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EPATOLOGIA

Metà dei ‘fastidi’ e più tollerata
la radioterapia selettiva interna

23 Aprile 2017

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Gli effetti benefici sulla qualità di vita del paziente affetto da carcinoma epatocellulare (Hcc) avanzato e non-resecabile (inoperabile) ottenuti grazie alla radioterapia selettiva interna (Sirt) a base di microsfere in resina Y-90 prodotte da Sirtex ricevono un riconoscimento ufficiale ad Amsterdam nell’ambito dell’International Liver Congress (Ilc) organizzato dall’Associazione Europea per gli Studi sul Fegato (Easl). In occasione del simposio l’azienda, specializzata nel trattamento dei tumori attraverso una tecnologia innovativa a microparticelle, ha presentato i risultati dello studio europeo SARAH, primo studio randomizzato ‘testa-a-testa’ che compara sicurezza ed efficacia  della radioterapia selettiva a base di Y-90 con la terapia sistemica a base di sorafenib, finora standard nel trattamento del carcinoma epatocellulare avanzato non operabile. Attraverso la Sirt i tumori epatici vengono bersagliati selettivamente da elevate dosi di radiazioni nella forma di milioni di microscopiche sfere di resina che misurano un terzo del diametro di un capello umano e hanno il peso specifico di un globulo rosso. Per questo scorrono nel torrente sanguigno facilmente andando ad agire nei piccoli vasi che circondano il tumore per distruggerlo. Il carcinoma epatocellulare è la forma più diffusa al mondo di cancro primario del fegato, che origina cioè da questo organo e non è conseguenza di metastatizzazione da altri distretti. E’ la causa di 670 mila decessi all’anno a livello globale. L’incidenza aumenta con l’età e raggiunge un picco intorno ai 70 anni.

Sebbene in termini assoluti la diffusione del cancro al fegato primario sia inferiore di quello secondario, in quanto tutti i tumori hanno la potenzialità di diffondersi al fegato, in particolare da intestino, mammella e polmone, la prognosi per i pazienti con carcinoma epatocellulare avanzato non resecabile è più infausta di quella di un paziente con metastasi epatiche e l’aspettativa di vita nella maggior parte dei casi non supera gli 11 mesi. A causa della morfologia e fisiologia del fegato i tumori epatici sono spesso diagnosticati in fase avanzata perché restano a lungo asintomatici o provocano sintomi molto generici come spossatezza, malessere, calo ponderale e vomito. La malattia ha spesso decorso subdolo per la naturale capacità autoriparativa del fegato, che può funzionare anche con una piccola parte sana. Questo fa si che la ricerca di terapie in grado di migliorare la qualità di vita dei pazienti affetti da carcinoma epatocellulare sia cruciale tanto quanto il controllo degli effetti collaterali. Lo studio SARAH ha coinvolto dal 2011 al 2015 459 pazienti (237 trattati con Sirt e 222 con sorafenib) con carcinoma epatocellulare avanzato provenienti da 25 centri di tutta la Francia. Anche se non si sono registrati progressi in termini di aspettativa di vita rispetto al farmaco sorafenib, la radioterapia selettiva a base di sfere Y-90 ha dimostrato una migliore tollerabilità da parte dei pazienti che hanno riportato un numero di effetti avversi dimezzato rispetto a quelli trattati con terapia standard. L’equipe multidisciplinare cui si deve lo studio, guidata dalla professoressa Valerie Vilgrain, auspica che i risultati portino una ridefinizione del ruolo di SIRT nella terapia del carcinoma epatocellulare avanzato. (MARTINA BOSSI)

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