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2nd DIABETES UPDATE AME

Diabete: almeno una persona
ne è colpita in ogni famiglia

10 Febbraio 2017

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I dati trovano conferma da più parti. È stata recentemente pubblicata la mappa mondiale delle malattie che maggiormente sono causa di morte, il Mortality and Causes of Death Collaborators 2015: il rapporto è il più grande sforzo per identificare e quantificare la letalità delle malattie a livello mondiale con l’inclusione, per la prima volta, anche di paesi a demografia complessa, come Brasile, India, Sudafrica, Giappone, Kenya, Arabia Saudita, Svezia e Stati Uniti, che si aggiungono a quelli già disponibili in precedenza. I dati relativi al diabete sono particolarmente drammatici: la mortalità totale per diabete risulta aumentata dal 2005 al 2015 del 32.1 per cento, 1.5 milioni di morti in più. I dati quanto anticipato dalla settima edizione del Diabetes Atlas, a cura della International Diabetes Federation. Ma le conferme arrivano anche in ambito farmaceutico, il British Medical Journal segnala l’aumento delle prescrizioni per farmaci anti-diabetici del 33 per cento in 5 anni, dai 26 milioni del 2011 si è passati ai 35 milioni del 2015 e il numero continua a crescere. Questo incremento nella prescrizione dei farmaci, se da un lato sta a significare maggiore attenzione alla diagnosi e al precoce trattamento, dall’altro indica che, con i ritmi di crescita attuali, si prevedono in Italia 5 milioni di persone affette da diabete tipo 2 entro il 2020. Se ne fa il punto in occasione del 2nd AME Diabetes Update 2017, che riunirà nei prossimi giorni a Bologna numerosi esperti nazionali e la cui segreteria scientifica è stata curata da Giorgio Borretta, Olga Eugenia Disoteo, Edoardo Guastamacchia e Silvio Settembrini.

“L’incontro è focalizzato sulla complicanza cardiovascolare, spiega Giorgio Borretta, responsabile Gruppo Diabete e Metabolismo dell’Associazione Medici Endocrinologi (Ame), che rappresenta la principale causa di morte del paziente diabetico, ma anche la causa di rilevanti cronicità, che impegnano pesantemente le strutture assistenziali ed è proprio su questo aspetto che la ricerca sta facendo passi avanti con lo sviluppo di nuovi farmaci. Lo studio EMPA-REG OUTCOME, pubblicato su The New England Journal of Medicine, ha valutato l’empagliflozin, farmaco per la terapia del diabete di tipo 2, che ha mostrato una riduzione del 38 per cento del rischio di morte per cause cardiovascolari e del 32 per cento del rischio di morte per tutte le cause. Mentre lo studio LEADER condotto su persone con diabete di tipo 2 ad alto rischio di eventi cardiovascolari maggiori, pubblicato sulla medesima rivista, ha dimostrato che l’analogo del GLP-1 liraglutide, somministrato in aggiunta alla terapia standard, non si limita ad agire sulla riduzione della glicemia e sulla perdita di peso, ma riduce del 22 per cento il rischio di morte per cause cardiovascolari e del 12 per cento il rischio di infarto miocardico e ictus non fatali”, conclude Borretta.

Il diabete è tra noi, e comporta costi che ricadono soprattutto sul paziente e sulla sua famiglia, con giorni di assenza dal lavoro, necessità di esami in ospedale, ricoveri e accessi in Pronto Soccorso ma anche rinunce a tradizionali momenti di convivialità per curare, rallentare o prevenire la patologia. Comporta modifica di abitudini alimentari per non creare troppe difformità a tavola fra chi ha e chi non ha il diabete o, più saggiamente, per seguire tutti uno stile di vita più sano che riduca il rischio che altri della famiglia sviluppino la malattia. Ed è questo il punto: la prevenzione per mantenere le persone sane e per riportare le persone che non presentano un diabete conclamato, ma sono a rischio, a contrastare ed allontanare la malattia. Per chi ha già una diagnosi, è fondamentale instaurare terapie adeguate per ritardare o addirittura impedire l’insorgenza delle cronicità, causa di riduzione della qualità della vita, ma anche incremento esponenziale dei costi diretti e indiretti del diabete. (EUGENIA SERMONTI)

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