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Apnee da sonno: sono colpa di una lingua ‘grassa’

Sarebbe il grasso che si accumula nella lingua il principale responsabile della sindrome della apnee da sonno, condizione che espone al rischio di ipertensione, ictus, incidenti stradali. Colpiti 6 milioni di italiani

12 Gennaio 2020

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Apnee da sonno: sono colpa di una lingua ‘grassa’

Perdere peso è il primo consiglio che viene dato a chi soffre di apnee da sonno, una condizione caratterizzata da pause respiratorie prolungate durante il sonno, che portano il soggetto a  svegliarsi di soprassalto con l’impressione di soffocare. Questa condizione, piuttosto frequente (in Italia si stima che ne soffrano almeno 6 milioni di persone), si associa anche a fenomeni di russamento importanti e provoca una marcata sonnolenza nelle ore del giorno, fatto questo che aumenta il rischio di incidenti stradali. Chi ne soffre presenta in genere un’obesità ‘tronculare’ (la ‘pancia’). Ma il problema, suggerisce uno studio appena pubblicato su American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine, non è tanto nella pancia, quanto nella lingua. Sarebbe infatti il grasso che si accumula a livello della lingua a determinare le ‘apnee’ durante il sonno. Gli autori dello studio sono arrivati a questa conclusione esaminando le risonanza magnetiche delle vie aeree superiori di soggetti obesi; in questo modo hanno scoperto che la riduzione del grasso a livello della lingua è un fattore di primaria importanza nel ridurre la gravità delle apnee notturne. “Questa scoperta – commenta Richard Schwab, professore di medicina all’Università della Pennsylvania e condirettore del Penn Sleep Center (Usa) – ci ha consentito di individuare un nuovo target di trattamento per questa condizione, mai considerato prima: il grasso della lingua”.

La sindrome delle apnee da sonno, di cui si stima soffrano almeno 6 milioni di italiani – aumenta anche il rischio di ipertensione e di ictus. Tra i fattori di rischio per questa condizione, oltre all’obesità, ci sono anche condizioni anatomiche quali un aumento di volume delle tonsille o una mandibola sfuggente. Il trattamento consiste nel dimagrire e nell’utilizzo di una speciale maschera che ‘insuffla’ aria durante il sonno (la cosiddetta CPAP, continuous positive air way pressure). Ma la CPAP funziona solo in 3 soggetti su 4 perché molti pazienti non tollerano il trattamento. In alcuni casi si deve ricorrere ad intereventi chirurgici per ‘rimodellare’ il palato, il setto nasale o rimuovere le tonsille. Lo studio appena pubblicato ha rivelato insomma che il vero fattore che migliora la sindrome delle apnee da sonno dopo una perdita di peso importante, indotta da una dieta o dalla chirurgia dell’obesità, è il ‘dimagrimento’ della lingua. Anche la riduzione di grasso a livello del muscolo pterigoideo (un muscolo della mandibola che controlla la masticazione) e della parete laterale del faringe riduce le apnee. Ma mai quanto perdere grasso a livello della lingua.

Gli autori della ricerca hanno dunque annunciato che adesso cercheranno di capire se alcune diete siano più efficaci di altre nel far ‘dimagrire’ la lingua e anche se sia possibile effettuare la crioterapia (lo ‘scioglimento’ del grasso attraverso l’applicazione locale del freddo, come si fa per la pancia o i fianchi) sulla lingua. Un altro filone di ricerca consisterà nel valutare se a soffrire di apnee da sonno siano anche le persone con una lingua di grosso volume e magari ‘grassa’, pur non essendo loro obesi. Nel frattempo, i ricercatori raccomandano che tutti i ‘russatori’ e tutte le persone che soffrono di sonnolenza diurna vengano sottoposte a screening per fare diagnosi di apnee da sonno, anche se non appartengono alle categorie considerate classicamente a rischio, cioè gli obesi. “I medici di famiglia e magari anche i dentisti, dovrebbero sempre chiedere ai loro pazienti se russano o se soffrano di sonnolenza durante il giorno, anche se magri, perché stando ai risultati della nostra ricerca, potrebbero essere a rischio di apnee da sonno”. (MARIA RITA MONTEBELLI)

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