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PROGRESSI DELLA DIAGNOSTICA

Il laboratorio del futuro
in scena all’EuroMedLab

25 Giugno 2015

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I progressi della moderna medicina non passano solo per i farmaci o i trattamenti, ma anche attraverso una diagnosi sempre più accurata. E’ il caso ad esempio dell’infarto del miocardio, patologia per la quale, arrivare rapidamente alla diagnosi consente di salvare il muscolo cardiaco e di assicurare al paziente un futuro senza ‘strascichi’. La diagnosi di infarto si fa tradizionalmente  attraverso l’elettrocardiogramma (ECG); ma in un caso su due, questo esame non permette di svelare l’infarto. E’ qui che entra in scena un esame del sangue, la troponina, che consente invece di far diagnosi di infarto, anche quando questo è ‘invisibile’ all’ECG. Ma mentre per eseguire un elettrocardiogramma serve meno di un minuto, per acquisire il risultato di questo esame, che va poi controllato a distanza di poco tempo per valutarne l’andamento, fino a qualche tempo fa potevano volerci fino a 3-6 ore. Mentre il tempo utile per un’angioplastica (la riapertura delle arterie colpite da infarto con il palloncino) è sotto le tre ore dalla comparsa di infarto, o anche meglio sotto le due. A stringere i tempi della diagnosi, ci ha pensato Roche Diagnostics, con il suo test troponina T ad elevata sensibilità (cTnT-hs), che  consente di ridurre il tempo necessario a diagnosticare un infarto miocardico da 3-6 ore a circa un’ora. Questo grazie alla velocità di esecuzione del test e alla costruzione di un algoritmo, cioè di un metodo per interpretarne i risultati, che consente di individuare con precisione anche quegli infarti del miocardio non svelati dall’ECG. Questo permette di indirizzare rapidamente al trattamento più idoneo anche una serie di pazienti che in passato non venivano riconosciuti come affetti da infarto del miocardio o diagnosticati tardivamente, in tempo comunque non più utile per l’angioplastica. La corsa contro il tempo è un fattore determinante nel successo del trattamento di un infarto, dove il tempo è ‘muscolo’, ovvero muscolo cardiaco strappato alla distruzione. Trattare rapidamente ed efficacemente un infarto consente anche di evitare o limitare conseguenze a lungo termine quali lo scompenso cardiaco.

Il nuovo test. “Mettere a punto un test preciso e di rapida esecuzione – commenta Jean Jacques Palombo, vice-presidente senior, Lifecycle Leader Cardiac, Critical Care, Women's Health & Companion Diagnostics, Roche – nel corso di una presentazione del test a Parigi, nel contesto della XXI edizione dell’IFCC-EFLM European Congress of Clinical Chemistry and Laboratory Medicines (EuroMedLab)  – serve tuttavia a poco se non si hanno le giuste istruzioni per l’uso. E’ per questo che abbiamo costruito un algoritmo, un modo cioè di utilizzare e interpretare il test, che consente di dare un vero valore aggiunto a questo esame, permettendo di far diagnosi di infarto nell’arco di appena un’ora. Il test, corredato del suo nuovo algoritmo diagnostico è stato validato nello studio TRAPID-AMI, presentato lo scorso anno al Congresso della Società Europea di Cardiologia. Il concetto di ‘normalità’ per questo tipo di test si sta spostando dunque dal concetto di ‘limiti’ di normalità a quello della ‘cinetica’, cioè di come varia il risultato dello stesso test nell’arco del tempo, in questo caso di un’ora”. In Italia ogni anno sono oltre 135 mila i pazienti colpiti da infarto. Tra tutte le persone che si recano in pronto soccorso per dolore toracico, solo il 20% ha un infarto e solo una su due di queste presenta alterazioni all’elettrocardiogramma. “Stiamo cercando di replicare quanto fatto per l’infarto con la troponina – prosegue Palombo - con il biomarcatore per eccellenza dello scompenso cardiaco, l’NT-pro BNP, intorno al quale stiamo costruendo un algoritmo, anche in questo caso delle istruzioni per l’uso alla sua corretta interpretazione, che dovrebbe consentirci di definire al meglio il trattamento dei pazienti affetti da scompenso cardiaco cronico, guidando le decisioni terapeutiche del cardiologo, sulla base dei risultati dell’NT-pro BNP. In questo modo si spera di ridurre la mortalità e i ricoveri per questa condizione. L’algoritmo per l’NT-pro BNP è attualmente al vaglio di uno studio, il GUIDE-IT condotto negli Usa sotto l’egida dei National Institutes of Health. I risultati dovrebbero vedere la luce nel 2017-18”. E mentre si valida l’algoritmo per l’NT-pro BNP, la ricerca prosegue, andando alla ricerca di nuovi biomarcatori per lo scompenso cardiaco, che rappresenta il vero ‘spauracchio’ delle patologie cardiologiche del terzo millennio, anche a causa dell’invecchiamento della popolazione e del numero sempre crescente di sopravvissuti ad un infarto del miocardio. Tra i biomarcatori più promettenti per la stratificazione del rischio in questo campo, ancora tutti in fase sperimentale, ci sono il GDF 15, l’ST2 e la galactina 3.

Gli esami di laboratorio. Per quanto validi, servono a poco se non li si affianca con l’intelligenza medica che consente di darne la giusta interpretazione prognostica. Il test della troponina T ad elevata sensibilità è disponibile in tutta Europa (non ancora negli Usa). In Italia è utilizzato in almeno il 40-45% degli ospedali . Lo scorso anno sono stati fatti oltre 40 milioni di questi esami in tutto il mondo e il costo è sostanzialmente sovrapponibile a quello dei test precedenti. Ma la vera rivoluzione dei prossimi anni si chiama Personalised Health Care, cioè ‘medicina personalizzata’ e Roche è una delle aziende più avanzate in questo campo. “Basti pensare – afferma Jean-Claude Gottraux, Direttore di Roche Professional Diagnostics - che almeno l’80% dei farmaci, e non solo di area oncologica, che arriveranno sul mercato da qui al 2030 saranno corredati da un proprio ‘test guida’, cioè di un esame che consentirà di stabilire, prima ancora di iniziare il trattamento, se un determinato paziente risponderà a quel farmaco o se presenterà effetti collaterali. Questo consentirà di somministrare la giusta terapia al giusto paziente, evitando sprechi di budget sanitari e risparmiando effetti indesiderati ai pazienti”. Tra gli esami di accoppiata farmaco-esame di laboratorio per i prossimi anni, il gantenerumab, un farmaco anti-Alzheimer la cui somministrazione terrà conto dei livelli di Abeta42, il lampalizumab, farmaco per la degenerazione maculare con atrofia geografica, abbinato al dosaggio del fattore I del complemento; il lebrikizumab, farmaco contro l’asma allergico, abbinato al dosaggio dei livelli di periostina. Accanto a queste innovazioni anche la cosiddetta ‘biopsia liquida’ ovvero un esame di laboratorio, effettuato su un prelievo di sangue, che consente di individuare le ‘impronte digitali’ di diversi tipi di tumore; è un esame che consente di monitorare la risposta alla terapia dei pazienti affetti da tumore, svelandone recidive o comparsa di resistenza ai farmaci . L’esame svela la presenza in circolo di DNA tumorale, rilasciato nel sangue dalle cellule neoplastiche morte. Il laboratorio del futuro insomma è destinato ad esercitare un ruolo sempre più importante nella gestione del paziente e nel guidare le decisioni terapeutiche del medico. (MARIA RITA MONTEBELLI)

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