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GINECOLOGIA ENDOCRINOLOGICA

Menopausa. Finalmente, per tutte,
la nuova terapia senza progestinico

2 Marzo 2016

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Esistono molti modi di vivere la menopausa, quasi quanti sono i modi di essere donna: è la conclusione cui conducono i risultati della ricerca 'Le donne e la menopausa', che GfK Italia ha realizzato per MSD. Il periodo nella vita della donna che coincide con l’esaurirsi delle riserve ovariche di follicoli che producono estrogeni e il termine della parentesi fertile è spesso fonte di ansia e preoccupazioni che rischiano di offuscare il vissuto di questa stagione, da affrontare piuttosto come una vera e propria 'finestra di opportunità', secondo la definizione della professoressa Chiara Benedetto, ordinario di Ginecologia e Ostetricia all’Università di Torino. Non si tratta di una semplice parentesi perché, grazie all’allungamento dell’aspettativa di vita “oggi una donna trascorre in media 30 anni in questa fase, cioè l’ultimo terzo della sua vita”, spiega Chiara Benedetto. Con oscillazioni che vanno dai 40 anni di età, quando viene definita precoce, ai 53 anni, se tardiva, la menopausa si manifesta nei paesi occidentali in media intorno ai 51 anni. Secondo le stime nel 2050 interesserà 1 miliardo e 500 milioni di persone. E’ fondamentale, quindi, assicurare a questa fascia crescente di popolazione una menopausa il più possibile libera da sintomi e una qualità di vita soddisfacente. Il controllo della sintomatologia, che comprende comunemente disturbi del sonno e dell’umore, disturbi del sistema nervoso centrale come vampate di calore e calo del desiderio, osteoporosi, atrofia e secchezza vaginale, da alcuni decenni è possibile tramite la Terapia Ormonale Sostitutiva (TOS), così definita perché sostituisce la mancata produzione ormonale attraverso la somministrazione di estrogeni e progestinici. La TOS suscita, tuttavia, da tempo nella comunità scientifica e nella percezione delle donne grandi perplessità riguardo alla tollerabilità e la sicurezza. MSD in collaborazione con Pfizer rende disponibile anche in Italia Duavive 0,45 mg/20 compresse, una nuova terapia a base di estrogeni naturali coniugati con bazedoxifene e presentata alla conferenza stampa “Menopausa. (Over) 50 sfumature di donna nell’ambito del 17° congresso mondiale dell’International Society of Gynecological Endocrinology - ISGE. Come spiega il professor Andrea R. Genazzani, ordinario di Ginecologia e Ostetricia all’Università di Pisa e Presidente dell’ISGE, “gli estrogeni promuovono la crescita dell’endometrio, e i loro effetti, se non contrastati, aumentano il rischio di iperplasie e cancro dell’endometrio stesso”. Il bazedoxifene influisce in modo selettivo sui tessuti le cui cellule hanno espresso i recettori degli estrogeni, con effetto inibente (ad esempio nell’endometrio e a livello della mammella o stimolante). Questo consente di vincere le resistenze a iniziare la TOS per quelle donne convinte che gli ormoni siamo un metodo innaturale e anzi cancerogeno. Il professor Genazzani precisa che in realtà “si è scoperto che il rischio cardiovascolare e oncologico della mammella era legato al progestinico che grazie alla ricerca MSD finalizzata a creare nuove e più sostenibili TOS, si è potuto eliminarlo dal farmaco". La terapia con estrogeni associati a bazedoxifene è indicata per le donne che presentano già i sintomi della menopausa, sintomatica in 9 casi su 10. “Poiché quasi tutte le cellule dell’organismo hanno recettori per gli ormoni - spiega la professoressa Benedetto - quando questi non vengono più prodotti, le cellule vanno incontro a modificazioni, da qui la varietà e incidenza della sintomatologia. Oggi, con la nuova formula MSD, la TOS è più sicura e la sua azione non si esaurisce nel miglioramento dei sintomi ma si propone di prevenire a medio-lungo termine una varietà di patologie, cui le donne in menopausa rischiano di andare incontro. Questo si deve all’azione protettiva degli estrogeni sugli organi coinvolti: vasi sanguigni, pelle, mucose e vie urinarie. Perché la TOS abbia effetto occorre agire tempestivamente e iniziarla non appena la menopausa si manifesta. Il professor Genazzani consiglia una continuità nella cura di almeno 20 anni. Le sue pazienti che si sono attenute a queste prescrizioni ora non dimostrano la loro età anagrafica, né esteticamente né biologicamente. Per quanto riguarda il punto d’inizio il professore avverte che “la fertilità di una donna non è una lampadina che si spegne all’improvviso. Assomiglia di più alla luce di una candela che languisce nel tempo”. La menopausa vera e propria è preceduta da un periodo di pre-menopausa in cui si verificano frequenti sbalzi ormonali e vampate di calore dovute a vasodilatazione cutanea, seguite da sudorazione e sensazione di freddo. Durante la pre-menopausa, a detta degli esperti riuniti al simposio, è indicata la consueta terapia contraccettiva che la donna assumeva in età fertile, per passare poi alla TOS dopo 12 mesi di scomparsa del ciclo mestruale. Anche se non sono disponibili studi sufficientemente lunghi per farne una prova scientifica, si è osservato che, dopo 5 anni di trattamento si ottiene una significativa riduzione del rischio d’infarto. Iniziare presto la terapia con estrogeni coniugati e bazedoxifene è dunque un investimento nel futuro di una donna e le donne in menopausa, oggi hanno un lungo futuro davanti a sé.

L’universo femminile declina il vissuto della menopausa in sfumature diverse e a questo proposito i curatori della ricerca di Gfk Italia hanno identificato quattro profili di donna sulla base di due criteri principali: l’accettazione della menopausa e l’atteggiamento attivo/passivo nel trattamento dei sintomi. Tra coloro che accettano la nuova condizione, le 'serene' hanno un quadro di sintomi sotto controllo per intensità e frequenza e la affrontano in modo piuttosto passivo e non sistematico, adottando soluzioni temporanee. Per queste donne le figure di riferimento sono le amiche o il naturopata di fiducia. Sono più propense a ricorrere a metodi naturali o tradizionali per alleviare i sintomi al bisogno. Il loro ricorso al ginecologo è limitato a controlli di routine e la loro immagine di sé si slega dai ruoli sociali di madre e moglie, fino ad allora prevalenti, per concentrarsi su sé stesse e la ricerca di un nuovo equilibrio interiore. Sebbene l’attenzione per l’alimentazione sana e il recupero di ritmi quotidiani salutari trovino l’appoggio della scienza medica ufficiale, queste donne non assumono TOS. Un altro profilo individuato dalla ricerca riguarda le donne che hanno una sintomatologia più importante ma non assumono ormoni perché convinte che causino il cancro e perché vedono la menopausa come un male inevitabile: inutile tentare di opporsi. Questo tipo di donna è detta 'rassegnata' perché ha un atteggiamento rinunciatario nei confronti della vita e accetta di dedicarsi a tempo pieno ai genitori anziani, dopo aver cresciuto i figli. Le 'eterne ragazze', invece, sono molto attive nell’affrontare i sintomi perché non accettano le trasformazioni fisiche e estetiche di questa nuova fase, si vedono meno femminili e vorrebbero fermare il tempo. Per questo sono loro stesse a richiedere la TOS al ginecologo per poter apparire come prima e fare la stessa vita di sempre. Infine le 'performanti' sono donne sicure di sé, con una buona posizione sociale e professionale, che cercano soluzioni rapide e definitive per il controllo dei sintomi. Il loro referente principale è il ginecologo ma a volte ricorrono alla fitoterapia, di cui sono però meno soddisfatte perché meno efficace. Hanno quindi un atteggiamento proattivo e non cambiano le loro prospettive, si curano perché vogliono continuare a svolgere le attività consuete. La professoressa Rossella Nappi, associato presso l’Università di Pavia auspica la creazione di una 'cultura della menopausa' per toglierle l’aura di ineluttabilità e fatalismo che ancora la circonda, ma soprattutto che si diffonda capillarmente l’uso della TOS basata su estrogeni e bezedoxifene per dare a tutte le donne non più fertili la possibilità di una vita attiva e gratificante su un piano di parità col partner. La menopausa in fondo è fase di raccolta di ciò che si è seminato fin lì per realizzare il progetto riproduttivo, professionale e di coppia che si è scelto, riappropriandosi del pieno controllo della propria vita. (MARTINA BOSSI)

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