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INTERNATIONAL LIVER CONGRESS 2015

Daclatasvir ok nel 94% dei pazienti
trapiantati e/o con cirrosi avanzata

27 Aprile 2015

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Ottimi risultati – e cioè il raggiungimento degli endpoint primari – nello studio ALLY-1 di fase III che ha preso in esame un regime terapeutico di 12 settimane a base di daclatasvir e sofosbuvir, somministrati una volta al giorno in associazione a ribavirina, per il trattamento dei pazienti con infezione cronica da virus dell’epatite C (HCV) con cirrosi avanzata o recidiva di HCV post-trapianto epatico. I dati sono stati presentati a Vienna come late-breaker in occasione dell’International Liver Congress, il meeting annuale della Società Europea per lo Studio del Fegato (EASL). “I risultati dello studio ALLY-1 indicano il potenziale del regime sperimentale a base di daclatasvir in una popolazione di pazienti i cui bisogni restano ad oggi altamente disattesi, nonostante i recenti progressi nel trattamento dell’epatite C”, ha affermato Fred Poordad, M.D., Lead Investigator per ALLY-1 e Clinical Professor of Medicine presso il Health Science Center della University of Texas di San Antonio. “I pazienti trapiantati assumono diversi farmaci immunosoppressori per prevenire il rigetto e questo complica il trattamento dell’epatite C. In ALLY-1 non abbiamo osservato alcuna interazione farmacologica tra le terapie per il trapianto e quelle per l’epatite C e non si è verificato alcun bisogno di aggiustamento del dosaggio dei trattamenti relativi al trapianto, assunti dai pazienti durante la terapia a base di daclatasvir, che ha portato a tassi elevati di risposta virologica sostenuta a 12 settimane (SVR12)”.

Gli endpoint primari dello studio sono stati raggiunti, mostrando una SVR12 pari al 95% dei pazienti trapiantati con genotipo 1 e all’82% dei pazienti con genotipo 1 con cirrosi in fase avanzata. Sul totale dei partecipanti allo studio ALLY-1, la SVR12 ha raggiunto percentuali pari al 94% in quei pazienti con recidiva di HCV post-trapianto e all’83% in tutti i pazienti con cirrosi avanzata. Il sistema di classificazione di Child-Pugh è comunemente usato per valutare la gravità e la prognosi delle epatopatie croniche e in particolare della cirrosi, attraverso l’uso di una scala da A a C (dove C corrisponde allo stadio più avanzato) per classificare la progressione della malattia. I pazienti con cirrosi di classe C sono scompensati e spesso presentano condizioni di stadio terminale come ascite (accumulo di liquidi nell’addome), coma epatico (confusione o alterazione del livello di coscienza dovuta all’incapacità del fegato di rimuovere le tossine dal sangue) e disfunzioni epatiche3, che possono complicare il trattamento. Lo studio ALLY-1 ha coinvolto 16 pazienti con cirrosi scompensata di classe Child-Pugh C; 9 di essi (56%) hanno raggiunto la SVR12. Nel corso dello studio, 4 pazienti con cirrosi avanzata hanno ricevuto un trapianto di fegato durante il trattamento; 3 dei 4 hanno continuato il trattamento dopo il trapianto (vedi disegno dello studio di seguito) e tutti i 4 pazienti hanno raggiunto la SVR12. Nello studio non sono stati osservati eventi avversi gravi correlati al farmaco sperimentale durante la fase di trattamento. Gli eventi avversi più comuni (≥10%) sono stati cefalea (15%, 36%), affaticamento (18%, 28%), anemia (20%, 19%), diarrea (8%, 19%), nausea (17%, 6%), e artralgia (2%, 13%), rispettivamente nella coorte con cirrosi avanzata e in quella post-trapianto. Un paziente ha interrotto la terapia dopo 31 giorni a causa della cefalea, ma ha comunque raggiunto la SVR12. Nove pazienti nella coorte con cirrosi hanno presentato recidive post-trattamento e uno ha riportato HCV-RNA rilevabile al termine del trattamento; non sono stati riscontrati breakthrough virologici durante il trattamento. Tre pazienti (genotipi 1a, 1b, 3) nella coorte post-trapianto hanno riportato recidive. Tutti i 12 pazienti recidivanti sono stati ritrattati con daclatasvir + sofosbuvir e ribavirina per 24 settimane.

A livello globale, l’HCV costituisce la principale indicazione per il trapianto epatico.In assenza di trattamento, l’infezione da HCV del nuovo fegato dopo il trapianto è inevitabile e fino al 30% dei pazienti va incontro ad una rapida progressione a cirrosi e morte entro 5 anni. Lo studio ALLY-1 è il terzo studio di cui vengono pubblicati i risultati nell’ambito del programma ALLY di fase III, che prende in esame daclatasvir in combinazione con sofosbuvir in molteplici popolazioni di pazienti con bisogni ampiamente non soddisfatti, progetto centrale tra i focus di ricerca di Bristol-Myers Squibb. Gli studi ALLY-2 e ALLY-3 sono stati presentati rispettivamente in occasione della Conference for Retroviral and Opportunistic Infections 2015 e del The Liver Meeting 2014 promosso dalla American Association for the Study of the Liver, inoltre le sub-analisi dei due studi con il regime a base di daclatasvir e sofosbuvir senza ribavirina sono state presentate nella sessione poster dell’EASL 2015. Inoltre, l’EASL ha incluso il regime a base di daclatasvir e sofosbuvir nelle linee guida 2015 per il trattamento dell’epatite C, come il primo trattamento per i pazienti con genotipo 3. Le attuali linee guida EASL riportano i regimi a base di daclatasvir e sofosbuvir come opzioni terapeutiche per tutti i genotipi del virus HCV e per i pazienti con coinfezione HCV/HIV. (Le linee guida sono disponibili a questo link.)

Altre presentazioni di Bristol-Myers Squibb all’International Liver Congress hanno riguardato i dati dei programmi di uso compassionevole nell’Unione Europea (UE), che si sono aggiunti alle evidenze cliniche a supporto dell’utilizzo dei regimi a base di daclatasvir per il trattamento dei pazienti con particolari condizioni della malattia (HCV) e che presentano elevati bisogni clinici ancora insoddisfatti. “I risultati dello studio ALLY-1 consolidano quanto emerso dagli studi ALLY-2 e ALLY-3, dimostrando la versatilità del regime a base di daclatasvir nel curare l’infezione da HCV in molteplici popolazioni di pazienti storicamente difficili da gestire, quali i pazienti con genotipo 3, con coinfezione da HIV/HCV e con cirrosi scompensata”, ha spiegato Douglas Manion, M.D., Head of Specialty Development di Bristol-Myers Squibb. “I pazienti sottoposti a trapianto epatico e i pazienti cirrotici rappresentano un bisogno ancora irrisolto e continuano a costituire una sfida rispetto ai regimi attualmente disponibili”. (ISABELLA SERMONTI)

 

 

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