile combinare farmaci immunologici in maniera appropriata  senza incrementare la tossicità ma aumentando l’efficacia.  I primi dati pubblicati della combinazione di nivolumab e ipilimumab sono, appunto, spettacolari: parlano di una sopravvivenza ad un anno dell’89% e del 79% a due anni. Nessuno dei due farmaci da solo arriva a questi risultati. (ANDREA SERMONTI)

 

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