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IL FUTURO DELL’AIL

Puntare alle nuove generazioni
e alla formazione professionale

L’associazione celebra 50 anni con una riflessione sul volontariato e guarda al futuro pensando ad una scuola di formazione. Presentato anche il libro ‘La scelta volontaria’ di Alessandra Turrisi che racconta la nascita di Ail Palermo

20 Aprile 2019

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Puntare alle nuove generazionie alla formazione professionale

Realizzare una vera scuola di formazione continua del volontariato e avviare il reclutamento delle nuove generazioni: sono queste le prossime sfide a cui punta l’Associazione italiana contro le leucemie, i linfomi e il mieloma (Ail), che quest’anno compie 50 anni di attività. A dispetto dei mutamenti socio-economici e culturali che investono l’Italia, i volontari restano la risorsa più preziosa per la crescita della comunità e costruiscono resilienza, la forza di resistere e combattere la malattia. Con le 81 sezioni provinciali e circa 20 mila volontari, l’Ail, nel corso dell’incontro che si è tenuto a Roma presso la Residenza di Ripetta, dal titolo ‘La scelta volontaria. Riflessioni sul volontariato. Dalla vocazione del dono all’esigenza della formazione. Il modello Ail’, guarda al domani e scommette sul valore del dono solidale e della formazione consapevole delle nuove generazioni del volontariato.

“La grande storia di Ail è uno stimolo per tutti noi, vogliamo che l’associazione continui a crescere – dichiara Sergio Amadori, presidente nazionale di Ail -  tutto quello che è stato costruito non sarebbe mai stato possibile senza i volontari Ail, sempre più numerosi e vera linfa vitale dell’associazione. Però, guardando al domani, sono convinto che sia necessario innovare la rete Ail diffusa sul territorio nazionale. La nostra, come altre associazioni, ha bisogno di un ricambio generazionale e di formare veri e propri professionisti del volontariato. I nostri prossimi obiettivi puntano sia a realizzare una Scuola permanente di volontariato, per formare in modo continuo coloro che sceglieranno liberamente di essere al fianco dei malati e delle famiglie, sia a una nostra maggiore presenza nelle scuole superiori per sensibilizzare e rendere consapevoli i ragazzi sul valore del dono solidale e gratuito”. Il Terzo Settore testimonia che si può ripartire dalle reti sociali di volontariato e dalla capacità dei cittadini di organizzare legami di solidarietà a servizio del bene comune. Lo spirito e l’azione del volontariato possono innescare una rivoluzione nella società.

“Il volontario testimonia con i fatti la rilevanza della centralità del principio del dono come gratuità – spiega Stefano Zamagni, presidente della Pontificia accademia delle scienze sociali – ecco, allora, il motivo per cui oggi il volontariato è ancora più importante di ieri: perché testimonia con azioni concrete la rilevanza della centralità del principio del dono come gratuità, l’unica forma per ricordare a tutti indistintamente che una società che cancella dal proprio orizzonte culturale il principio del dono è una società che rischia di diventare disumana. Nel rapporto come ‘dono’, il volontario entra in relazione con la persona alla quale si dedica o per la quale si adopera, al fine di stabilire un contatto, che in primo luogo è il riconoscimento dell’importanza dell’altro. La forza del volontario sta nel costruire reti e gettare ponti tanto più necessari nelle attuali economie di mercato, dove prevale la logica dello scambio e dove si è abituati a dare solo in cambio di un equivalente valore, una logica che è alla base del crescente fenomeno della solitudine esistenziale. La preziosità dell’azione volontaria sta proprio nella reciprocità dello scambio”.

Tutta l’attività di Ail e dei suoi volontari è impostata alla solidarietà, ferrea determinazione al raggiungimento del bene comune. La solidarietà in tal senso assume una rilevanza politica fondata sull’impegno del dono per il bene della collettività. “Nella nostra società ormai anestetizzata e dove tutto ha un prezzo, è più facile che passi un messaggio negativo rispetto a chi offre gratuitamente il dono della generosità – sottolinea Danilo Paolini, capo della redazione romana del quotidiano ‘Avvenire’ – invece, nella vita reale la gratuità e il dono di sé esistono e noi giornalisti abbiamo il dovere di raccontarlo. Il male fa più notizia del bene, è vero, ma il bene esiste ed esisterà sempre. La narrazione dell’Ail testimonia che c’è ancora tanta gente che si spende per l’altro e questa attività fa bene tanto a chi la riceve quanto a chi la dona, e fa bene all’intera società, perché il bene genera altro bene, non solo di sentimenti ma a livello pratico. Un tesoro da conservare e al quale prestare l’attenzione che merita”. Nell’ambito dell’incontro è stata presentata anche un’iniziativa che parte da Palermo, ma che coinvolge ed è rivolta a tutto il territorio nazionale: il libro ‘La scelta volontaria’. Il volume è scritto dalla giornalista Alessandra Turrisi, edito da Edizioni San Paolo, con la prefazione di Sergio Amadori e la testimonianza di Gianni Morandi. Il libro narra, attraverso il racconto di molti protagonisti, la nascita della sezione Ail di Palermo con le battaglie e le vittorie che in 25 anni di storia hanno cambiato l’ematologia palermitana e costruito un modello virtuoso di formazione permanente e organizzata dei volontari, che svolgono il loro impegno con amore e professionalità.

“Tutto è cominciato in un sottoscala dell’Ospedale Cervello e con la Partita del Cuore – racconta Giuseppe Toro, presidente Ail Palermo – all’inizio abbiamo reclutato volontari, che da subito si sono inventati diverse attività, come i punti di assistenza, il centro informazioni e il servizio di accoglienza organizzato con piccoli gruppi disponibili 24h per assicurare la presenza continua. Da allora tutto è stato costruito passo dopo passo e sempre al fianco dei malati. Oggi Ail Palermo conta più di 200 volontari, che seguono Corsi formativi specifici. I nostri obiettivi sono sempre gli stessi: pungolo per le istituzioni, sostegno diretto ai pazienti, alle famiglie e ai medici, promesse mantenute”. 

All’incontro ha partecipato anche una rappresentanza di RomAil, la sezione provinciale che con 30 anni di storia conta diverse centinaia di volontari. “RomAil si avvale di diverse tipologie di volontari – dichiara Maria Luisa Rossi Viganò, presidente RomAil – gli interni, che lavorano nel Centro di ematologia dell’università Sapienza; i volontari esterni, che seguono le grandi campagne nazionali Ail; infine, i volontari che si occupano della Casa di accoglienza Ail, che può ospitare fino a 15 pazienti con gli accompagnatori. Oggi i volontari sono figure più preparate, più attive e consapevoli rispetto al passato, anche grazie a questa maggiore competenza, RomAil è presente ai tavoli istituzionali nazionali e regionali per portare all’attenzione dei decisori politici la voce e i bisogni dei pazienti”. (ANNA CAPASSO)

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