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PRESSO L'OSPEDALE MOLINETTE DI TORINO

Italia: per la 1° volta impiantato
un sistema che ‘blocca’ l'epilessia

L’intervento neurochirurgico, innovativo per il trattamento dell'epilessia farmacoresistente, presso la Neurochirurgia dell'ospedale ‘Molinette’ della Città della Salute diretta dal professor Alessandro Ducati

29 Luglio 2015

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Italia: per la 1° volta impiantato 
un sistema che ‘blocca’ l'epilessia

L’intervento neurochirurgico, innovativo per il trattamento dell'epilessia farmacoresistente, presso la Neurochirurgia dell'ospedale ‘Molinette’ della Città della Salute diretta dal professor Alessandro Ducati

L’innovazione applicata pochi giorni fa consiste in un rivoluzionario stimolatore di nome ASPIRE. Questo sistema, simile ad un pacemaker cerebrale, è quello di modificare la reattività delle cellule nervose nelle zone cerebrali interessate dall'epilessia, mediante la stimolazione costante del nervo vago. Rispetto al precedente, questo sistema è in grado addirittura di bloccare le crisi epilettica sul nascere, erogando un surplus di stimoli proprio all’inizio della crisi stessa e questa si spegne senza dare problemi. Infatti è in grado di riconoscere autonomamente l’inizio della crisi epilettica mediante l’analisi dell'elettrocardiogramma incorporato, e quindi di far partire stimoli che bloccano la crisi. Perché l'inizio della crisi epilettica corrisponde ad un aumento della frequenza cardiaca. Una vera e propria svolta per questa patologia, che verrà utilizzata soprattutto nei bambini.

L'impianto è stato realizzato su una bimba di 4 anni di Milano, che ha visto così aprirsi una prospettiva di speranza per una migliore qualità di vita. L'intervento è tecnicamente riuscito. L’epilessia è una malattia invalidante, caratterizzata dall'insorgenza accessuale di sintomi motori (clonie, movimenti involontari) e psichici (dalla perdita di contatto con l’ambiente fino al coma), senza che il paziente possa far nulla per arrestarli. In molti casi i farmaci riescono a controllare la malattia ma, in una significativa percentuale di pazienti (circa il 30%), questo non è possibile, e la qualità della vita del paziente ne viene gravemente compromessa: questa è la cosiddetta epilessia farmacoresistente. (STEFANO SERMONTI)

 

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