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CONTROLLI MEDICI

Per l’ipertrofia prostatica benigna
1 su 3 s’imbarazza a fare gli esami

28 Giugno 2016

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“Sono ancora giovane per sottopormi ai controlli” (36%), “Mi vergogno troppo” (32%) o “Non lo faccio perché non voglio che si venga a sapere” (29%). Sono queste le scuse che 3 italiani su 10 (31%) utilizzano per evitare i controlli urologici raccomandati dai medici per tenere sotto controllo l’ipertrofia prostatica benigna (IPB), una condizione fisiologica caratterizzata da disturbi urinari associati all’ingrossamento della ghiandola prostatica. Una leggerezza data dal pudore di essere visitati dall’urologo o dalla vergogna che altri siano a conoscenza dei propri problemi intimi. Oggi l’innovativa tecnica per l’enucleazione della prostata ThuLEP con la tecnologia di Cyber TM, permette operazioni precise e rapide in modalità one-day-clinic. Questo sistema è un laser al tullio ad alta potenza made in Italy creato da Quanta System, azienda italiana leader nella tecnologia laser in ambito medicale. Tra i più timidi e restii gli uomini tra i 40 e i 59 anni (64%) soprattutto del Sud (37%), principalmente impiegati (21%) e liberi professionisti (16%). É quanto emerge da uno studio condotto da Quanta System Observatory in occasione del mese della prevenzione urologica, effettuato con metodologia WOA (Web Opinion Analysis) su circa 1200 uomini di età compresa tra i 30 e i 65 anni, attraverso un monitoraggio online sui principali social network, blog, forum e community dedicate, per scoprire perché così tanti italiani non si sottopongono ai controlli medici per il monitoraggio della prostata. 

“Innanzitutto tengo a precisare che fortunatamente l’ipertrofia prostatica benigna non rappresenta un vero e proprio pericolo – afferma Luca Carmignani, primario di Urologia al IRCCS Policlinico San Donato e professore associato presso l’Università di Milano – Si tratta del fisiologico ingrossamento della prostata a cui tutti gli uomini vanno incontro a partire dai 50 anni. Benché possa procurare sintomi urinari che compromettono non poco la qualità della vita, costringendo spesso persone molto anziane, se non trattata, a ricorrere a soluzioni fastidiose come il catetere permanente, è una patologia che oggi si può curare con successo; è però vero che gli uomini temono molto i disturbi alla prostata, ma ciò perché tendono a fare confusione fra patologie benigne e maligne. Sono portati, inoltre, a ignorare qualsiasi disturbo o, più precisamente, a non voler ammettere di avere eventuali problemi”. (PIERLUIGI MONTEBELLI)

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