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OFTALMOLOGIA

Occhio secco, donne più colpite
e i cosmetici possono peggiorarlo

Malattie croniche e gravi della superficie oculare –ma anche di stili di vita che possono peggiorarle – al centro dello European TFOS Ambassador Meeting a Roma,un incontro di esperti della vista giunti da tutto il mondo

22 Settembre 2019

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Occhio secco, donne più colpite e i cosmetici possono peggiorarlo

In occasione del summit romano sull'occhio secco la Tear Film &Ocular Surface Society (TFOS) ha inoltre presentato i numerosi documenti preparati dai esperti internazionali sulla malattia dell'occhio secco, arrivati da più di 20 paesi per partecipare a questo evento incentrato sulle malattie della superficie oculare, i bisogni insoddisfatti e le future soluzioni scientifiche e cliniche. Sono state affrontante le tematiche della diagnosi e del trattamento di tale patologia, largamente sottovalutate nell'Europa e nel mondo, tanto è che la OMS l'ha definito‘tra i più ignorati e sottovalutati disturbi della società moderna’. Il makeup per esempio, grande passione delle donne di tutto il mondo, viene utilizzato dal 75-80 per cento circa di loro. Li considera però dotati di una vita infinita, mentre anche i cosmetici hanno una data di scadenza che ne garantisce la sicurezza degli ingredienti, come la durata della capacità dei conservanti di evitare le contaminazioni. Eppure oltre il 90 per cento delle donne usa il makeup ben oltre la data di scadenza indicata sulla confezione, il 50 per cento non legge le indicazioni di scadenza e il 20 per cento non sa nemmeno che esistano. Tale comportamento aumenta drasticamente il rischio di contaminazione da parte di batteri patogeni, che possono scatenare infezioni come congiuntiviti e blefariti.

Ecco cosa ha dichiarato Amy Gallant Sullivan, executive director di TFOS: "Le scelte di stile di vita possono causare o aggravare le malattie della superficie oculare, come la secchezza oculare. Per esempio, è importante notare le ricerche che hanno dimostrato una aumentata incidenza di reazioni avverse ai cosmetici per gli occhi, tra cui irritazione oculare, reazioni allergiche, dermatite da contatto, blefarite e malattia dell'occhio secco. La maggiore prevalenza della malattia dell'occhio secco tra le donne e l'uso diffuso di cosmetici per gli occhi richiedono oggi una attenta ricerca per valutare l'efficacia clinica dei trattamenti nelle donne che si truccano e una progressiva diminuzione degli ingredienti che possono interferire con la salute oculare”. In base alla recente ricerca della società scientifica Tear Film &Ocular Surface Society (TFOS), organizzatrice dell'incontro e leader nella ricerca sulla superficie oculare, con sede a Boston, sono inoltre da considerare fattori di rischio scatenanti per la malattie dell'occhio secco, gli interventi chirurgici sulla palpebra, l'iniezioni di tossine anti-aging e altre varie procedure cosmetiche. Lo studio TFOS DEWS II pubblicato sulla peer-reviewed journal di Elsevier ‘The Ocular Surface’ presenta tali risultati, e propone soluzioni future per affrontare l'occhio secco iatrogeno, compresa la necessità di studi epidemiologici più approfonditi sui fattori di rischio, lo sviluppo di farmaci e conservanti meno tossici, nonché nuove tecniche per interventi chirurgici oculari meno invasivi.

Il make up per esempio può divenire un nemico del film lacrimale perché particelle di cosmetici possono migrare sulla superficie oculare alterando il delicato film idrolipidico che la ricopre. Il mascara sembra essere l'indagato speciale: dopo 3 mesi di utilizzo, microbi sono presenti in oltre il 30 per cento degli spazzolini, anche quando usati in maniera esclusiva da una sola persona. La condivisione dei prodotti per gli occhi è quindi caldamente sconsigliata. Sebo, cellule morte, acari e batteri si accumulano sull’applicatore e contaminano tutto il prodotto. “Alcuni ingredienti contenuti nei cosmetici possono contribuire a rendere più sottile lo strato oleoso del film favorendo una più rapida evaporazione e contribuendo alla secchezza”, ha affermato la professoressa Piera Versura, Dipartimento di Medicina Specialistica Diagnostica e Sperimentale dell'Università di Bologna e membro del Consiglio Direttivo TFOS.

Una ricerca condotta dall’Università di Waterloo ha dimostrato che il 15-30 per cento dell’eyeliner applicato sulle rime palpebrali migra sulla superficie dell’occhio entro 5 minuti dall’applicazione. Così come i retinoidi, comunemente contenuti nelle creme anti-età e per il contorno occhi possono avere effetti negativi sulla funzione delle ghiandole di meibomio e possono contribuire a peggiorare la secchezza.Secondo la ricerca di Dry Eye Diva, l'88,76per cento delle donne non parla al proprio oculista dell'utilizzo che fa dei cosmetici e il 70,42per cento delle intervistate non considera gli ingredienti quando acquista il makeup per gli occhi. In media, una donna negli Stati Uniti applica 12 prodotti cosmetici al giorno e un uomo ne utilizza almeno 6. In queste formulazioni vengono utilizzate più di 12 mila sostanze chimiche, comprese le sostanze chimiche di sintesi e industriali, in cui negli Stati Uniti, meno del 20per cento ha dimostrato di essere sicuro. Jennifer P. Craig, del Dipartimento di Oftalmologia dell'Università di Auckland, Nuova Zelanda, aggiunge che “molti ingredienti hanno mostrato la capacità di interferire con l’equilibrio della superficie oculare, causare o peggiorare i sintomi dell’occhio secco, di conseguenza i pazienti dovrebbero evitare di utilizzare prodotti senza una lettura attenta delle etichette dei cosmetici che scelgono”. "Purtroppo il sistema sanitario nazionale in Italia non copre la spesa di costose terapie per malattie quali il dry eye. Inoltre, quasi tutte le lacrime artificiali sono a carico del paziente – ha affermato il professor Stefano Bonini, Dipartimento di Oftalmologia, Università di Roma Campus Bio-Medico, Roma e ‘TFOS Ambassador’ per la Città del Vaticano – La classificazione della gravità di ciascuna malattia potrebbe ridurre il numero di pazienti e rendere possibile il supporto sanitario nazionale per le condizioni più gravi. Inoltre, maggiori informazioni accreditate sulla specifica patologia dovrebbero essere facilmente reperibili e fornite ai pazienti."(ALESSANDRO SAVINI)

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