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NUOVE TERAPIE FARMACOLOGICHE

Tocilizumab mostra efficacia
nell’arterite a cellule giganti

16 Giugno 2016

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Annunciati da Roche i risultati positivi emersi dallo studio di fase III GiACTA, che ha valutato tocilizumab in pazienti affetti da arterite a cellule giganti (ACG). Lo studio ha soddisfatto l’endpoint primario ed i principali endpoint secondari, dimostrando che tocilizumab, inizialmente associato a un regime a base di steroidi (glucocorticoidi) della durata di sei mesi, ha mantenuto in modo più efficace la remissione nell’arco di un anno rispetto a un regime esclusivamente steroideo di sei o 12 mesi in soggetti con ACG di nuova diagnosi o recidivata. Al momento di questa analisi, non sono stati riscontrati nuovi segnali di sicurezza con tocilizumab nell’ambito dello studio. Gli eventi avversi si sono rivelati simili a quelli osservati nei precedenti studi clinici condotti su tocilizumab. L’ACG è una grave patologia in cui le arterie, in genere della testa, ma anche l’aorta e le sue diramazioni, sono oggetto di infiammazione. Quest’ultima può determinare mal di testa intensi e persistenti, aumento della sensibilità del cuoio capelluto e dolore a carico di mandibola e arti superiori. L’ACG è difficile da diagnosticare e, se non trattata, può indurre cecità, ictus o aneurismi aortici. Circa il 30% dei soggetti affetti da ACG manifesta disturbi visivi e circa il 15% va incontro a perdita permanente della vista.

“Per i pazienti che soffrono di questa rara malattia, i risultati ottenuti sono incoraggianti, soprattutto se si considera che per oltre 50 anni non sono stati introdotti nuovi trattamenti –  ha dichiarato Sandra Horning, MD, Chief Medical Officer e Head of Global Product Development – Sebbene la terapia a lungo termine con steroidi ad alte dosi sia attualmente alla base del trattamento per l’ACG, tali agenti possono essere responsabili di eventi avversi gravi. Se approvato, tocilizumab rappresenterà una nuova alternativa importante all’utilizzo di steroidi a lungo termine per i pazienti che soffrono di ACG”. Circa l’80% dei soggetti affetti da ACG esposti all’uso di steroidi a lungo termine manifesta effetti indesiderati correlati all’impiego di questi medicinali, quali cataratte, diabete, fratture e ipertensione. La riduzione dell’utilizzo di steroidi in questo gruppo di pazienti rappresenta un obiettivo importante sia per i medici sia per coloro che convivono con l’ACG. L’incidenza stimata dell’ACG negli Stati Uniti è di oltre 200 casi ogni 100 mila abitanti di età superiore a 50 anni ed è ancor più elevata nell’Europa settentrionale. L’ACG, che interessa con una probabilità di due/tre volte superiore le donne, è spesso difficile da diagnosticare a causa dell’ampia varietà di segni e sintomi. A causa della mancata introduzione di nuovi trattamenti per oltre 50 anni, i soggetti affetti da ACG possono ricorrere soltanto a terapie steroidee ad alte dosi che di norma non riescono a curare l’ACG né a indurre remissioni a lungo termine in assenza di trattamento con steroidi. (EUGENIA SERMONTI)

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