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ANDROLOGIA

Protesi peniene: ora c’è un sito
per orientare il maschio italiano

28 Ottobre 2015

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Da un lato 27,5 mesi di attesa per un intervento di implantologia peniena, dall’altro soffrire di disfunzione erettile grave e non sapere a chi rivolgersi, subendo le conseguenze fisiche e psicologiche della malattia. È il selfie in chiaroscuro della chirurgia protesica peniena italiana che delinea il percorso ad ostacoli degli uomini che soffrono di disfunzione erettile grave, circa 300mila, e che in questo modo vedono negato il diritto alla salute sessuale sancito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. A sottolinearlo sono gli esperti della Società Italiana di Andrologia (SIA) analizzando i primi dati emersi a dal Registro nazionale sull’implantologia peniena, prima esperienza a livello europeo. Obiettivi del progetto: migliorare il percorso di diagnosi e trattamento, costruendo per la popolazione  un canale attendibile di informazione, ed ‘efficientare’ il sistema  mettendo a disposizione delle autorità sanitarie dati utili a delineare lo scenario.

Il Registro Italiano di implantologia peniena. Si compone di un’anima scientifica orientata a fornire dati sull’implantologia peniena nel nostro Paese e a definire l’impatto della protesi sulla qualità di vita, e di un’anima divulgativa che, attraverso il sito www.androprotesi.it, punta a diffondere corrette informazioni al pubblico offrendo anche una lista delle strutture e dei chirurghi implantologi cui è possibile rivolgersi per un consulto specialistico. “E’ ormai condiviso e riconosciuto dalla scienza e dalla società civile il ruolo della sessualità nel raggiungimento e mantenimento di una buona qualità di vita – osserva Giorgio Franco, Presidente della SIA – Si tratta di un diritto da rispettare a partire dal rendere facilmente reperibili informazioni corrette sulla patologia, per finire con l’offrire risposte adeguate al problema. La chirurgia protesica offre una soluzione sicura ed efficace agli uomini che non trovano risposte nelle terapie farmacologiche. Il Registro punta a darle il giusto spazio all’interno del panorama dei trattamenti, nella piena consapevolezza che per molti la chirurgia protesica rappresenta l’unica soluzione percorribile per ritrovare la serenità di coppia”. Le linee guida nazionali ed internazionali raccomandano il ricorso all’implantologia protesica in tutti quei pazienti con DE grave, non rispondenti alle terapie farmacologiche. Sono circa 300.000 gli uomini che, in Italia, soffrono di deficit erettile grave per cause diverse che vanno dalle malattie vascolari e dismetaboliche (come il diabete), alla chirurgia per il tumore alla prostata, ai traumi subiti nell’area genitale, e che fino ad oggi non avevano alcuna fonte ufficiale di informazione sulle modalità di intervento, le tipologie di protesi, le strutture e gli specialisti dedicati a questa chirurgia presenti sul territorio nazionale.

“Si tratta di procedure che in mani qualificate sono sicure, con poche controindicazioni, ad esempio un grave diabete scompensato – sottolinea Edoardo Pescatori, ideatore e Coordinatore del Registro – Parliamo di una vasta fetta della popolazione maschile che ha perso la possibilità di avere o mantenere l’erezione per seri problemi fisici. Una condizione che diventa ancora più drammatica quando colpisce i giovani che, in assenza di soluzioni, vedrebbero svanire anche la possibilità di diventare genitori per via naturale. Un diritto negato anche a causa delle lunghe liste d’attesa di oltre 2 anni nelle strutture pubbliche, come rilevato dal Registro: ciò configura un bisogno di salute fisica che attualmente non è purtroppo soddisfatto”. “Un intervento dura circa 2 ore e prevede il ricovero del paziente per una notte – specifica Fulvio Colombo, membro del Board Scientifico SIA del Progetto Protesica - La chirurgia protesica prevede una risoluzione del deficit erettile nel 100% dei casi: l’attività sessuale riprende regolarmente dopo circa un mese e mezzo e non c’è alcun rischio rispetto a perdita di sensibilità, fertilità o eiaculazione. La protesi dura circa 10 anni, ma studi recenti estendono a 15 anni la durata di circa il 75% delle protesi; se la protesi sviluppa dei problemi di funzionamento si può comunque procede con la sua sostituzione”. (PIERLUIGI MONTEBELLI)

 

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