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TUMORE DEL POLMONE

Progetto ‘Centro per cento’
molto buoni i primi risultati

Raccolti i dati preliminari sul 50 per cento dei centri oncologici aderenti all’iniziativa che mira a garantire percorsi diagnostico-terapeutici ottimali su tutto il territorio. Ne abbiamo parlato con Stefania Vallone, Walce onlus

13 Novembre 2018

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Stefania Vallone

Stefania Vallone

60 centri oncologici in tutt’Italia che hanno scelto di impegnarsi per ottimizzare il proprio approccio diagnostico-terapeutico e offrire il più alto standard di cura ai pazienti: questa è la struttura portante del progetto ‘Centro per cento’, lanciato quasi un anno fa con il supporto di Roche, per sensibilizzare sull’importanza di una corretta diagnosi molecolare e abbattere le barriere tra diagnosi e trattamento nel carcinoma polmonare non a piccole cellule (Nsclc). “La diagnosi precisa è la chiave per un trattamento di successo. I passi avanti fatti nelle scienze molecolari e genomiche hanno aperto nuovi orizzonti nella medicina personalizzata in oncologia, e forniscono oggi informazioni importanti che possono aiutare i medici a scegliere trattamenti mirati ed efficaci, migliorando così il benessere del paziente e riducendo i costi per il sistema sanitario – afferma Anna Maria Porrini, direttore medico di Roche Italia – L’interesse riscontrato dai centri aderenti nei confronti di questo progetto e i risultati sino ad ora registrati ci confermano il grande impegno dell’oncologia italiana in questa direzione”.  A rendere conto di questa prima fase di attività, due distinte survey – una per gli oncologi e una per gli anatomopatologi – che hanno consentito di raccogliere dati riguardanti il 50 per cento dei centri partecipanti. I risultati delle survey hanno prodotto risultati su 4 aree principali, evidenziando, già in questa fase intermedia, un trend positivo e alcuni spunti interessantiche abbiamo discusso con Stefania Vallone, membro di Women against lung cancer in Europe (Walce) onlus e presidente di Lung cancer Europe.

Dottoressa Vallone, qual è l’importanza del progetto ‘Centro per cento’ nel panorama dell’oncologia italiana?

Negli ultimi 10 anni sono cambiate tante cose per chi è affetto da tumore al polmone. È quindi necessario che i pazienti siano messi a conoscenza di tutte le opportunità che hannooggi a disposizione, che siano ‘empowered’, quindi educati rispetto ai percorsi terapeuticiesistenti. Tuttavia, pure all’interno di questo panorama molto positivo, non si può parlare davvero di innovazione e di avanzamenti senza che l’accesso alle innovazioni e agli avanzamenti sia garantito a tutti in modo adeguato e tempestivo. Il progetto ‘Centro per cento’, come ci mostrano i dati, sta ottenendo buoni risultati proprio su questo particolare aspetto.

Come commenta i risultati finora ottenuti dal progetto?

Nell’ambito di questo progetto, Walce ha partecipato con gli altri stakeholder a tavoli di lavoro multidisciplinari, cercando trovare soluzioni per migliorare l’approccio diagnostico-terapeutico al tumore del polmone e portando avanti il punto di vista dei pazienti. 'Centro per cento' ci sta dunque particolarmente a cuore, anche perché si propone di indagare un tema di grande rilievo per i pazienti: le criticità e le barriere ancora presenti nel nostro Paese nell’accesso alla diagnostica molecolare e, di conseguenza, nell’accesso a terapie innovative per chi è affetto da tumore del polmone con un’alterazione. I dati raccolti ci danno buone speranze: ci dicono, ad esempio, che attualmente il 73 per cento dei centri intervistati sottopone i propri pazienti a test molecolari. Non abbiamo ancora raggiunto l’obiettivo 100 per cento, però siamo sulla strada giusta.

Perché è importante garantire a tutti l’accesso ai test molecolari?

In presenza di determinate caratteristiche del paziente e della neoplasia stessa, il test è fondamentale, poiché è l’unico modo per garantire una cura appropriata, che dia il massimo dei benefici non solo in termini di sopravvivenza ma anche di qualità di vita. Purtroppo in alcuni centri oncologici o addirittura in alcune Regioni, il tardivo quando non mancato accesso a percorsi diagnostico-terapeutici adeguati costringe le persone ad andare altrove per poter essere sottoposti ad uno screening che li indirizziverso la terapia giusta. Garantire i test significa di fatto cancellare la cosiddetta ‘migrazione sanitaria’, un fenomeno che non solo ha elevati costi emotivi, ma che ha  anche ricadute economiche di rilievo. Dobbiamo invece rivendicare per tutti il diritto di essere curati nel miglior modo possibile nel luogo di residenza. (MATILDE SCUDERI)

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