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LONDRA. SPECIALE ESC 2015/3

Troppa tv raddoppia il rischio
di ‘embolia polmonare’ fatale

1 Settembre 2015

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Chi guarda per troppo tempo la televisione ha un rischio maggiore di embolia polmonare fatale, una condizione associata con i voli di lungo raggio. Lo rivela una ricerca presentata al Congresso ESC da Toru Shirakawa, ricercatore presso il Dipartimento di Medicina Sociale dell'Università di Osaka in Giappone. Lo studio, durato la bellezza di 18 anni, ha riguardato ben 86.000 persone che hanno dichiarato di guardare una media di cinque o più ore di televisione al giorno: ebbene, il rischio di embolia polmonare fatale era il doppio rispetto a quello di chi  guardava la tv per  meno di due ore e mezzo al giorno. "Questa associazione tra ‘seduta prolungata’ e embolia polmonare è stata riportata per la prima volta tra gli utenti dei rifugi antiaerei a Londra durante la seconda guerra mondiale – ha detto Shirakawa – Al giorno d'oggi, un volo a lungo raggio in classe economica è una causa ben nota di embolia polmonare che si chiama proprio ‘sindrome da classe economica’. L'embolia polmonare è una malattia grave, a volte fatale caratterizzata da un’improvvisa comparsa di sintomi come dolore toracico o difficoltà di respirazione. La malattia è causata da un'ostruzione delle arterie polmonari da parte di coaguli di sangue che generalmente si formano nei vasi delle gambe. I fattori di rischio includono il cancro, il riposo prolungato a letto o seduti e l'uso di contraccettivi orali. "Questo studio rappresenta la prima valutazione prospettica dell'associazione tra la ‘troppa televisione’ e l’embolia polmonare fatale. Lo studio ha incluso 86.024 partecipanti (36.007 uomini e 50.017 donne) di età compresa tra 40 e 79 anni che hanno completato un questionario tra il 1988 e il 1990. I partecipanti sono stati seguiti per una media di 18,4 anni, fino al 2009 e la mortalità per embolia polmonare è stata identificata dai certificati di morte. Il tempo di permanenza dinnanzi al video è stato diviso in tre gruppi: meno di 2,5 ore, da 2,5 a 4,9 ore e 5 o più ore al giorno. Il pericolo di morte per embolia polmonare in base alla durata della visione è stato calcolato dopo l’aggiustamento per età, sesso, storia di ipertensione, storia di diabete, abitudine al fumo, quantità di bevande assunte, indice di massa corporea, passeggiate, sport e per le donne l’eventuale menopausa.

Durante il periodo di follow-up si sono verificati 59 decessi per embolia polmonare. I ricercatori hanno scoperto che le persone che guardavano la tv per più di cinque ore al giorno ha avuto due volte il rischio di embolia fatale polmonare rispetto a coloro che sedevano di fronte al piccolo schermo per meno di due ore e mezzo (hazard ratio [HR] = 2.38). L'associazione è stata più evidente nelle persone sotto i 60 anni di età in cui il guardare la televisione più di cinque ore al giorno era associato ad un rischio sei volte superiore di embolia polmonare fatale rispetto alla visione di meno di due ore e mezzo (HR = 6.49). In questa fascia di età, guardando da 2,5 a 4,9 ore di rischio triplicato rispetto ai meno di 2,5 ore (HR = 3.14). "Abbiamo dimostrato che la visione televisiva prolungata può essere un comportamento a rischio di morte per embolia polmonare – ha detto Shirakawa – e l’immobilità delle gambe durante la visione può in parte spiegare questa constatazione. Per prevenire il verificarsi di embolia polmonare, si consiglia lo stesso comportamento preventivo usata contro sindrome da classe economica: fare una pausa, alzarsi e camminare in giro durante la visione televisiva. Anche bere acqua per prevenire la disidratazione è un elemento  importante.
 
Un ultima notazione: in questa epoca di grandi progressi nelle tecnologie informative l'uso di altri dispositivi multimediali visivi come i personal computer o gli smartphone è molto aumentato – come anche l’uso prolungato di giochi per computer – ma secondo Shirakawa “ad oggi non è stato segnalato alcun nesso associativo con la morte per embolia polmonare: certo va evitata una lunga immobilità delle gambe, ma sono necessarie ulteriori ricerche per valutare i rischi di un uso prolungato delle nuove tecnologie sulla morbilità e mortalità polmonare embolia”. (ANDREA SERMONTI)

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