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BARCELLONA. 31° CONGRESSO ECTRIMS

Lotta contro la sclerosi multipla
A Barcellona una giornata storica

10 Ottobre 2015

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Una giornata da ricordare quella appena trascorsa, destinata ad entrare nella storia della sclerosi multipla. La platea degli oltre 9 mila neurologi provenienti da tutto il mondo a Barcellona per il congresso dell’ECTRIMS, il più importante dell’anno su questa malattia, ha avuto infatti modo di assistere alla presentazione di studi che rappresentano una pietra miliare nella storia del trattamento della sclerosi multipla e porteranno a riconsiderarne cause e storia naturale. Protagonista di tutto ciò è l’ocrelizumab, un anticorpo monoclonale completamente umano, un farmaco high tech, disegnato appositamente per colpire con precisione estrema un gruppo di cellule del sistema immunitario, i linfociti B che espongono sulla loro superficie la proteina CD20, bersaglio di questa molecola. I risultati degli studi di fase 3 OPERA I e II e ORATORIO, presentati all’ECTRIMS di Barcellona confermano il ruolo centrale dei linfociti B CD20 e la grande efficacia di questo farmaco costruito ‘su misura’ per combattere la sclerosi multipla. “Dopo aver visto i risultati degli studi di fase 2 – commenta uno dei più grandi esperti internazionali si sclerosi multipla Giancarlo Comi, ordinario di Neurologia dell’Università ‘Vita-Salute San Raffaele’ e Direttore dell’Istituto di Neurologia Sperimentale (INSPE) dell’IRCCS Ospedale San Raffaele – eravamo tutti già convinti della grande efficacia di questo anticorpo, ma attendevamo con ansia i risultati di questi studi, pensando che a fronte di questa incredibile efficacia avremmo dovuto pagare uno scotto importante alla sicurezza. Ma non è stato così. Questo farmaco, oltre che estremamente efficace, è anche molto sicuro, come dimostrano i risultati di questi studi. Dovremo però aspettare almeno un altro anno prima di averlo a disposizione per i nostri pazienti e questo ci consentirà di continuarne a studiare la sicurezza anche sul lungo termine”. Ocrelizumab è una terapia ancora sperimentale, ma gli eccellenti risultati di questi studi porterà la Roche, l’azienda produttrice, a chiederne l’approvazione alle autorità regolatorie americane ed europee all’inizio del prossimo anno.

Lo studio ORATORIO. E’ uno studio che accende la speranza per i pazienti affetti da sclerosi multipla nella sua declinazione più grave, la ‘progressiva primaria’, finora sostanzialmente orfana di terapia. Questo studio di fase III, ha esaminato l’effetto di due iniezioni endovenose di ocrelizumab (300 mg), somministrate a distanza di due settimane una dall’altra, in un gruppo di 732 pazienti con SM ‘progressiva primaria’. Il trattamento, che è risultato molto ben tollerato, ha ridotto in maniera significativa la progressione della disabilità nei pazienti trattati. I pazienti con SM progressiva primaria presentano sintomi in continuo peggioramento fin dall’esordio della malattia, senza periodi di tregua. Al momento non esiste alcun farmaco approvato per il trattamento di questa forma di SM estremamente grave e debilitante. Ocrelizumab è dunque il primo (e finora unico) farmaco ad aver dimostrato un effetto significativo sulla progressione di questa condizione. “E’ un momento importante per le persone con la sclerosi multipla e per coloro che le hanno in cura  – ha sottolineato Xavier Montalban, direttore del Comitato Scientifico dello studio ORATORIO e professore di Neurologia e Neuroimmunologia presso l’Ospedale Universitario e Centro di Ricerca Vall d’Hebron di Barcellona – Per decenni, studio dopo studio, nessuna terapia valutata nelle persone con sclerosi multipla primariamente progressiva è riuscito a dimostrare alcun beneficio. Oggi, per la prima volta, un studio di fase III ha dato risultati positivi per chi soffre di questa forma invalidante della malattia”.

Gli studi OPERA I e II. Ocrelizumab è stato valutato in due studi multicentrici internazionali di fase III paralleli e sostanzialmente identici (OPERA I e OPERA II), condotti su un totale di 1.656 pazienti con forme recidivanti di sclerosi multipla (SMRR o SMSP con recidive). Il farmaco ha dato risultati molto positivi, riducendo in maniera significativa il tasso di recidive annuali, la progressione della disabilità clinica e il numero di lesioni presenti a livello del sistema nervoso centrale dei pazienti. L’effetto di ocrelizumab è stato confrontato con quello di una terapia di riferimento per queste forme di SM, l’interferone beta-1. L’ocrelizumab è stato somministrato per via endovenosa al dosaggio di 600 mg ogni sei mesi, mentre l’interferone beta-1 (44 mcg) è stato somministrato per via sottocutanea tre volte a settimana. I risultati dimostrano che il nuovo farmaco ha ridotto di quasi il 50% il tasso di recidive annuali, rispetto all’interferon beta-1 ,nei due anni di durata dello studio, mentre la progressione della disabilità confermata a 12 e a 24 settimane, è risultata ridotta del 40% circa rispetto all’interferon. Ocrelizumab ha ridotto inoltre del 90% infiammazione e lesioni cerebrali acute correlate alla sclerosi multipla evidenziabili alla risonanza magnetica e dell’80% l’insorgenza e l’estensione delle lesioni cerebrali croniche correlate alla sclerosi multipla a 24, 48 e 96  settimane. “Il trattamento con ocrelizumab – commenta il professor Comi – è risultato di un’efficacia sorprendente, riducendo di oltre il 90% le lesioni attive, rispetto all’inferferon 1-b, che già di suo le riduce dell’80%. In altre parole ocrelizumab riduce le lesioni attive da sclerosi multipla del 98%, in pratica cioè le annulla. Ma questo farmaco non funziona solo sugli attacchi acuti, ma anche sulla disabilità che riduce di ben il 40% rispetto all’interferone. La sua incredibile efficacia, coniugata ai dati di sicurezza disponibili finora lo candidano a terapia di prima linea. All’inizio  lo useremo in prima linea nei soggetti con elementi prognostici negativi sin dall’esordio della malattia, ma una volta appurata la sua sicurezza anche nel lungo termine è prevedibile che la sua somministrazione verrà allargata anche ad altre tipologie di pazienti”. Sul fronte degli eventi avversi, quelli più comuni associabili a ocrelizumab sono state le reazioni correlate all’infusione; l’incidenza di infezioni gravi è risultata invece simile nei due gruppi di trattamento (ocrelizumab 6,9%, interferone beta-1 8,7%). “Questi studi – commenta Stephan Hauser, direttore del Comitato Direttivo Scientifico degli studi OPERA e direttore del Dipartimento di Neurologia, San Francisco School of Medicine, Università della California di San Francisco – ridefiniscono le nostre conoscenze sulla sclerosi multipla, evidenziando il ruolo centrale dei linfociti B. Questi risultati inoltre potranno incoraggiare i medici a trattare la sclerosi multipla più precocemente. Pazienti e medici hanno bisogno di nuove opzioni terapeutiche, più efficaci del trattamento standard, quello con interferone, ma con un profilo di sicurezza simile”. “I risultati degli studi su ocrelizumab – commenta Maurizio de Cicco, Amministratore Delegato di Roche S.p.A – sono per noi fonte di grande soddisfazione e rappresentano una conferma dell’impegno di Roche nella ricerca. La nostra è un’azienda che investe in Italia oltre 30 milioni di euro in ricerca e sviluppo e conta oltre 200 studi clinici, concentrandosi lì dove ritiene di poter apportare un reale e significativo cambiamento alla qualità di vita dei pazienti. I risultati presentati oggi potrebbero aprire una nuova era nel trattamento della sclerosi multipla, andando a colmare esigenze di terapia finora non soddisfatte”.

La sclerosi multipla: una malattia ‘anti-social network’. 90 miliardi di neuroni. E’ la dotazione che ognuno di noi alberga nel proprio corpo. Cellule molto ‘social’ i neuroni, che amano stringere rapporti tra di loro. E c’è anche chi si è divertito a contarle queste ‘relazioni’, stabilendo che sono molto più numerose delle stelle della via lattea. Cervello, midollo spinale e nervi ottici costituiscono il sistema nervoso centrale, l’impianto elettrico principale del corpo, il pannello di comando,  che invia e riceve messaggi, alla velocità di circa 100 metri al secondo, fino all’estrema periferia del corpo per inviare informazioni ed essere costantemente informato su tutto quanto succede, attimo per attimo, nel nostro organismo. Per fare un esempio, un segnale per viaggiare dal cervello alla punta dell’alluce impiega appena 1/50 di secondo. A rendere così veloce la trasmissione dei segnali è la mielina, lo speciale rivestimento degli assoni, ‘ i ‘fili elettrici’ del sistema nervoso. Ma questo sistema di comunicazione così complesso ed efficiente può purtroppo incepparsi, andando a creare così gravi problemi. E’ quello che succede nella sclerosi multipla, una malattia che interessa 2,3 milioni di persone nel mondo, di cui mezzo milione nella sola Europa e circa 75 mila in Italia. Diagnosticata in genere tra i 20 e i 40 anni, colpisce due volte più le donne che gli uomini e rappresenta la principale causa di disabilità non traumatica nei giovani adulti. La sclerosi multipla è determinata dall’infiammazione della mielina, che viene danneggiata dall’attacco del nostro sistema immunitario. Le nostre difese immunitarie, un baluardo contro malattie infettive e tumori, possono essere per qualche motivo portate fuori strada, forse in seguito ad esposizione a tossici ambientali, e cominciano così ad attaccare il nostro sistema nervoso e in particolare la guaina mielinica. Questo provoca un rallentamento o addirittura l’interruzione della trasmissione degli impulsi nervosi. L’organismo, nel tentativo di ‘riparare’ il danno, può finire con il peggiorarlo,determinando la formazione di aree cicatriziali a livello del tessuto nervoso. Nella sua forma può comune la malattia procede per ‘episodi’ o ‘recidive’, dei quali è impossibile prevedere le manifestazioni, la gravità, la durata o anche solo quando si verificheranno. 

Forme di sclerosi multipla. La sclerosi multipla è una malattia neurodegenerativa cronica progressiva, causata da un attacco anomalo del sistema immunitario contro le strutture del sistema nervoso centrale (cervello, midollo spinale,nervi ottici). Le cause esatte alla base di questa condizione non sono note ma si ritiene che sia imputabile ad un mix di cause ambientali e di attacco autoimmune. I raid del sistema immunitario danneggiano il delicato rivestimento di mielina che riveste gli assoni, ‘i ‘gambi’ delle cellule nervose che portano i segnale nervoso fin nelle aree più periferiche dell’organismo. Questo provoca alterazioni motorie progressive fino alla paralisi, difficoltà a deglutire, a parlare, a controllare le funzioni della vescica e dell’intestino; la malattia può provocare anche gravi alterazioni della vista e delle funzioni cognitive e portare a depressione. L’aspettativa di vita delle persone colpite è in genere 5-10 anni inferiore al resto della popolazione. La maggior parte dei pazienti presenta la forma recidiva-remittente, caratterizzata da periodi di peggioramento seguiti da altri di parziale recupero; metà di questi, approda nel corso del tempo alla forma ‘progressiva secondaria’.

- SM recidivante remittente (SMRR): è la varietà più frequente (85% di tutte le diagnosi). In questa forma la malattia procede per ‘episodi’ (ricadute o recidive), che sono seguiti da un recupero funzionale totale o più frequentemente parziale e da un periodo di relativa stabilità fino al prossimo episodio. I periodi di ‘tregua’ possono essere anche molto lunghi,  ma la malattia continua silenziosamente a far danno anche in assenza di sintomi evidenti.

- SM secondariamente progressiva (SMSP): interessa circa il 75% dei pazienti provenienti da un periodo di circa 10 anni di forma recidivante –remittente. E’ dunque uno stadio avanzato di malattia e in questa forma le recidive non sono più seguire da una remissione completa; la disabilità continua a progredire da un attacco all’altro. 

- SM primariamente progressiva (SMPP): interessa circa il 10% dei pazienti ed è caratterizzata da un costante peggioramento delle funzioni neurologiche sin dall’esordio della malattia. Questi pazienti non presentano dunque l’andamento ‘classico’ a remissioni e recidive, ma un peggioramento continuo e progressivo. La gravità varia da persona a persona.

- SM recidivante progressiva (SMRP): è una forma rara che interessa appena il 5% dei pazienti. I sintomi della malattia peggiorano progressivamente dal momento della diagnosi e possono manifestarsi con episodi gravi, seguiti o meno da remissioni. (MARIA RITA MONTEBELLI)

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