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TRIAL CLINICI

Psoriasi a placche moderata-grave
guselkumab meglio di secukinumab

Il professor Antonio Costanzo ha dichiarato: “si tratta di un nuovo passo avanti, un ultimo tassello, grazie al quale possiamo dire di poter contare su farmaci con un profilo di efficacia e sicurezza senza precedenti”

19 Dicembre 2018

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Psoriasi a placche moderata-graveguselkumab meglio di secukinumab

Un annuncio importante arriva da parte dell’azienda farmaceutica Janssen: i dati dello studio di fase 3 Eclipse hanno dimostrato che la terapia con guselkumab è più efficace nel trattamento dei pazienti con psoriasi a placche da moderata a grave, rispetto alla terapia con  secukinumab. Dallo studio Eclipse è infatti emerso che l'84,5 per cento dei pazienti trattati con guselkumab ha ottenuto a 48 settimane un miglioramento di almeno il 90 per cento del punteggio dell’indice Pasi – acronimo di ‘psoriasis area severity index’, un indice che permette di valutare la gravità delle lesioni psoriasiche e la loro estensione - rispetto al 70,0 per cento dei pazienti trattati con secukinumab. “Siamo arrivati ad un livello di efficacia altissimo e mantenuto nel tempo - commenta il professor Antonio Costanzo, responsabile di unità operativa dermatologia – istituto Humanitas e membro del consiglio direttivo della Società italiana di dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle malattie sessualmente trasmesse (Sidemast) - Questi dati mostrano come siamo arrivati a un tale avanzamento dell’armamentario terapeutico da avere a disposizione terapie biologiche in grado di mantenere il risultato di pulizia della pelle nel tempo, in questo caso specifico guselkumab ancora più a lungo del secukinumab e, cosa altrettanto importante, avendo un profilo di sicurezza molto elevato. In particolare il trattamento nuovo non presenta il rischio di insorgenza di micosi o riattivazione di una malattia di Crohn silente. Cosa impensabile fino a pochi decenni fa, abbiamo delle armi talmente efficaci e sicure da poter essere utilizzate su tutti i pazienti con psoriasi, e se non fosse per il costo, anche su quelli con malattie lieve, e con un profilo di sicurezza paragonabile ai farmaci topici”. Questi dati sono stati presentati nei giorni passati al 3° Inflammatory Skin  Disease Summit di Vienna, e sono i primi risultati di uno studio di confronto diretto tra il primo farmaco biologico inibitore selettivo dell’interleuchina (Il)-23eun inibitore dell’Il-17. “Questi dati ci convincono sempre più dell’efficacia e sicurezza dei nuovi farmaci biologici, in particolare degli inibitori dell’Il 23 – conclude Costanzo - e il punto è ora trattare adeguatamente tutti i pazienti che possono giovare di queste terapie, specialmente in Italia dove abbiamo ancora molta strada da fare da questo punto di vista: una grossa fetta di pazienti con psoriasi, anche severa, ancora nonarrivano neanche allo specialista”. (MATILDE SCUDERI)

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