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EPATITE C

“In Puglia 5.000 pazienti.
sarà possibile curare tutti?”

27 Giugno 2016

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In Italia, l’epatite C riguarda circa 300 mila persone diagnosticate, ma ne interessa molte di più. L’onere sanitario complessivo dell’epatite C si attesta intorno al miliardo di euro all’anno. Una quota importante del costo per paziente potrebbe essere bilanciata con la riduzione dei costi diretti e indiretti causati da una maggiore efficacia delle cure. Questi i temi trattati da istituzioni, clinici e pazienti riuniti al Convegno ‘Epatite C, esperti a confronto nella Regione Puglia’, realizzato grazie al contributo incondizionato di AbbVie. “Ad oggi in Italia sono stati curati oltre 48 mila pazienti. In Puglia, l’impatto della malattia in termini epidemiologici comporterà per i Centri specializzati l’esigenza di affrontare con le nuove cure un numero sempre crescente di pazienti, basti pensare che i pugliesi in trattamento con i nuovi farmaci per l’epatite C sono 5mila - dichiara Gioacchino Angarano, ordinario di Malattie Infettive, Direttore dell’Unità Operativa di Malattie Infettive, Azienda Ospedaliera ‘Ospedale Policlinico Consorziale’ di Bari - pazienti la cui gestione può essere molto complessa a causa delle diverse tipologie, quali ad esempio i pazienti con cirrosi scompensata, coloro che hanno ricevuto il trapianto di fegato e i pazienti con co-infezione da virus dell’HIV. È fondamentale per lo specialista continuare a gestire al meglio scenari clinici complessi e migliorare la prestazione sanitaria”.

Dal punto di vista dei pazienti, invece, la richiesta è che vengano trattate tutte le persone affette da epatite C e non solo coloro con patologia in stato avanzato. “La sola cosa da fare è l’abbattimento totale dei criteri di eleggibilità e la contemporanea introduzione di linee guida che indichino come ‘unica’ priorità di trattamento l’urgenza clinica e sociale, come già avviene in altri Paesi, in cui non esistono limitazioni di accesso ai farmaci innovativi anti HCV. Ciò porterebbe enormi vantaggi sia per il paziente che avrebbe così certezza di sapere ‘quando’ e non ‘se’ sarà curato e per il medico che tornerebbe ad avere la capacità decisionale sulla scelta terapeutica da far seguire”, sostiene Ivan Gardini, Presidente EpaC Onlus.

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