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CONGRESSO EUROPEO DI REUMATOLOGIA EULAR 2015/1

Per i pazienti con artrite reumatoide
è meglio essere trattati precocemente

16 Giugno 2015

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Presentati all’EULAR 2015 i dati degli studi di Fase IIIb AVERT e AMPLE sull’artrite reumatoide (AR), patologia sistemica, cronica, autoimmune caratterizzata da infiammazione del rivestimento delle articolazioni (o sinovia), che provoca danni articolari con dolore cronico, rigidità, gonfiore e affaticamento. L’AR limita la mobilità delle persone che ne sono affette e riduce la funzionalità articolare. Le donne sono maggiormente colpite da questa patologia rispetto agli uomini e rappresentano il 75% delle diagnosi di artrite reumatoide. Si tratta di studi che hanno coinvolto pazienti con artrite reumatoide attiva da moderata a grave e biomarkers di malattia aggressiva, come gli ACPA (anticorpi anti-proteine citrullinate) e fattore reumatoide (RF) entrambi associati ad una progressione più severa della patologia e a danno articolare. I risultati suggeriscono una correlazione tra gli ACPA e la risposta al trattamento, e forniscono ulteriori dati sull'utilizzo di abatacept più metotrexato (MTX) in questi pazienti. Nell'artrite reumatoide, le cellule T attivate nella risposta immunitaria inducono processi infiammatori a cascata che portano alla produzione di auto-anticorpi. Inibire l’attivazione delle cellule T nella risposta immunitaria può aiutare a ridurre la formazione e il livello degli auto-anticorpi. Un’analisi post-hoc dallo studio AVERT (Assessing Very Early Rheumatoid arthritis Treatment) ha dimostrato che in pazienti trattati con abatacept più MTX la percentuale di quelli che ha mantenuto la remissione definita in base al DAS28 (DAS28<2.6) dopo interruzione del farmaco è risultata più alta in pazienti con durata di malattia uguale o inferiore ai tre mesi (33%), rispetto ai pazienti con durata di malattia più lunga (da 3 a 6 mesi, 14.7%; oltre 6 mesi, 10.2%). Una durata di malattia inferiore si è associata anche con una risposta clinica più rapida. I dati esplorativi dello studio AVERT hanno valutato l’impatto di abatacept più MTX su differenti tipi di ACPA e l’eventuale correlazione con la risposta clinica. Questi dati suggeriscono che abatacept in combinazione con MTX è più efficace nei pazienti che all’inizio dello studio erano positivi per ACPA di tipo IgM (Immunoglubulina M) rispetto a quelli che erano negativi per quel tipo di anticorpo nonché in quelli con siero-conversione (da ACPA positivi a negativi) nel tempo rispetto a quelli senza siero-conversione (il 61.5% ha raggiunto la remissione booleana rispetto al 41.2%), suggerendo che l’impatto sugli ACPA è associato a un beneficio clinico per i pazienti con artrite reumatoide.

Il parere degli esperti. «Questi dati sono tra i primi a dimostrare il possibile impatto di una terapia biologica sugli ACPA nelle fase precoci dell’artrite reumatoide caratterizzata da elevata attività autoimmune e dalla presenza di autoanticorpi – afferma T.W.J. Huizinga, MD, PhD, Leiden University Medical Center, Leiden (Olanda) – i risultati forniscono ulteriori indicazioni sul ruolo dei markers di risposta biologica per definire la malattia e gestire la terapia». Inoltre, un’analisi esplorativa dello studio AMPLE suggerisce che livelli più alti di ACPA al basale sono correlati a una migliore risposta clinica con abatacept più MTX rispetto a adalimumab più MTX. Quando i pazienti sono stati divisi in quartili in base al livello di ACPA al basale, sono state osservate differenze significative nella risposta tra i pazienti nel quartile con il livello più alto (Q4) verso i Q1-3 in termini di DAS28 (PCR) e HAQ-DI (p=0.003 e p=0.021, rispettivamente) nel braccio trattato con abatacept, mentre con adalimumab le differenze di trattamento tra Q4 e Q1-3 non sono risultate significative (p=0.358 e p=0.735). «Queste analisi forniscono informazioni promettenti sulla progressione della malattia – spiega Douglas Manion, M.D., Head of Specialty Development, Bristol-Myers Squibb – con ulteriori indagini, potremo avere altre informazioni sull’uso di abatacept più metrotressato in pazienti con artrite reumatoide precoce, attiva, da moderata a grave». (CARLOTTA DONNINI)

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