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NUOVE TERAPIE ONCOLOGICHE

Tumore mammario triplo negativo
paclitaxel legato all’albumina è ‘ok’

22 Dicembre 2016

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Presentati al San Antonio Breast Cancer Symposium 2016 (SABCS) i risultati dello studio randomizzato di fase II tnAcity condotto su paclitaxel legato all’albumina formulato in nanoparticelle. Nello studio è stato osservato che il regime di combinazione sperimentale settimanale a base di ABRAXANE + carboplatino ha presentato una sopravvivenza libera da progressione (PFS) significativamente maggiore (7,4 mesi) rispetto ai regimi settimanali a base di ABRAXANE + gemcitabina (5,4 mesi) o di carboplatino + gemcitabina (6,0 mesi) come trattamento di prima linea per le pazienti con carcinoma mammario triplo negativo metastatico (mTNBC). Nello studio di fase II, 191 donne con mTNBC sono state randomizzate a ricevere uno dei tre regimi di trattamento settimanali (somministrati 2 settimane su 3): ABRAXANE+ carboplatino, ABRAXANE + gemcitabina o carboplatino + gemcitabina come trattamento di prima linea. I risultati dello studio hanno dimostrato una PFS significativamente maggiore (7,4 mesi) per ABRAXANE + carboplatino rispetto ai regimi di combinazione con ABRAXANE + gemcitabina (5,4 mesi; P=0,02, HR 0,60 (IC al 95%, 0,39-0,93)) o carboplatino + gemcitabina (6,0 mesi; P= 0,03, HR 0,61 (IC al 95%, 0,39-0,94)). Nello studio tnAcity è stato inoltre osservato come le pazienti trattate con il regime a base di ABRAXANE + carboplatino avessero una durata di trattamento mediana superiore (25 settimane) rispetto ai pazienti trattati con ABRAXANE + gemcitabina (18,1 settimane) o carboplatino + gemcitabina (20,1 settimane).

«I risultati dello studio sperimentale tnAcity, al quale l’Italia ha partecipato con un contributo rilevante per numero di centri partecipanti e pazienti, rappresentano un avanzamento molto importante per le donne con carcinoma mammario triplo negativo metastatico, un tumore per il quale fino ad oggi le terapie alternative alla chemioterapia erano assai limitate – afferma Pierfranco Conte, ordinario di Oncologia Medica all’Università degli Studi di Padova – i dati ottenuti stabiliscono un nuovo standard terapeutico, con notevoli vantaggi non solo in termini di sopravvivenza globale, ma anche per le caratteristiche di questo farmaco che può essere utilizzato senza cortisone e può essere associato a immunoterapici». Gli eventi avversi più comuni di grado ≥3 emersi durante il trattamento (TEAE) e osservati nel corso dello studio - rispettivamente nei bracci di trattamento con ABRAXANE + carboplatino, ABRAXANE + gemcitabina e carboplatino + gemcitabina - sono stati principalmente di natura ematologica, comprendendo neutropenia (42%, 27%, 52%), anemia (13%, 12%, 27%), trombocitopenia (9%, 7%, 28%), leucopenia (6%, 3%, 11%), neutropenia febbrile (5%, 2%, 0%), neuropatia periferica (5%, 7%, 2%) e spossatezza (3%, 15%, 3%). Il trattamento mediano è risultato essere di 8 cicli per il braccio ABRAXANE + carboplatino, e di 6 cicli per i bracci ABRAXANE + gemcitabina e carboplatino + gemcitabina. La percentuale di pazienti che ha interrotto il trattamento a cui erano state assegnate a causa di un TEAE è stata pari al 45% per ABRAXANE + carboplatino e al 25% per gli altri bracci. Gli AE più comuni che hanno determinato l’interruzione del trattamento sono stati trombocitopenia, anemia, neutropenia e ipersensibilità al farmaco.

«Il carcinoma mammario triplo negativo in fase metastatica è uno dei tipi di tumore più difficili da trattare per medici e pazienti: trovare opzioni terapeutiche efficaci rimane tuttora un’importante esigenza medica non ancora soddisfatta – afferma Denise A. Yardley, sperimentatore senior del Breast Cancer Research Program e Sperimentatore Principale del Sarah Cannon Research Institute – Questi dati vanno ad aggiungersi alle conoscenze su ABRAXANE nel carcinoma mammario triplo negativo metastatico, malattia che necessita di ulteriori ricerche». Alla luce della rapida evoluzione del panorama dei trattamenti del carcinoma mammario, principalmente orientato alle terapie immuno-oncologiche, Celgene ha deciso di non proseguire con la fase III dello studio tnAcity. Nell’ambito della ricerca sul carcinoma mammario, l’Azienda focalizzerà invece il proprio supporto sulle combinazioni ABRAXANE/Immunoterapia e si impegnerà a trasferire i risultati di tnAcity alle attuali e future ricerche su ABRAXANE nel trattamento del carcinoma mammario per le pazienti con esigenze mediche solo in minima parte soddisfatte. «I risultati di tnAcity sono incoraggianti e mostrano che un regime terapeutico contenente ABRAXANE può risultare efficace in un tipo di tumore mammario per il quale sono disponibili pochi trattamenti, consentendo in questo modo ai ricercatori di comprendere maggiormente come trattare il carcinoma mammario triplo negativo metastatico – afferma Michael Pehl, presidente della Divisione di Oncoematologia di Celgene – Celgene conferma il proprio impegno a sostenere la ricerca sul carcinoma mammario per identificare regimi di trattamento per le pazienti con tumori aggressivi e in aree con limitate opzioni terapeutiche». ABRAXANE non è indicato per il trattamento di prima linea del carcinoma mammario, o per i regimi di trattamento studiati in tnAcity. (EUGENIA SERMONTI)

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