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DERMATOLOGIA

Cheratosi attinica, rischi e cure
“Novità terapeutiche importanti”

30 Luglio 2015

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Professor Girolomoni, quali sono le principali neoplasie cutanee oltre al melanoma? Ce le può descrivere?

Il melanoma è il più pericoloso tra i tumori cutanei. I tumori cutanei non-melanoma non sono pericolosi quanto il melanoma ma sono complessivamente circa dieci volte più frequenti. Comprendono vari tipi di tumori quali i tumori epiteliali, i linfomi cutanei, il sarcoma di Kaposi e altri. I più comuni (oltre il 90%) dei tumori cutanei non-melanoma sono il carcinoma basocellulare, il carcinoma squamo cellulare e la cheratosi attinica. Il carcinoma basocellulare è un tumore cutaneo a lenta crescita e di diverse forme che, nella maggior parte dei casi, insorge su aree cutanee cronicamente esposte al sole. Il più delle volte si manifesta come una lesione rilevata a superficie lucente, che con il tempo si ulcera e forma crosticine al centro. I carcinomi basocellulari superficiali possono essere spesso scambiati per chiazze di eczema o psoriasi, resistenti alle terapie comuni. Il carcinoma basocellulare origina dalle cellule staminali del pelo e spesso cresce per anni senza causare particolari problemi. Se però non viene trattato può invadere e determinare la distruzione delle strutture sottostanti e circostanti, ma raramente da metastasi. E’ comunque essenziale procedere al suo trattamento, che consiste in genere nella chirurgia o in terapie mediche locali. Il carcinoma squamocellulare origina spesso da una cheratosi attinica non trattata e Si presenta come un nodulo duro, aderente che si ulcera. Il carcinoma squamocellulare è in grado di metastatizzare ai linfonodi e ad altri organi, e può risultare fatale soprattutto se origina in alcune sedi a maggior rischio (mucose, labbro, genitali).

Che cos’è la cheratosi attinica e quali sono i principali fattori di rischio per lo sviluppo di questa patologia?

Per cheratosi attinica si intende una lesione tumorale della pelle frequentemente osservata negli adulti. Si sviluppa spontaneamente in seguito ad una prolungata esposizione ai raggi ultravioletti (UV), naturali o artificiali. La principale differenza con altri tipi di tumore della pelle consiste nel fatto che il paziente può manifestare fino a centinaia di lesioni attiniche molto antiestetiche, ciascuna delle quali potenzialmente pericolosa perché può evolvere in forma maligna. I principali fattori di rischio per lo sviluppo di cheratosi attinica sono, oltre alla predisposizione genetica, proprio le esposizioni solari cumulative prive di protezione a causa di motivi di lavoro (contadini, muratori, pescatori) o ricreazionali (golfisti, velisti, etc.), specialmente in persone con pelle ed occhi chiari, capelli biondi o rossi e in maggioranza di sesso maschile. Altro fattore di rischio importante è costituito dall’età: si registra un progressivo aumento dei casi dai 40 anni in poi.  Bisogna però precisare che attualmente, a causa di una maggiore e prolungata esposizione ai raggi solari, si registra un incremento di casi di cheratosi attinica tra le fasce d’età più giovani. Si ritiene infatti che sia affetto da tale patologia circa il 16% della popolazione generale di età compresa tra i 30 e i 70 anni. Dopo i 70 anni ne è invece affetto un terzo della popolazione maschile che, in generale, risulta esserne più colpito. Altre categorie a rischio sono rappresentate dai pazienti in terapia immunosoppressiva e dalle persone con pelle chiara predisposta a scottature.

Come si manifesta e qual è la sua incidenza nel mondo e in particolare in Italia?

La cheratosi attinica si manifesta sotto forma di piccole macule arrossate ricoperte da squame dure e ruvide al tatto, le cui dimensioni variano da pochi millimetri a 4 centimetri di diametro. Le cheratosi attiniche possono essere, isolate o confluenti, soprattutto sulle aree della pelle esposta al sole: dal cuoio capelluto al volto, fino al dorso, alle mani e agli avambracci. La prevalenza di cheratosi attinica è in aumento in Europa e varia dal 15 al 34% nella popolazione maschile e dal 6 al 10% nella popolazione femminile, rispettivamente all’età di 40 e 70 anni.  Nel nostro Paese, secondo lo ‘Studio italiano sulla prevalenza della cheratosi attinica’ (Prevalence of Actinic Keratoses Italian Study) si stima che almeno 400.000 persone, l’1,4% della popolazione sopra i 45 anni, presentino lesioni da cheratosi attinica; il 3% è invece costituito da over 74. 

Quali sono oggi le attuali opzioni terapeutiche per fronteggiare la cheratosi attinica? Ci sono novità?

I pazienti affetti da cheratosi attinica possono fare affidamento su numerosi trattamenti: da quelli fisici, che hanno la funzione di distruggere pelle direttamente la lesione, come il laser, la crioterapia, il curettage, l’escissione chirurgica e la diatermocoagulazione, a quelli diretti al cosiddetto ‘campo di cancerizzazione’, che prevedono una vera e propria bonifica delle lesioni superficiali visibili e di quelle subcliniche circostanti. I trattamenti disponibili sono di vario tipo: la terapia fotodinamica o PTD con un agente fotosensibilizzante, il 5-metilaminolevulinato, l’acido aminolevulinico cloridrato e la luce infrarossa. La principale novità terapeutica è però costituita dall’ingenolo mebutato, un gel che il paziente applica quotidianamente sull’area interessata per tre giorni consecutivi (viso) o per due giorni (corpo) a seconda della localizzazione delle lesioni. Questo trattamento topico garantisce un’elevata efficacia anche per la prevedibile aderenza da parte del paziente ad una terapia di così breve durata. E’ noto infatti che in dermatologia, quanto più si prolungano le terapie nel tempo, tanto meno il paziente aderisce alle terapie stesse.  Inoltre, l’importante valore aggiunto di questa terapia è rappresentato anche dal fatto che l’ingenolo mebutato non si limita a curare le lesioni visibili ma cura anche quelle non visibili a occhio nudo trattando la zona circostante.  Brevità del trattamento ed efficacia clinica differenziano quindi l’ingenolo mebutato dalle altre terapie topiche, venendo incontro alle esigenze dei clinici e dei pazienti. Tutto in una formulazione gel rimborsata da parte del Servizio Sanitario Nazionale. (LARA LUCIANO)

 

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