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IL FUTURO DELL’ONCOLOGIA

Celgene, l’innovazione in oncologia
“Nanomedicina e tecnologie”

22 Febbraio 2016

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Il Nano World Cancer Day 2016 è un evento pan-Europeo organizzato nell’ambito del World Cancer Day celebrato lo scorso 4 febbraio, con lo scopo di diffondere la conoscenza della 'nanomedicina' e delle opportunità che essa offre nel trattamento dei tumori. Concretamente, cosa è cambiato nella lotta contro il cancro con l’avvento di terapie sempre più mirate e tecnologiche?

In questi ultimi anni l’oncologia è stata segnata da cambiamenti molto significativi. Basti dire che fino agli anni ’90 era difficile, se non impossibile, pensare a concetti come ‘cronicizzazione della malattia’ che invece a partire dai primi anni 2000 si vanno affermando e concretizzando sempre di più. Grazie all’ampliamento degli screening e ai notevoli progressi nel campo delle tecnologie e della Nanomedicina, le terapie si sono evolute e oggi sono sempre più personalizzate; con l’arrivo di nuove molecole sempre più mirate la mortalità complessiva per cancro in entrambi i sessi nell’arco di un ventennio si è ridotta in tutta Europa, e in Italia di circa il 20%. Inoltre, sempre nel nostro paese, dal 2010 al 2015 si è registrato un incremento del 17% di pazienti sopravvissuti, affetti da tumore.

Celgene ha un ruolo di primo piano nello scenario della Nanomedicina, in quanto proprietaria della tecnologia nota come piattaforma nab. Ci può spiegare come funziona questa tecnologia e come è applicata in ambito oncologico?

La nanotecnologia brevettata nab è una tecnologia d’avanguardia che prevede l’utilizzo di una proteina di origine umana, l’albumina, per trasportare il principio attivo del farmaco nella sede tumorale. La piattaforma nab sfrutta le proprietà dell’albumina come vettore naturale di molecole idrofobiche che vengono veicolate nel circolo sanguigno, raggiungendo i tessuti tumorali in maniera assai più mirata rispetto alla chemioterapia (ad esempio paclitaxel), utilizzata tradizionalmente. Lo sviluppo di nanoparticelle di dimensioni attorno ai 130 nm, permette inoltre di legare un maggior numero di molecole di paclitaxel, rilasciate in modo più selettivo nei tessuti, migliorando quindi il profilo di tollerabilità ed efficacia del farmaco, come dimostrato in diversi studi preclinici e clinici in vari tipi tumorali. 

Nab-paclitaxel, già approvato in Italia per il trattamento del tumore al seno metastatico, ha ricevuto l’ok dall’AIFa anche per il tumore al pancreas metastatico, neoplasia che fino ad oggi aveva opzioni terapeutiche molto limitate. Qual è stato il valore apportato dalla disponibilità di nab-paclitaxel per il trattamento di questo tipo di tumore?

Purtroppo per alcuni tumori, tra i quali il tumore del pancreas, la mortalità non si è ridotta in questi anni. Le prospettive di sopravvivenza per questo tumore sono davvero limitate e l’unico farmaco di riferimento per il trattamento di questa forma tumorale è stato registrato nel 1996. Da allora per molti anni non si sono registrate innovazioni terapeutiche significative. La prima vera novità è stata nel 2013, quando nab-paclitaxel ha dimostrato, in associazione a gemcitabina, una significativa superiorità rispetto a quest’ultima. Nab-paclitaxel è stato registrato negli Stati Uniti nel 2013 e nel febbraio 2015 ha ricevuto l’approvazione di AIFa per l’Italia, consentendo così di avere finalmente un’arma importante a disposizione questo tumore.

L’innovazione richiede investimenti: in Europa il settore farmaceutico e biotecnologico è primo, tra tutti i settori industriali, per investimenti in ‘Ricerca e Sviluppo’. Qual è stato l’impegno di Celgene in questo senso fino ad oggi e quali sono le prospettive per il futuro?

Celgene celebra in questo 2016 dieci anni di presenza in Italia. In questo arco di tempo ci siamo concentrati soprattutto sulla ricerca e lo sviluppo di terapie innovative. Celgene investe circa il 30% del suo fatturato annuo in R&S, un valore superiore a quello medio di aziende farmaceutiche simili. I numeri parlano da soli: 100 milioni di euro investiti in R&S fino al 2015, con circa 106 istituzioni di ricerca coinvolte, 274 sperimentatori, un totale di oltre 519 collaborazioni. Nell’ambito delle nanotecnologie, tra ricerca sponsorizzata e ricerca indipendente sono stati portati avanti ben 22 trials, arruolando oltre 2.100 pazienti. Per il solo nab-paclitaxel, sono stati investiti in ricerca (tra sponsorizzata e indipendente) circa 38 milioni di euro. Con questo focus sulla ricerca Celgene risponde alla sua mission fondamentale: rendere disponibili per i pazienti oncologici farmaci innovativi in grado di migliorare sopravvivenza e qualità di vita. Ma lo sviluppo di farmaci innovativi è importante anche per verificare la loro efficacia in altri ambiti. Attualmente sono in corso alcuni studi in pazienti con tumore della mammella e tumore del pancreas in fase precoce, per valutare se nab-paclitaxel possa essere efficace nel ridurre il rischio di recidive in queste patologie. (MARTINA BOSSI)

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