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PROGRESSI IN MEDICINA

In un’ora la diagnosi di infarto
grazie al test Roche troponina T

10 Febbraio 2016

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Una buona notizia per le oltre 135 mila persone colpite ogni anno in Italia da eventi coronarici, considerando che per un terzo di loro sono stati fatali, viene dalla recente pubblicazione online sulla rivista Annals of Emergency Medicine dei risultati dello studio clinico TRAPID-AMI1, che confermano un nuovo approccio per una diagnosi più rapida di infarto nei pazienti con dolore toracico acuto. Tale approccio è basato sul test Roche troponina T ad elevata sensibilità e può ridurre il tempo di osservazione necessario per diagnosticare o escludere un infarto da 3-6 ore a solo 1 ora. In caso di infarto, come noto, una diagnosi veloce e affidabile costituisce un elemento critico poiché ogni ora che passa dall’insorgenza dei sintomi all’inizio della terapia incrementa il rischio di mortalità. E proprio dall’Italia è arrivato un significativo contributo allo svolgimento dello studio TRAPID-AMI1, in cui sono stati coinvolti l’A.O.U. di Padova e l’Azienda Ospedaliera-Polo Universitario ‘Luigi Sacco’ di Milano. “Lo studio riveste notevole importanza sia per la diagnosi di esclusione che di rapido riconoscimento dell’infarto miocardico acuto. Disporre di un marcatore biochimico come la Troponina T hs, in grado di escludere precocemente tale patologia, permette l’identificazione di eventuali diagnosi alternative, la rassicurazione dei pazienti e la dimissione in sicurezza. Per il Pronto Soccorso, l’algoritmo ad un’ora permette la riduzione dei tempi di attesa e di ricovero, ed uno snellimento dei percorsi di cura. Nei casi di positività, l’algoritmo accelerato permette di iniziare più tempestivamente la terapia medica o l’angioplastica coronarica ed assicurare migliori esiti di salute”, ha commentato il professor Mario Plebani, Direttore Dipartimento Strutturale Medicina di Laboratorio dell’Azienda Ospedaliera-Università di Padova.

Ogni minuto conta. Un attacco di cuore è un evento cardiaco frequente durante il quale viene interrotto l’apporto di sangue ad un’area del muscolo cardiaco, causandone la morte delle cellule. L’immediato trattamento è essenziale poichè ogni 30 minuti di ritardo rispetto all’inizio della terapia nei pazienti con IMA incrementa il rischio di mortalità del 7.5%. Secondo i dati provenienti dalle SDO (schede di dimissione ospedaliera) i ricoveri in Italia per infarto miocardico in un anno sono 125.000 e la durata media della degenza è di circa 6 giorni. Si tratta quindi di una patologia con importanti ripercussioni sia sulle vite umane sia sul processo di presa in carico dei pazienti. La troponina è una proteina del muscolo cardiaco, rilasciata nel circolo ematico durante un infarto miocardico. Una limitazione che presentavano le prime generazioni dei metodi su sangue disponibili era costituita dal tempo richiesto per rilevare il rilascio di troponina: a volte fino a sei ore, nel caso di metodi a più bassa sensibilità. “L’introduzione dei metodi ad elevata sensibilità analitica ha cambiato il paradigma di gestione dell’IMA. Con i metodi dotati di più elevata sensibilità, come quello Roche Troponina T hs, analiticamente e clinicamente opportunamente validati, il biomarcatore può essere convenientemente utilizzato per anticipare la diagnosi anche in soggetti che si presentano con dolore toracico ad insorgenza precoce (come nello studio TRAPID-AMI). Inoltre, i dati in letteratura evidenziano che questa caratteristica di elevata sensibilità analitica può fare del marcatore anche un valido strumento prognostico per l’identificazione dei pazienti più a rischio di eventi cardiaci futuri” ha commentato il professor Mauro Panteghini, Direttore del Dipartimento di Medicina di Laboratorio dell’Azienda Ospedaliera-Polo Universitario ‘Luigi Sacco’ e della Cattedra di Biochimica Clinica dell’Università di Milano. Una diagnosi precoce e il conseguente inizio del trattamento hanno un impatto significativo sull’outcome e potenzialmente possono salvare delle vite e ridurre i costi relativi sostenuti dai sistemi sanitari.

Il test Roche Troponina T cardiaca ad alta sensibilità. Il metodo Roche Troponina T ad alta sensibilità (cTnT-hs) rileva la presenza in circolo, già a concentrazioni molto basse, di troponina cardiaca, il biomarcatore di elezione per la diagnosi di infarto miocardico nella pratica clinica. In combinazione con l’elettrocardiogramma (ECG), il dosaggio della troponina è divenuto il gold standard per la diagnosi di infarto. L’elevata sensibilità del metodo Roche cTnT-hs insieme alla nuova procedura validata nello studio TRAPID-AMI accelera significativamente il processo decisionale relativo al ‘rule-in’ (conferma) e ‘rule-out’ (esclusione) dell’infarto, massimizzando così il potenziale di un trattamento efficace. Allo stesso tempo, un processo decisionale più veloce contribuisce alla migliore gestione del carico di lavoro in Pronto Soccorso e dei costi relativi sostenuti dai sistemi sanitari. (CARLOTTA DONNINI)

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