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PATOLOGIE RESPIRATORIE

“Ecco i trattamenti farmacologici
per curare l’asma allergico grave”

23 Novembre 2016

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Professore, qual è oggi il quadro generale della situazione nel campo del'asma allergico grave?

La situazione, soprattutto da un punto di vista terapeutico, è cambiata molto negli ultimi dieci anni grazie alla disponibilità dei nuovi farmaci biologici (farmaci che vengono ottenuti con biotecnologie diversamente dai classici farmaci di sintesi) grazie ai quali ad oggi si stanno profilando nuove strategie di trattamento. Generalmente si tratta di anticorpi monoclonali che hanno la capacità di colpire direttamente dei target specifici identificati come alla base della patologia. I farmaci attualmente disponibili hanno permesso di raggiungere degli obiettivi non pensabili in passato, perché le terapie tradizionali – mi riferisco soprattutto agli steroidi inalatori e agli antagonisti dei cisteinil leucotrieni – non riuscivano a recuperare quella quota di pazienti affetti da asma grave, corrispondente circa al 3% dei soggetti, che non rispondeva alle terapie tradizionali. L'avvento dei farmaci biologici ha radicalmente cambiato le possibilità anche per questo gruppo di pazienti.

Quanti sono i soggetti che in Italia soffrono di asma allergico grave?

Esiste una stima secondo la quale sono oltre 12 mila le persone che soffrono di questa forma di malattia grave. È un numero estremamente importante, soprattutto se consideriamo che questi soggetti assorbono circa il 70-80% della spesa sanitaria relativa ai pazienti affetti da asma bronchiale, quindi un dato assolutamente di rilievo sotto tutti i punti di vista.

Professore, stando ai dati real life qual è il ruolo delle immunoglobuline E (IgE) nella terapia dell'asma asma allergico grave?

Sicuramente giocano un ruolo molto importante perchè le IgE, una classe di anticorpi presente in soggetti allergici, sono state generalmente considerate (ma potrei dire che lo siano ancora) detentrici di un ruolo marginale nell'attivazione di cellule importanti nelle reazioni di fase acuta allergica quali i mastociti. Tuttavia, studiando i meccanismi d'azione di un farmaco biologico, l'anticorpo monoclonale anti IgE omalizumab, si è arrivati a comprendere che le IgE hanno in realtà un ruolo molto importante, perché influenzano la funzione e quindi l'attività di molte cellule che sono coinvolte proprio alla base patogenetica della malattia asmatica. In parole povere, questi anticorpi attivando le cellule attivano la comparsa dei sintomi allergici. Questi meccanismi del resto spiegano perché un farmaco che va a bloccare proprio le IgE risulti così efficace nel contrastare l'asma allergico grave.

Lei ha nominato il farmaco omalizumab. Potrebbe illustrare qual è il bilancio a dieci anni dalla sua introduzione in termini di sicurezza ed efficacia?

Questo è un punto fondamentale perché la sua efficacia, cui facevo riferimento prima, oramai non è più messa in dubbio. Sia gli studi iniziali che successivamente gli studi di real life e le esperienze di tutti noi ne hanno confermato l'elevata efficacia, soprattutto nei pazienti con forme severe di asma. C'è da aggiungere che omalizumab si è rivelato efficace non soltanto nelle forme allergiche di asma ma anche nelle forme cosiddette intrinseche e che abbiamo avuto dei risultati importanti anche nei soggetti affetti da poliposi nasale. Per quanto riguarda la sicurezza di omazulimab – e dei farmaci biologici in generale – possiamo affermare che è assolutamente di grado elevato. Questo è ancor più importante se teniamo conto anche della possibilità di impiego del farmaco in ambito pediatrico, dove ovviamente la sicurezza diventa un punto cardine da tenere nella massima considerazione.

Omalizumab è efficace solo nell’asma allergico grave o anche nel trattamento di altre patologie?

Le terapie a base di farmaci biologici sono usate non solo per contrastare le patologie asmatiche ma anche altri tipi di malattia. Omalizumab ha dimostrato di avere un'elevata efficacia anche nei pazienti affetti da orticaria, soprattutto nelle forme di orticaria cronica, detta anche idiopatica o spontanea. Nelle persone affette da questa patologia la qualità di vita è impattata molto negativamente e i trattamenti - non soltanto massimali con antistaminici ma anche con cortisonici per via sistemica o addirittura con immunosoppressori quali la ciclosporina - non riescono a controllare le forme più gravi. Omazulimab si è dimostrato di elevata efficacia anche in questi casi e a sorprendere è soprattutto la sua rapidità d'azione, che arriva a porre dei problemi da un punto di vista scientifico rendendo difficile comprendere effettivamente quale sia il meccanismo di azione che consente di ottenere questi risultati. (MATILDE SCUDERI)

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