Cerca

MERIDIANO CARDIO

Una nuova classe di farmaci
contro l’ipercolesterolemia

Chi ha subito un evento cardiovascolare è a forte rischio di subirne altri. Per questi pazienti è necessaria la prevenzione secondaria ed evitare il colesterolo alto, ma le terapie ad oggi disponibili sono ancora sottoimpiegate

25 Ottobre 2018

0
Una nuova classe di farmacicontro l’ipercolesterolemia

Chi ha avuto una prima manifestazione di una patologia cardiovascolare presenta un rischio molto elevato di ulteriori eventi cardiovascolari. Eppure per questi pazienti non si fa ancora abbastanza. “Le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte nel nostro Paese, essendo responsabili del 35 per cento delle morti totali. Malattie ischemiche del cuore, cerebrovascolari, ipertensive, altre malattie cardiovascolari occupano le prime 5 posizioni – afferma Francesco Saverio Mennini, professore di economia sanitaria, direttore Economic evaluation and health tecnology assessment (Eehta), Università degli studi, Roma Tor Vergata - Non deve dunque sorprendere che i costi sanitari (diretti e indiretti) associati a tali patologie, circa 21 miliardi di euro/anno. In particolare, i costi sanitari diretti, riconducibili per l’84 per cento alle ospedalizzazioni, ammontano a 16 miliardi quasi l’11 per cento del bilancio totale della sanità in Italia”. Per questi pazienti, accanto a una radicale modifica dello stile di vita - a partire dalla cessazione del fumo, dall’adozione di un regime dietetico corretto e dalla pratica di attività fisica - è fondamentale l’intervento farmacologico mirato alla correzione del diabete, dell’ipertensione e dell’ipercolesterolemia. Un tema di cui si è discusso nell’ambito dell’iniziativa odierna Meridiano cardio 'Nuove prospettive nella prevenzione secondaria cardiovascolare: focus sull’ipercolesterolemia' giunta alla sua seconda edizione.

L’ipercolesterolemia. Numerosi sono gli studi che hanno evidenziato il ruolo cruciale dell’ipercolesterolemia nello sviluppo delle malattie cardiovascolari. In particolare, il colesterolo Ldl - C-Ldl il cosiddetto colesterolo 'cattivo' - è riconosciuto universalmente quale fattore causale dell’aterosclerosi e del rischio di insorgenza di eventi cardiovascolari gravi. È dimostrato come una riduzione del C-Ldl di 39 mg/dL si traduce in un calo del rischio relativo di eventi cardiovascolari del 10 per cento al primo anno, del 16 per cento al secondo anno e del 20 per cento dopo tre anni di trattamento. Nonostante questi dati, la situazione reale purtroppo è molto lontana da quanto sarebbe auspicabile. I dati relativi all’aderenza alla terapia ipolipemizzante indicano infatti dei valori estremamente bassi, che raggiungono il 45,9 per cento nei pazienti a rischio molto alto e solo il 30,2 per cento nei pazienti a rischio cardiovascolare medio. “Le evidenze scientifiche oggi ci dicono che il valore ideale di colesterolo, soprattutto nei soggetti a rischio molto alto, dovrebbe essere addirittura molto inferiore rispetto a quello attualmente raccomandato con un vantaggio per il paziente in termini di risparmio di ictus, di ospedalizzazioni e di infarti - puntualizza Pasquale Perrone Filardi, direttore della Scuola di specializzazione in malattie dell’apparato cardiovascolare, università Federico II di Napoli – La realtà è che il 50 per cento dei pazienti che hanno avuto un evento cardiovascolare non assumono farmaci per il controllo della dislipidemia, con una discrepanza tra quello che la scienza ci dice e quello che si registra nella pratica clinica”.

Gli inibitori di Pcsk9. Le ragioni dell’inadeguata azione ipocolesterolemizzante in prevenzione secondaria sono molteplici. Senza dubbio però un fattore fondamentale è rappresentato dalla scelta della terapia più adeguata. Oggi sono disponibili nuovi farmaci estremamente efficaci nel controllare l’ipercolesterolemia, tra cui gli inibitori inibitori della proproteina convertasi subtilisina/kexina tipo 9 (Pcsk9), è una proteina che interagisce con il recettore Ldl – quello del cosiddetto colesterolo cattivo - impedendone il riciclo. Si tratta dianticorpi monoclonali in grado di determinare una riduzione dei livelli di colesterolo superiore al 50 per cento con un profilo di sicurezza e di tollerabilità eccellenti. Il loro impiego si traduce in una sensibile diminuzione del rischio cardiovascolare, con una riduzione  di oltre il 20 per cento di infarti e ictus, accanto a una riduzione delle necessità di sottoporre i pazienti a interventi di rivascolarizzazione coronarica. “Nonostante gli inibitori di Pcsk9 rappresentino un’opportunità terapeutica di riconosciuta importanza, il loro utilizzo è ancora limitato – conferma Federico Spandonaro, professore economia sanitaria, università Roma Tor Vergata; presidente Crea sanità -Solo il 13-14 per cento dei pazienti eleggibili all’utilizzo di questi farmaci, è stato effettivamente sottoposto a questa terapia”.

Come migliorare la situazione. Le ragioni di questo sottoutilizzo sono da ricercare in una serie di fattori, riconducibili ad esempio all’iter burocratico legato ai piani di rimborsabilità. “Per migliorare questa situazione - propone Perrone Filardi – è auspicabile sviluppare un collegamento fra i centri prescrittori abilitati a valutare i criteri di rimborsabilità e a formulare i piani terapeutici nel singolo paziente, e i colleghi che operano sul territorio in modo da creare dei percorsi diagnostico-assistenziali”. Quello dei percorsi diagnostico terapeutico assistenziali è un tema considerato fondamentale anche dai pazienti. “Servono dei percorsi reali, integrati fra i diversi servizi presenti sul territorio – sottolinea Sabrina Nardi, direttrice Coordinamento nazionale delle Associazioni di malati cronici di Cittadinanzattiva – Questo è un bisogno molto specifico nell’ambito cardiovascolare. E’ come se i pazienti si perdessero in una rete assistenziale dalle maglie troppo larghe. Da un nostro monitoraggio si rileva che il problema più grosso è sul territorio. Sono emersi problemi relativi a diversi ambiti: dalle attese per accedere ai controlli, alle visite e agli esami specifici, alle difficoltà per l’assistenza territoriale, per esempio sul versante riabilitativo e per l’accesso ai farmaci”. (MATILDE SCUDERI)

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

media