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BARCELLONA. EASD 2019/4

Ora s'indaga sul grasso epicardico
per capire i legami 'cuore-diabete'

Un particolare tipo di grasso viscerale, quello situato a livello cardiaco, produce sostanze che innescano processi infiammatori. Ma questo solo nei soggetti obesi e sovrappeso. A dirlo uno studio dell’Università di Bari

18 Settembre 2019

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Ora s'indaga sul grasso epicardicoper capire i legami 'cuore-diabete'

Mentre la comunità scientifica trova di giorno in giorno nuove evidenze dei danni causati al nostro organismo dal grasso in eccesso, la tendenza al sovrappeso e all’obesità raggiunge numeri da record: l’obesità interessa il 20 per cento della popolazione adulta nei Paesi occidentali, mentre il sovrappeso arriva a coinvolgerne il 50 per cento. Tra le patologie ‘innescate’ dall’eccesso ponderale si trovano ci sono quello cardiache e quelle metaboliche. È una semplice casualità, oppure il grasso in eccesso è da considerarsi un minimo comune denominatore? Sia per le malattie metaboliche che per quelle cardiache, l’aumento di rischio è determinato soprattutto dall’aumento del tessuto adiposo viscerale, che rappresenta quella parte di tessuto adiposo localizzata nello spazio tra gli organi interni addominali, quali il fegato, l’intestino, i reni e il cuore.

Il grasso epicardico. Situato a livello del cuore, il tessuto adiposo epicardico è un particolare tipo di tessuto adiposo viscerale che partecipa attivamente alla funzionalità e al metabolismo del cuore In condizioni patologiche, quali l’obesità e il diabete di tipo 2, il tessuto adiposo epicardico può danneggiare il muscolo cardiaco, poiché rilascia mediatori cellulari pro-infiammatori, ovvero sostanze chimiche che favoriscono le infiammazioni. Anche le cellule staminali adipose rilasciano mediatori cellulari pro-infiammatori, in grado di danneggiare le cellule cardiache e i loro progenitori, una classe specifica di cellule staminali cardiache, essenziali per la rigenerazione del miocardio dopo un danno.

La ricerca. Il gruppo di ricerca diretto dal professor Francesco Giorgino, ordinario di endocrinologia presso l’Università di Bari, ha messo a punto un protocollo di isolamento e di differenziazione di cellule staminali da tessuto cardiaco e adiposo, e sviluppato strategie sperimentali per lo studio dei meccanismi genetici e molecolari attraverso i quali le cellule staminali adipose svolgono un ruolo importante nel favorire l’espansione del tessuto adiposo viscerale. Un lavoro di ricerca è stato effettuato direttamente su cellule adipose umane. “Obiettivo del nostro studio – spiega la dottoressa Stefania Porro membro della Società italiana di Diabetologia (SID) dell’Università di Bari – è stato quello di valutare se i mediatori cellulari rilasciati dal grasso epicardico fossero in grado di determinare alterazioni della vitalità e della funzione delle cellule progenitrici cardiache. I risultati hanno dimostrato, per la prima volta, che nei soggetti obesi il tessuto adiposo epicardico è in grado di ridurre la vitalità e le risposte biologiche delle cellule progenitrici cardiache. Al contrario, nei soggetti normopeso non determinano effetti sulla vitalità e funzionalità”. Attraverso ulteriori ricerche si cercherà di individuare i mediatori cellulari responsabili del danno miocardico. I risultati di questo lavoro di ricerca potranno consentire di elaborare strategie farmacologiche mirate per  ridurre l’elevato rischio cardiovascolare associato all’obesità e al diabete di tipo 2.

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