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PERCHÉ SOFFRIRE INUTILMENTE?

Emicrania, le donne ne soffrono quattro volte di più degli uomini, ma si curano molto di meno

Il 36,3 per cento è afflitto da emicrania cronica e il 47,9 per cento soffre contemporaneamente anche di altre patologie. Solo il 55,9 per cento delle pazienti si rivolge al medico entro un anno mentre 1 su 4 ne fa passare più di cinque

16 Dicembre 2019

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Emicrania, le donne ne soffrono quattro volte di più degli uomini, ma si curano molto di meno

Emicrania: le donne più colpite e più precocemente. Quasi l’80 per cento dei pazienti che soffrono di emicrania è costituito da donne, il 18,3 per cento da uomini. L’esordio della malattia si registra in media a 21,4 anni di età per le donne contro i 26,1 anni degli uomini. La patologia si manifesta in maniera precoce, cioè prima dei 18 anni, per il 42,1 per cento delle pazienti donne, rispetto al 26 per cento degli emicranici uomini. È quanto emerge dalla ricerca ‘Vivere con l’emicrania’ realizzata dal Censis con la sponsorizzazione di Eli Lilly, Novartis e Teva. Grazie alla collaborazione delle società scientifiche che si occupano di emicrania e cefalea a grappolo e delle associazioni dei pazienti è stato possibile interpellare un campione di 695 pazienti dai 18 ai 65 anni con diagnosi di emicrania ed è stato realizzato anche un focus sui pazienti colpiti da cefalea a grappolo, una forma non frequente di cefalea primaria particolarmente dolorosa.

Le donne si trascurano e dilatano i tempi della diagnosi. L’emicrania è una patologia che tende ad essere trascurata e riconosciuta con ritardo. Il 58,9 per cento dei pazienti si rivolge al medico entro un anno dalla comparsa dei primi sintomi (il 55,9 per cento delle donne contro il 73,2 per cento degli uomini), ma il 20,7 per cento aspetta più di cinque anni. Sono le femmine a indugiare di più (il 23,3 per cento contro il 9,4 per cento dei maschi). Il tempo medio per arrivare a una diagnosi è di 7,1 anni: 7,8 anni per le donne, solo 4,1 anni per gli uomini. La patologia rimane quindi in molti casi non diagnosticata per molto tempo: il 28,1 per cento dei pazienti ha avuto la diagnosi entro un anno dai primi sintomi, il 30,5 per cento ha dovuto aspettare tra due e cinque anni, il 23,4 per cento più di dieci anni. Una patologia dolorosa e penalizzante. La malattia appare più debilitante per le donne colpite, che definiscono 'scadente' il proprio stato di salute nel 34,1 per cento dei casi (contro il 15 per cento degli uomini). Il 36,3 per cento delle donne colpite soffre di emicrania cronica, cioè con più di 14 giornate di emicrania al mese (per gli uomini il dato scende al 29,9 per cento). E il 47,9 per cento delle donne soffre contemporaneamente di altre patologie (contro il 33,9 per cento degli uomini). La durata media per singolo attacco, se non debitamente trattato, nel 46 per cento dei casi è pari a 24-48 ore e nel 34 per cento dura più di 48 ore. Sono le donne a lamentare gli attacchi più lunghi, con il 39,2 per cento che soffre di attacchi che superano le 48 ore contro l’11,8 per cento degli uomini. Si tratta di una patologia che impatta fortemente sulle attività quotidiane, in misura maggiore per le pazienti femmine. L’aspetto più penalizzante è considerato il dolore (per l’81,7 per cento delle donne e il 72,4 per cento degli uomini), seguito da stanchezza ed energie ridotte (rispettivamente per il 50,3 per cento e il 44,1 per cento). Sempre le femmine lamentano una riduzione delle attività sociali in misura maggiore rispetto ai maschi (il 42,9 contro il 21,3 per cento) e a causa del mal di testa hanno più problemi di vario tipo: sul lavoro, il 39,7 per cento delle donne, nello svolgimento dei propri compiti familiari e domestici, il 36,3 per cento, ad occuparsi dei figli, il 18,7 per cento (contro rispettivamente il 26,8, il 18,1 e il 7,9 per cento degli uomini). Il condizionamento esistenziale può essere ancora più penalizzante per coloro i cui sintomi si manifestano più precocemente: il tempo medio per arrivare a una diagnosi in questi casi è in media di 11,5 anni. Inoltre, chi ha avuto un esordio precoce (cioè prima dei 17 anni) descrive in misura maggiore un impatto negativo sul lavoro (il 43,9, contro il 27,6 per cento di chi aveva oltre 30 anni). Lo stesso vale per l’impatto negativo sulle attività sociali, citato dal 42,8 dei primi contro il 32,7 per cento dei secondi.

Questi sono i principali risultati contenuti nel volume ‘Vivere con l’emicrania’, presentato a Roma da Ketty Vaccaro, responsabile dell’Area Welfare e salute del Censis, e discusso da Paola Boldrini, membro della 12ª Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica, Maria Teresa Bressi, coordinamento nazionale Associazioni malati cronici di Cittadinanza Attiva, Gianluca Coppola, neurologo ricercatore dell’Università Sapienza di Roma, Cherubino Di Lorenzo, neurologo Centro Irccs-Fondazione Don Gnocchi, Alessandro Giua, vice presidente di Ouch Italia, Lara Merighi, coordinatrice Al.Ce. Group Italia, Maria Rizzotti, membro della 12ª Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica e Pierpaolo Sileri viceministro del Ministero della Salute. (EUGENIA SERMONTI)

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