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COPENHAGEN – SPECIALE ONCOLOGIA – ESMO 2016/6

Tumore del polmone, Atezolizumab
allunga del 27% la sopravvivenza

10 Ottobre 2016

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L’immunoterapia conferma la sua maggior efficacia rispetto alla chemioterapia come trattamento di seconda linea nel tumore polmonare e si candida dunque a prendere il suo posto. Le nuove conferme arrivano da OAK, uno studio registrativo di fase III, presentato al congresso europeo di oncologia (ESMO) in corso a Copenhagen. I suoi risultati evidenziano che l’atezolizumab, un immunoterapico sperimentale, consente a questi pazienti di raggiungere una sopravvivenza mediana di 13,8 mesi, con un guadagno di oltre 4 mesi rispetto a quanto ottenuto con la chemioterapia tradizionale. Lo studio OAK ha valutato l’efficacia e la sicurezza dell’atezolizumab rispetto alla chemioterapia (docetaxel) in 1.225 pazienti affetti da tumore polmonare non a piccole cellule localmente avanzato o con metastasi e in progressione rispetto ad un precedente trattamento chemioterapico a base di platino. Questa ricerca internazionale ha interessato pazienti con tumore polmonare non a piccole cellule (con istologia squamosa e non squamosa) con malattia in progressione durante o dopo un trattamento con uno o più chemioterapici a base di platino. I pazienti sono stati randomizzati al trattamento con atezolizumab  o con docetaxel (entrambi somministrati per via endovenosa ogni 3 settimane), fino a perdita del beneficio clinico, tossicità inaccettabile o progressione della malattia. Obiettivo principale dello studio era la sopravvivenza globale che è risultata di 13,8 mesi nei soggetti trattati con atezolizumab contro i 9,6 mesi di quelli trattati con chemioterapia (+27% a favore dell’immunoterapia).

“I risultati dello studio OAK – commenta il dottor Federico Cappuzzo, primario di oncologia all’ospedale di Ravenna – confermano l’immunoterapia come nuovo standard di trattamento in seconda linea in questa tipologia di pazienti, a prescindere dalle caratteristiche istologiche e dal grado di espressione della proteina PD-L1 nel tumore. In questo studio di fase III, l’atezolizumab ha dimostrato di essere superiore alla chemioterapia nel prolungare la sopravvivenza, con effetti collaterali nettamente ridotti. Questo significa che atezolizumab allunga la vita dei pazienti, migliorando la loro qualità di vita. Avere a disposizione una terapia efficace e con effetti collaterali minimi era per noi oncologi insperabile fino a pochi anni fa”. L’atezolizumab è un anticorpo monoclonale progettato per interferire con una proteina, la PD-L1 (programmed death ligand-1) espressa sulle cellule del tumore e sulle cellule immunitarie. Andando a bloccare questa proteina, atezolizumab può così attivare i linfociti T, consentendo loro di ‘scoprire’ le cellule tumorali e attaccarle. Il farmaco non è ancora disponibile in Italia. Ogni anno nel mondo si contano circa 1,6 milioni di decessi per tumore polmonare, che rappresenta dunque la principale causa di morte per cause oncologiche. In Italia per il 2016 sono previsti 41 mila nuovi casi. Il tumore polmonare non a piccole cellule ne rappresenta la forma più comune (85% di tutti i tumori del polmone). (PIERLUIGI MONTEBELLI)

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