Cerca

EVENTI CORONARICI ACUTI

L’infarto? “È un evento devastante
per paziente, assistenza e società”

10 Aprile 2016

0

Come si caratterizzano gli eventi coronarici acuti? Qual è l’impatto dell’infarto in Italia sotto il profilo epidemiologico e sanitario?

Gli eventi coronarici acuti sono urgenze cardiovascolari caratterizzate da improvvisa ischemia del muscolo cardiaco dovuta a riduzione del flusso di sangue all’interno delle coronarie, le arterie del cuore. La causa più frequente è l’aterosclerosi coronarica, vale a dire la presenza di placche calcifiche e piene di colesterolo che riducono significativamente il lume dei vasi coronarici. Su queste ostruzioni aterosclerotiche in un momento qualunque si può formare un coagulo che porta all’occlusione di una coronaria con conseguente infarto, evento imprevedibile e improvviso. Dal momento in cui il paziente accusa un improvviso dolore toracico per un infarto miocardico, il tempo necessario per riaprire la coronaria occlusa deve essere il più breve possibile: se si interviene entro la prima ora si riesce generalmente a salvare completamente il muscolo cardiaco. In Italia ogni anno si verificano circa 135 mila infarti e purtroppo in un quarto dei casi i pazienti muoiono prima di arrivare in ospedale. La prevalenza dell’infarto risulta globalmente in aumento a causa del progressivo invecchiamento della popolazione e alla maggiore sopravvivenza alle patologie croniche. Si registra invece una lieve diminuzione dell’incidenza per singole fasce di età. La prognosi di questa patologia è allo stato attuale più favorevole rispetto a quella di alcuni decenni fa: la mortalità è oggi inferiore al 5%, mentre superava il 20% prima dell’avvento dei farmaci trombolitici. A questo proposito ricordiamo che l’ANMCO è stata pioniera di studi importanti quali il GISSI sulla terapia trombolitica, prima dell’avvento dell’angioplastica. L’infarto resta comunque un evento di grande impatto sotto il profilo sanitario, per l’aspetto organizzativo della rete dell’emergenza-urgenza (118, unità coronariche ed emodinamiche), perché l’angioplastica primaria richiede personale altamente qualificato con strutture in grado di garantire il pronto intervento nelle 24 ore e per l’impegno economico complessivo, incluso quello per le procedure di rivascolarizzazione; e impatta anche sotto il profilo sociale, perché nonostante la prognosi dell’infarto di anno in anno sia sempre migliore, è comunque necessario ricondurre il paziente sopravvissuto a un infarto alla sua vita quotidiana e al lavoro attraverso la riabilitazione, le terapie e i controlli per abbassare il rischio di nuovi eventi coronarici acuti.

Fulcro del progetto ‘Amico del cuore’ sono le UTIC, reparti ospedalieri specializzati nella gestione del paziente affetto da patologia cardiaca acuta. Com’è strutturato questo percorso, come vengono presi in carico e seguiti questi pazienti e, aspetto particolarmente importante, com’è gestita la fase della dimissione?

Il paziente, nel momento in cui accusa la sintomatologia tipica infartuale, chiama il 118 per ricevere soccorso in tempi estremamente brevi. In molte città l’ambulanza è in grado di trasmettere l’elettrocardiogramma (ECG) direttamente all’ospedale, alla struttura di emodinamica. Una volta raggiunta la struttura sanitaria il paziente è portato in Unità Coronarica dove viene stabilizzato e inizia immediatamente le terapie del caso, quindi trasferito in sala emodinamica dove viene sottoposto a coronarografia, che individua la coronaria occlusa e poi ad intervento di angioplastica che si avvale di un palloncino e di uno stent (rete metallica) che risolvono la stenosi riaprendo il vaso coronarico occluso. Il paziente torna poi in Unità Coronarica per 1-2 giorni e infine al reparto di degenza per circa 4-5 giorni. A questo punto il paziente viene dimesso per iniziare il percorso riabilitativo cardiologico, ambulatoriale o in degenza a seconda della complessità del caso. Questa fase dura da 3 a 6 mesi. Nel corso della riabilitazione fisica e delle sedute educazionali, con le quali si insegnano al paziente corretti comportamenti e un adeguato stile di vita, vengono effettuati ripetuti controlli, iniziali e finali per stabilire le condizioni generali e lo stato del recupero.

Quanto conta la comunicazione con il paziente a supporto di un corretto stile di vita post infarto? Qual è in tal senso il contributo del progetto “Amico del cuore”?

La comunicazione con il paziente ha un’importanza fondamentale. Il paziente che ha avuto un evento coronarico acuto deve essere responsabilizzato a una corretta gestione del dopo infarto e questo può avvenire solo se riceve un’adeguata e completa informazione sulla sua malattia: cos’è un infarto, quali implicazioni comporta, cosa sarebbe potuto succedere se non si fosse intervenuto per tempo e cosa si rischia in caso di un secondo evento. È essenziale informare il paziente sulla necessità di modificare il proprio stile di vita e adottare alcuni comportamenti che riducono il rischio di un secondo infarto: tenere sotto stretto controllo i valori del colesterolo, monitorare il diabete, la pressione arteriosa, fare attività fisica, assumere regolarmente i farmaci che gli sono stati prescritti per mantenere aperta la coronaria, che potrebbe richiudersi in caso di interruzione della terapia. L’aderenza alla terapia è un problema rilevante: sappiamo che almeno il 30% dei pazienti entro il primo anno dall’infarto sospende da solo farmaci che sono essenziali per la sua malattia, tra cui in particolare i farmaci per abbassare il colesterolo. Campagne come ‘Amico del cuore’ sono di grande utilità poiché l’informazione scientifica viene veicolata attraverso incontri e dibattiti su queste tematiche con le associazioni pazienti e la partecipazione attiva degli stessi pazienti.

Quali sono le peculiarità che differenziano la donna rispetto al colesterolo, alla malattia coronarica acuta e alla gestione del post infarto?

In generale l’uomo è a maggior rischio di infarto e di alterazioni dell’assetto lipidico, ma vi sono alcune specificità che riguardano la donna. In primo luogo, l’effetto favorevole degli estrogeni che la proteggono per tutta l’età fertile, influenzando positivamente sia l’assetto lipidico, che si caratterizza per valori di colesterolo LDL tendenzialmente più bassi, sia i vasi sanguigni con un’azione protettiva sull’endotelio di rivestimento ed antiossidante. Dopo la menopausa si assiste a un viraggio di questi effetti per la caduta degli estrogeni che comporta un peggioramento del profilo lipidico con aumento del colesterolo totale, riduzione del colesterolo HDL e aumento del colesterolo LDL. In secondo luogo, bisogna tener presente che le donne più degli uomini soffrono di patologie infiammatorie croniche che possono concorrere ad accrescere il rischio cardiovascolare. L’infarto miocardico, poco frequente nella donna prima della menopausa, si presenta con maggiore frequenza dopo i 70-75 anni in una forma clinica diversa rispetto all’uomo, nel senso che non si manifesta sempre nelle sua forma tipica, vale a dire con il classico dolore toracico, quanto piuttosto con una sintomatologia caratterizzata da palpitazioni, affanno, stanchezza, e così via. Questo di per sé non sarebbe un segno negativo ma lo diventa dal momento in cui l’evento coronarico acuto non viene prontamente riconosciuto proprio perché si presenta in maniera atipica. Inoltre, poiché l’infarto è più frequente negli uomini, le donne sono poco presenti nei trial clinici e questo fa sì che ci sia una minore conoscenza dell’efficacia delle terapie farmacologiche e delle procedure interventistiche nel genere femminile. Un altro punto a sfavore delle donne è il dopo infarto. Siccome l’evento acuto si manifesta nella donna una decina d’anni più tardi rispetto all’uomo, la prognosi è peggiore perché il quadro biologico è più compromesso, in quanto più anziana e con diverse comorbilità associate. Infine, nonostante in anni recenti vi sia stato un notevole miglioramento della prognosi, questo dato è meno significativo nelle donne. Tutto ciò impone che la donna già dalla menopausa si sottoponga ad una valutazione globale del rischio cardiovascolare ed a un attento controllo dei valori del suo colesterolo: solo così si aprirà la strada ad una prevenzione veramente efficace. (LARA LUCIANO)

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Vito Crimi, il tragico leader M5s: la gaffe, non conosce neppure quali sono le "Cinque Stelle"

"Indegno, inaccettabile, oscurantista". La violenza di Giuseppe Conte, colata d'insulti a Salvini / Video
Emilia Romagna, Stefano Bonaccini s'infuria con la sicurezza: "Basta, fate solo casino. Sto parlando in tv"
Emilia Romagna, papà Borgonzoni al comitato di Stefano Bonaccini: "Non mi dispiace per mia figlia Lucia"

media