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A CUORE APERTO

L’anestesia volatile o intravenosa?
“Per il tuo cuore non fa differenza”

Un recente studio multicentrico coordinato da medici e ricercatori dell’ospedale San Raffaele dimostrerebbe che, contrariamente a quanto affermato nelle linee guida di tutto il mondo, in cardiochirurgia si può scegliere

21 Aprile 2019

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L’anestesia volatile o intravenosa?“Per il tuo cuore non fa differenza”

Nuovi dati emersi da uno studio multicentrico pubblicato sul ‘New England journal of medicine’ smentirebbero quanto dettato dalle linee guida di tutto il mondo a proposito di anestesia in cardiochirurgia: sino ad oggi era opinione comune che l’anestesia volatile (o inalatoria) sia preferibile rispetto a quella di tipo intravenoso per i suoi effetti cardioprotettivi nelle operazioni cardiochirurgiche, come il bypass aortocoronarico, mentre lo studio proverebbe che non esiste alcuna differenza fra i due tipi di anestesia dal punto di vista della sicurezza. La ricerca, condotta in 36 centri e 13 paesi con un coinvolgimento di 5.400 pazienti, è stata coordinata interamente da medici e ricercatori dell’ospedale San Raffaele – una delle 19 strutture d’eccellenza del gruppo San Donato – in particolare da Giovanni Landoni, referente ricerca clinica in anestesia e rianimazione chirurgica del San Raffaele e professore associato all’Università Vita -Salute San Raffaele, e da Alberto Zangrillo, referente aree cliniche del San Raffaele e professore ordinario all’Università Vita - Salute San Raffaele. Per numero di centri e pazienti coinvolti, la ricerca è uno dei più grandi studi anestesiologici mai condotti.

Oggi l’anestesia è indispensabile per qualsiasi tipo di intervento chirurgico, in quanto permette ai pazienti di essere sottoposti a operazioni e altre procedure più o meno invasive senza provare dolore, oltre a proteggere l’organismo dall’intervento stesso. Molti progressi della chirurgia dipendono dagli sviluppi della moderna anestesia, senza la quale, per esempio, non sarebbe possibile effettuare interventi cardiochirurgici maggiori, le cosiddette ‘operazioni a cuore aperto’. Negli anni, ricerche pre-cliniche e meta-analisi hanno suggerito di preferire, negli interventi al cuore, l’anestesia inalatoria rispetto a quella intravenosa per le sue conseguenze farmacologiche positive, come la riduzione di infarto miocardico. Tuttavia, fino a oggi non esistevano studi consistenti che dimostrassero delle reali differenze nelle conseguenze cliniche tra anestesia intravenosa e volatile nei pazienti sottoposti a questo tipo di operazioni. La ricerca condotta dai medici e ricercatori dell’ospedale San Raffaele, in collaborazione con ospedali di tutto il mondo – dal Brasile alla Malesia, dall’Arabia Saudita alla Russia – ha voluto verificare l’effettiva differenza fra i due tipi di anestesia generale nelle operazioni di bypass aortocoronarico, monitorando la mortalità a un anno dei pazienti ed eventuali reazioni avverse all’anestesia. “Abbiamo scelto di focalizzarci sull’intervento di bypass aortocoronarico perché si è dimostrato essere un ottimo modello per vedere gli effetti dell’anestesia, oltre che uno degli interventi maggiori più frequenti – afferma Landoni, primo autore dello studio - conta infatti circa un milione di interventi l’anno”.

Dal 2014 al 2017 sono stati reclutati 5.400 pazienti – un numero particolarmente ampio per ricerche di questo tipo – successivamente divisi in due gruppi in modo randomizzato: un gruppo è stato trattato con anestesia volatile e l’altro con anestesia intravenosa. Monitoraggi successivi non hanno mostrato alcuna differenza significativa nelle conseguenze cliniche post-operazione. Anestesia volatile e intravenosa sono, quindi, ugualmente sicure. “Siamo molto orgogliosi del risultato ottenuto perché oltre a rassicurare medici e pazienti, ciò significa che già nell’immediato sarà possibile ridurre i costi dell’anestesia in ogni paese – spiega Zangrillo -  dal momento che i risultati sono del tutto comparabili, saranno i paesi stessi a decidere se preferire un’anestesia rispetto all’altra a seconda dei costi che questa comporta caso per caso”. Lo studio, oltre a essere uno dei più grandi studi anestesiologici mai condotti, è un esempio di ricerca clinica indipendente e collaborativa, promossa e realizzata grazie a finanziamenti ricevuti dal Ministero della Salute. I risultati dello studio verranno presentati a Bruxelles il 19-22 marzo durante la 39esima edizione dell’International Symposium on Intensive Care and Emergency Medicine (Isicem), il più importante congresso in questo campo, con oltre 11mila partecipanti. (MATILDE SCUDERI)

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