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AZIENDE IN ESPANSIONE

Ricerca italiana in dermatologia
protagonista con ‘LEO Pharma’

16 Settembre 2015

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Il LEO Pharma Research Foundation Award premia i ricercatori universitari impegnati nel campo delle malattie della pelle, con l'obiettivo di incentivare lo sviluppo di trattamenti destinati a patologie dermatologiche ad elevato impatto sociale. Che 'peso' ha la Ricerca nell'ambito della mission di LEO Pharma?

Un peso enorme. Come LEO Pharma abbiamo oltre 50 anni d’esperienza nella ricerca di soluzioni terapeutiche innovative in campo dermatologico, investiamo il 14% del fatturato in ricerca e abbiamo oltre 700 ricercatori impegnati a trovare nuove e migliori soluzioni per i nostri pazienti. Inoltre, grazie alla ‘LEO Pharma Research Foundation’, una Fondazione indipendente dall’azienda fondata nel 1947 dall’allora proprietario Knud Abildgaard, ogni anno premiamo due giovani ricercatori, con la collaborazione della European Society for Dermatological Research (ESDR), per sostenere le migliori ricerche a livello internazionale e assicurarci le scoperte più rivoluzionarie. Supportando quindi la ricerca scientifica dei giovani talenti possiamo non solo aiutare i nostri pazienti con trattamenti più innovativi, ma consolidare anche la nostra leadership in campo dermatologico, posizione che già oggi ricopriamo. L’innovazione, infatti, è il motore che ci proietterà verso un futuro ricco di soddisfazioni e che ci permetterà di raggiungere i nostri obiettivi per il 2020, ovvero aiutare 70 milioni di pazienti nel mondo ad ottenere una pelle sana e lanciare sul mercato almeno una nuova soluzione terapeutica ogni anno.

Per la prima volta il Gold Award è stato assegnato a un ricercatore italiano: come si sta sviluppando la collaborazione di LEO Pharma con gli attori della ricerca nel nostro Paese?

Voglio sottolineare innanzitutto come questo importante premio non sia stato il primo ad essere stato assegnato ad un ricercatore italiano; infatti, per la prima volta nel 2012, la LEO Pharma Research Foundation ha aperto i criteri di selezione dei suoi award anche a gruppi di ricerca internazionali, e già in quell’occasione il secondo premio, il Silver Award di 75.000 euro, è andato ad uno scienziato italiano, Andrea Chiricozzi, dermatologo presso il Dipartimento di Dermatologia dell'Università Tor Vergata di Roma. La ricerca del dottor Chiricozzi ha avuto come oggetto l’immunologia cutanea e la patogenesi di disordini immuno-mediati quali la psoriasi e la dermatite atopica. Questo, insieme al premio di oggi, dimostra come il tessuto di ricerca che abbiamo in Italia sia di altissimo livello e come questo continui ad essere riconosciuto anche a livello internazionale.

E l’affiliata italiana?

Venendo alla nostra affiliata, voglio porre l’accento sul grande valore della nostra direzione medica formata da professionisti del settore che ogni giorno con il loro lavoro anticipano le necessità scientifiche dei dermatologi, i nostri principali partner nella lotta alle patologie della pelle. Come LEO Pharma Italia abbiamo volto i nostri sforzi, fin dalla nascita della nostra filiale nel 2012, nell’ottica di instaurare collaborazioni con i più importanti centri di ricerca italiani. Per raggiungere questo obiettivo abbiamo dovuto impegnarci a dimostrare il valore della ricerca italiana alla nostra ‘casa madre’ per convincerli circa l’importanza di investire nel nostro Paese. Possiamo dire quindi che, grazie a questi sforzi, sia a livello locale che globale, e grazie alle grandi opportunità offerte dalla nostra ricerca scientifica, siamo oggi coinvolti in vari studi tra cui tre registrativi; due sulla psoriasi e uno su una nuova molecola per curare i tumori della pelle non melanoma. Inoltre supportiamo alcune sperimentazioni cliniche e precliniche indipendenti, oltre a vantare un efficace piano di pubblicazioni scientifiche in campo dermatologico.

Come si è concretizzato in questi ultimi anni l'impegno di LEO Pharma nella ricerca e sviluppo di terapie per combattere i tumori della pelle?

I grandi sforzi dedicati alla ricerca scientifica ci hanno permesso di lanciare una soluzione innovativa, l’unica ad oggi rimborsata dal Servizio Sanitario Nazionale, per il trattamento della cheratosi attinica, un tumore della pelle non melanoma che rappresenta il 20% di tutti i tipi di tumore e che può evolvere, se non trattato, in un carcinoma invasivo. Tutto questo grazie alla ricerca scientifica, che ci consente di proporre le soluzioni terapeutiche più innovative in dermatologia per migliorare in modo significativo la qualità di vita dei nostri pazienti, aumentando l’aderenza alle terapie. Tutto questo va nella direzione del nostro essere sempre più paziente centrici. (STEFANO SERMONTI)

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