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I ‘COSTI’ DEL DIABETE

Enzo Bonora (SID): “Il diabete,
sfida economica oltre che clinica”

1 Marzo 2015

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Professor Bonora, perché il diabete in questo momento rappresenta una sfida non solo dal punto di vista clinico ma anche economico?

Perché impegna tantissime risorse per assistere 3 o 4 milioni di persone solo in Italia e centinaia di milioni in tutto il mondo. Stiamo quindi tutti cercando il modo di liberare risorse per poter garantire l’accesso all’innovazione, sia nuovi farmaci che dispositivi per il monitoraggio glicemico domiciliare

E in che modo?

L’idea è che le risorse possono essere liberate ottimizzando, ad esempio, le prescrizioni degli esami di laboratorio o dei presidi e i dispositivi per le persone con diabete, evitando che chi fa troppe misurazioni domiciliari senza che ci sia un motivo clinico continui a farlo, liberando invece risorse per chi ha bisogno di strisce per fare un monitoraggio più puntuale. Ma soprattutto la spesa che può essere contenuta è quella relativa a i ricoveri ospedalieri, decisamente più lunghi nelle persone con diabete rispetto a quelle senza malattia, anche per la non sempre tempestiva – e in alcuni casi ‘totale assenza’ – di richieste di consulenza diabetologia a pazienti ricoverati per altre patologie: una frattura, un’infezione, un evento cardiovascolare acuto.

Come si possono ridurre queste degenze?

In media sono più lunghe di due giorni nelle persone con diabete che nelle persone senza diabete, e possono essere ‘accorciate’ solo con un tempestivo ricorso alla consulenza dei diabetologi nel programma di cura di quel paziente che ha l’iperglicemia, che impatta sul risultato e sulla durata di quel ricovero. Ecco perché la SID ritiene che una tempestiva richiesta di consulenza del diabetologo  allorquando un paziente viene ricoverato in ospedale – quale che sia il motivo – possa generare un enorme risparmio, liberando risorse non solo per il diabete ma anche per altre patologie.

E per quanto riguarda l’autocontrollo glicemico?

Ci si sta muovendo in varie regioni per decidere se sia opportuno o meno fare delle gare per conseguire un risparmio. La SID ritiene che questo non possa essere realizzato, perché la tecnologia avanza e si evolve in maniera vorticosa, e fare una gara ingesserebbe il sistema e renderebbe inaccessibile quanto di buono, di bello e di utile e di vantaggioso dal punto di vista clinico viene messo a disposizione del paziente. Inoltre la tipologia dei pazienti – e la diversità tra un paziente e l’altro, visto che non c’è n’è uno uguale all’altro – è tale che si rende necessario disporre di molti e diversi dispositivi per l’autocontrollo. Senza dimenticare che i dispositivi sono oggi correlati a software e piattaforme tecnologiche alle quali si deve rendere disponibile l’accesso. Non ha alcun senso ricondurre tutto a pochi strumenti con l’idea che siano validi per tutti. Ancor più sbagliato sarebbe andare a sostituire strumenti in uso, perché questo ha dei costi relativi all’addestramento delle persone che li utilizzano e dei rischi di scompenso glicemico derivanti appunto, dall’utilizzo di strumenti diversi da quelli abituali. Senza considerare le implicazioni medico-legali di un’ipoglicemia fatale in una persona in cui, per motivi meramente economici, sia stato imposto il cambiamento da uno strumento ad un altro. (LARA LUCIANO)

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