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PATOLOGIE CARDIOVASCOLARI

Scompenso, grande killer del cuore
In arrivo un nuovo ‘doppio farmaco’

23 Novembre 2016

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Buone notizie per i pazienti, purtroppo sempre più numerosi, che soffrono di scompenso cardiaco: nuovi farmaci si affacciano all’orizzonte, arricchendo il bagaglio del medico per arginare questa patologia che colpisce oltre 1 milione di italiani soprattutto over 65 ed è responsabile di oltre 190mila ricoveri l’anno in Italia. Numeri da ‘capogiro’: si stima che entro i prossimi 10 anni, lo scompenso cardiaco arriverà ad interessare il 2,3% della popolazione italiana, 1 persona su 5 sopra i 40 anni sarà colpita dalla patologia nel corso della vita. E come per tutte le patologie, conoscere i sintomi della malattia, le sue cause e i fattori di rischio aumenta le possibilità di arrivare ad una diagnosi precoce e di accedere in maniera tempestiva alla terapia consentendo ai pazienti di avere una buona qualità della vita. Tuttavia lo scompenso cardiaco spesso non viene riconosciuto e i suoi sintomi vengono sottovalutati sia dai pazienti che dalla classe medica: “In primo luogo, c'è scarsa informazione tra i cittadini, che considerano questa condizione come un accompagnamento quasi inevitabile dell'età avanzata, - spiega Maria Frigerio, direttore della Cardiologia 2 – Insufficienza Cardiaca e Trapianto e direttore del ‘De Gasperis Cardio Center’ dell’Ospedale Niguarda, Milano – Poi bisogna considerare che i sintomi non sono specifici, potendosi associare a diverse altre condizioni. Questo a volte inganna anche i medici, che ad esempio possono indirizzare a indagini sull'apparato digerente anziché sull'apparato cardiovascolare pazienti - per lo più giovani - nei quali lo scompenso si esprime con l'inappetenza, il dolore alla bocca dello stomaco dopo pranzo o sotto sforzo, anziché con i sintomi più classici e conosciuti. Un altro aspetto che può ritardare la percezione dei disturbi da parte del soggetto é che, quando i sintomi si sviluppano gradualmente, il paziente può quasi inconsciamente modificare a poco a poco le sue abitudini in modo da poter compiere le attività della giornata nonostante la limitazione progressiva della tolleranza allo sforzo fisico”.

I sintomi e la prevenzione dello scompenso. Mancanza di fiato, la stanchezza, gonfiore a livello dei piedi e delle caviglie, alterazioni del ritmo cardiaco: sono alcuni dei sintomi dello scompenso cardiaco. Segni semplici da riconoscere ma che bisogna ‘avere in mente’. “La vera prevenzione dell'insufficienza cardiaca corrisponde alla prevenzione cardiovascolare in genere, se non alle comuni raccomandazioni generali per mantenersi in buona salute – continua Maria Frigerio – Se invece si parla di diagnosi precoce, dobbiamo sapere che esistono condizioni predisponenti: tutte le malattie cardiache ma anche una predisposizione familiare, alcuni trattamenti antitumorali, alcuni farmaci utilizzati in psichiatria, diverse malattie infiammatorie o autoimmuni. Le persone interessate dovrebbero essere informate dal medico ed essere attente alla comparsa dei sintomi. Tutti, infine, dovrebbero segnalare al medico la nuova comparsa dei sintomi sopra elencati, e soprattutto, il peggioramento anche graduale della capacità di svolgere attività di qualche impegno fisico. Va ricordato che la diagnosi precoce della disfunzione cardiaca é importante. In alcuni casi, l'impiego di terapie specifiche può ripristinare una normale funzione del cuore. Nella maggior parte dei casi, l'avvio precoce dei trattamenti appropriati, che non guariscono ma tengono sotto controllo la malattia, può implicare un allungamento della reale aspettativa di vita, ridurre i sintomi o ritardarne la comparsa, e quindi migliorare la qualità di vita”.

I nuovi trattamenti in arrivo. Quando si parla di scompenso cardiaco, quindi, è molto importante che il paziente assuma un ruolo attivo - di ‘driver’ si potrebbe dire - nel riconoscere i sintomi e recarsi tempestivamente dal proprio medico: una diagnosi e trattamento precoci possono garantirgli una buona qualità della vita. Ma quali sono i passi avanti che sono stati fatti dal punto di vista delle terapie? “Per molto tempo, l’approccio tradizionale alla terapia medica dello scompenso si è basato sull’utilizzo in combinazione di alcuni farmaci, rappresentati da diuretici, betabloccanti, ace-inibitori, antagonisti recettoriali dell’angiotensina, antagonisti dei mineral-corticoidi, somministrati generalmente con un dosaggio inizialmente basso e poi crescente”. All’inizio del prossimo anno è in arrivo una nuova opzione terapeutica di Novartis che ha dentro di sè due molecole. “Si tratta del valsartan, che è un antagonista recettoriale dell’angiotensina, già noto, e il sacubitril, che inibisce l’enzima che degrada i peptidi natriuretici atriali – spiega Claudio Rapezzi, professore di Cardiologia del Dipartimento di Medicina Specialistica, Diagnostica e Sperimentale Alma Mater dell’Università di Bologna e direttore dell’Unità Operativa di Cardiologia Policlinico S. Orsola-Malpighi di Bologna - Il farmaco è già passato attraverso il vaglio di un grande studio condotto su migliaia di pazienti, lo studio Paradigm, che ne ha sancito sia la sicurezza che l’efficacia. È importante precisare che tutto ciò avviene senza aggiungere ulteriori farmaci alla terapia, ma sostituendo i precedenti, con evidenti benefici per il paziente, che vede diminuire del 10-20% il rischio di mortalità e di ricovero e può giovarsi di un prolungamento medio della durata della vita superiore all’anno o all’anno e mezzo“. (EUGENIA SERMONTI)

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