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CARDIOPATICI E DOLORE

Analgesici: AISD con ‘CardioPain’
per favorire un uso più appropriato

14 Luglio 2016

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Anche l’Associazione Italiana per lo Studio del Dolore (AISD) aderisce a CardioPain, il progetto che mira a ridurre l'uso improprio dei farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) e degli inibitori selettivi della COX-2 (COXIB) nei pazienti cardiopatici con dolore. Il ricorso assiduo a questi medicinali può, infatti, produrre importanti eventi avversi a livello cardiovascolare, pericolosi per chi già soffre di patologie cardiache.  “Mentre nel dolore acuto infiammatorio – spiega Enrico Polati, presidente AISD e Direttore del Dipartimento Emergenza, Terapie Intensive e Terapia del Dolore dell’Università di Verona – i FANS sono da considerarsi come farmaci di prima scelta, nel dolore cronico, che in Europa colpisce attualmente circa 100 milioni di cittadini, con una prevalenza del 50% nella popolazione anziana, sono invece gli oppioidi i farmaci d’elezione”. L’Italia è tra i primi Paesi al mondo per ricorso agli antinfiammatori. In realtà, secondo le evidenze scientifiche e i recenti warning di AIFa ed EMA, il loro utilizzo andrebbe limitato al dosaggio minimo efficace e al più breve tempo possibile per evitare effetti collaterali a livello gastrointestinale, renale, epatico  e cardiovascolare. In ottemperanza alla nota n.66 di AIFa,  che ne sconsiglia esplicitamente l’uso in presenza di problematiche cardiache,  il progetto CardioPain punta a una più attenta somministrazione di analgesici, prevedendo indicazioni esplicite circa l’uso di FANS e COXIB nella scheda di dimissione ospedaliera dei pazienti cardiopatici.

“La questione dell’appropriatezza terapeutica – prosegue Polati – è un tema molto importante e delicato. A mio parere, è l’unico percorso concreto affinché gli algologi italiani siano propositivi e non subiscano passivamente decisioni basate solo su questioni meramente economiche o di altro genere, che vanno a scapito dei pazienti che soffrono”. L’adesione al progetto conferma l’impegno di AISD nella costruzione di specifici percorsi diagnostico-terapeutici multidisciplinari e nell’incoraggiare iniziative scientifiche e culturali che riportino al centro dell’interesse i pazienti e le loro esigenze. “Il coinvolgimento di tutte le società scientifiche algologiche italiane è fondamentale, – ha concluso Polati – così come lo è il ruolo del medico di famiglia. Sicuramente un modo efficace per sensibilizzare gli operatori sanitari è anche quello di divulgare la cultura della valutazione e del trattamento del dolore e della sofferenza come obiettivo etico e assistenziale fondamentale per assicurare la qualità delle cure erogate ai pazienti”. (PIERLUIGI MONTEBELLI)

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