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COPENHAGEN – SPECIALE ONCOLOGIA – ESMO 2016/4

Più sopravvivenza con ipilimumab
nei pazienti operati di melanoma
Ipilimumab allunga la sopravvivenza

8 Ottobre 2016

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Dosaggi più alti (10 mg) per le quattro classiche somministrazioni di questo immunoterapico, somministrato subito dopo la rimozione del melanoma, allungano del 28% la vita dei pazienti sul lungo periodo. Sono i risultati di uno studio presentato all’ESMO e pubblicato sul New England Journal of Medicine che dimostrano come, anticipare la terapia con ipilimumab subito dopo l’intervento chirurgico, garantisca una maggior sopravvivenza, libera da malattia. Altro successo messo a segno da ipilimumab, l’anticorpo monoclonale che ha inaugurato l’era dell’immunoncologia. Che fosse un game changer, lo si era capito dall’inizio, ma adesso passo dopo passo gli studi scientifici certificano questa sua attitudine. Quattro ‘pallottole’ di grosso calibro, cioè quattro somministrazioni di questo farmaco a dosaggio elevato, una volta ogni tre settimane, garantiscono ai pazienti appena operati di melanoma un 28% in più di sopravvivenza sul lungo periodo.

Al congresso della società europea di oncologia (ESMO) in corso a Copenaghen, sono stati presentati in contemporanea con la pubblicazione sul New England Journal of Medicine, i risultati dello studio CA184-029 (EORTC 18071) che ha valutato l’efficacia dell’ipilimumab ad alto dosaggio (10 mg/Kg peso corporeo) su 475 pazienti sottoposti a rimozione chirurgica di un melanoma in stadio III, confrontato con placebo (gruppo di controllo: 476 pazienti). Dopo un follow-up medio di 5,3 anni, la riduzione di mortalità ottenuta dall’ipilimumab è stata del 28% (il tasso di sopravvivenza globale a 5 anni era del 65,4% nel gruppo dei trattati contro il 54,4% del gruppo di controllo). Il 40,8% dei pazienti trattati con ipilimumab in questo stesso lasso di tempo si è mantenuto libero da recidive, contro il 30,3% del gruppo di controllo, facendo così registrare un beneficio di sopravvivenza libera da recidiva del 24% in più a favore di ipilimumab.

“Questi risultati – afferma il professor Paolo Ascierto, direttore struttura complessa di Oncologia Medica e Terapie Innovative, Istituto Nazionale Tumori, Irccs Fondazione Pascale - dimostrano l’efficacia dell’ipilimumab in adiuvante, cioè dopo l’intervento chirurgico; un’altra dimostrazione delle ottime performance di questa molecola, dopo i risultati del 2011 ottenuti sul melanoma in fase avanzata. Adesso sappiamo che somministrare in fase più precoce l’ipilimumab, cioè prima della comparsa delle metastasi a distanza, offre un vantaggio concreto sia sull’allungamento di sopravvivenza che sulla riduzione delle recidive”. Ipilimumab non è ancora registrato per questa nuova indicazione (in adiuvante nel melanoma) della quale è tuttavia attesa a breve l’approvazione dell’agenzia regolatoria europea. In Italia ipilimumab viene attualmente utilizzato ad un dosaggio inferiore, quello di 3 mg/Kg, nel melanoma in fase avanzata (metastatico o non operabile) negli adulti.

“Fino a qualche tempo fa – ricorda il professor Francesco Cognetti, direttore del Dipartimento di Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale ‘Regina Elena’ di Roma – eravamo abituare a ragionare in termini di risposte parziali nel caso di alcuni tumori a prognosi sfavorevole, poi ci siamo spinti sul criterio della sopravvivenza libera di malattia. Ma nel caso dell’immunoterapia siamo entrati in una dimensione nuova. Finalmente ragioniamo in termini di guadagno di anni di vita e di lungo controllo di malattia come dimostrano i dati di questo studio, anche per 4-5 anni”. Oltre che sul melanoma, l’ipilimumab ha dimostrato la sua efficacia anche nel trattamento del carcinoma squamoso del polmone e, in seconda linea, nel carcinoma renale. Attualmente il farmaco è allo studio anche nel tumore della vescica, della prostata, nei tumori testa-collo. Sono iniziati gli studi anche sul tumore della mammella. (PIERLUIGI MONTEBELLI)

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