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NOVITA’ IN ARTROPLASTICA

Milano. Un summit per fare il punto
su nuove protesi a ginocchio e anca

12 Giugno 2015

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La sola Lombardia impianta ogni anno 12 mila protesi d’anca e altrettante di ginocchio. Sebbene siano stati compiuti progressi di enorme portata dai primi interventi, attualmente tra il 17 e il 20% dei pazienti operati a 3-4 anni dall’intervento risulta insoddisfatto della qualità di vita o della funzionalità d’arto recuperati. L’impianto di artroprotesi d’anca o ginocchio pone seri problemi di sostenibilità per il S.S.N. Vengono realizzati circa 5 milioni di interventi protesici nel mondo. “In Europa il costo medio totale di una protesi fino alla riabilitazione è 170.000 euro” ha detto il professor Giuseppe Mineo, in apertura del congresso ‘Stato dell’arte nell’artroplastica di anca e ginocchio’ che ha visto riuniti a Milano nei giorni scorsi centinaia di chirurghi per fare il punto sulle recenti innovazioni in materia. Se questo tipo di interventi sono i più raccomandati per risolvere l’artrosi e portare un radicale sollievo dal dolore e un miglioramento della funzionalità delle articolazioni, “si è recentemente aperta una fascia di interesse per soggetti giovani e attivi perché esistono patologie nuove o prima sconosciute come la necrosi della testa del femore nei tossicodipendenti, ormai drammatica per incidenza percentuale. Inoltre se prima un 70-80enne era considerato un ‘grande anziano’, oggi facilmente abbiamo casi in cui si viene dal chirurgo dicendo di aver bisogno di una protesi per poter continuare a giocare a golf” così testimonia il professore. La tendenza per le operazioni di artroplastica oggi non è più quella di personalizzare ulteriormente la protesi stessa. Da recenti studi, come sostiene il professor Bruno Marelli, Presidente, insieme a Mineo, del Congresso: “si è visto che le protesi personalizzate, oltre ad aumentare i costi non portavano quei vantaggi che ci si aspettava”. Aziende come Medacta, che hanno maturato decenni di esperienza in questo campo, oggi lavorano sulle tecniche chirurgiche e sugli strumenti. Ad esempio l’azienda sposa l’approccio anteriore nell’artroprotesi d’anca, l’unico che garantisca una chirurgia davvero conservativa perché la via anteriore conserva a un tempo muscoli e nervi garantendo un migliore risultato, una riabilitazione più breve e minori rischi legati a sanguinamento. La tecnica Amis, chirurgia mininvasiva dell’anca riduce la permanenza media ospedaliera del paziente con una precoce ripresa delle attività quotidiane. La cicatrice sarà ridotta rispetto a quella procurata utilizzando altre tecniche chirurgiche. La preservazione dei muscoli permette una maggiore stabilità dell’anca e una riduzione del rischio di dislocazioni seguendo la via anteriore, rischio che sarebbe più alto se si arrecassero danni alle strutture posteriori dell’articolazione. Per quanto riguarda l’artroprotesi di ginocchio Medacta propone il metodo MyKnee: la creazione di guide di taglio personalizzate sul paziente. Attraverso l’esame di una semplice radiografia o una TAC del ginocchio patologico, i laboratori Medacta sono in grado di costruire in tre settimane, oltre a un modello del ginocchio patologico, delle guide su misura in cui si inserirà la lama chirurgica. Quindi l’intervento è preceduto da un’accurata analisi del chirurgo del modello tridimensionale. La superficie distale del femore e della tibia saranno sostituite da componenti metalliche altamente resistenti, dette, rispettivamente: componente femorale e base tibiale. Si tratta di tecnologie accessibili tramite S.S.N. A chi lamenta tempi d’attesa troppo lunghi, il professor Mineo ricorda che “La patologia dell’anca e del ginocchio è cronica. Se utilizzassimo i tempi d’attesa oltre che per aspettare, per pianificare l’intervento e preparare il paziente, otterremmo migliori risultati. Oggi un Istituto come il Gaetano Pini, secondo la Legge Regionale un intervento di elezione si deve eseguire entro i 90 giorni dall’inserimento in lista d’attesa”. (MARTINA BOSSI)

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